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Rischio bancario italiano in bilico: il caso Delfin ‘sub iudice’ congela tutto?

Riassetto Delfin ‘sub iudice’: risiko bancario italiano congelato sul ricorso di Basilico?
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Pubblicato da Enzo Conti
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Il riorganizzazione di Delfin è in attesa delle decisioni del Tribunale del Lussemburgo e il risiko bancario italiano potrebbe subire un “congelamento”.

La notizia è giunta recentemente ed ha suscitato molto interesse: Rocco Basilico, figlio primogenito di Nicoletta Zampillo e uno degli otto partner di Delfin, ha presentato un’appello al Tribunale del Lussemburgo contro la riorganizzazione approvata durante l’assemblea del 27 aprile. Questo evento potrebbe rallentare il nuovo risiko bancario italiano, che aveva ricevuto una spinta proprio dalle dinamiche interne alla holding della famiglia Del Vecchio. In quella occasione, Leonardo Maria aveva proposto e ottenuto con una maggioranza qualificata il trasferimento delle azioni di Luca e Paola alla sua società Lmdv per un valore di 10 miliardi di euro. Inoltre, in un secondo voto, era stato autorizzato ad aumentare la distribuzione dei dividendi dal 10% all’80% per tre anni.

Il risiko bancario messo in pausa da Delfin

Basilico ha sollevato obiezioni affermando che lo statuto della holding richiederebbe l’approvazione del trasferimento delle azioni con una maggioranza di almeno 8 su 8, e per la modifica della politica sui dividendi con una votazione di 7 su 8. Di fatto, la sua sola opposizione, con una quota del 12,50%, avrebbe un potere di blocco. Questo nuovo sviluppo interno a Delfin potrebbe mettere in stand-by il risiko bancario italiano. La riorganizzazione del tesoretto dei Del Vecchio è vista come il fulcro di un possibile terremoto finanziario. Tuttavia, subito dopo l’annuncio dell’appello, è stato comunicato che Leonardo Maria ha raggiunto un accordo con la madre Zampillo per acquisire la nuda proprietà del 12,50%.

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Leonardo Maria aumenterebbe così la sua quota dal 12,50% al 37,50% (50% considerando la nuda proprietà della madre) di Delfin, diventando il socio “primus inter pares”, anche se non di controllo. L’intenzione sarebbe quella di vendere le partecipazioni finanziarie (17,50% in Monte Paschi, 28,11% in Covivio, 10% in Generali e 2,7% in Unicredit) per generare liquidità anche attraverso le plusvalenze, concentrandosi sulle partecipazioni industriali, come il 32,4% in EssilorLuxottica.

Inoltre, queste vendite finanzierebbero almeno in parte il rimborso di un prestito da 11 miliardi ottenuto con Bnp Paribas, Crédit Agricole e Unicredit per acquisire le quote e rifinanziare un debito in scadenza.

Il prestito a Leonardo Maria posticipato

Dato che è stato presentato un ricorso, le banche non erogheranno il credito fino a quando non ci sarà una sentenza che confermi il trasferimento delle quote a Leonardo Maria. Fino a quel momento, il risiko bancario rimarrà fermo. Delfin resterà bloccata internamente e incapace di ridefinire la sua politica nel panorama finanziario italiano ed europeo. Le conseguenze immediate potrebbero essere significative. Unicredit ha aumentato la sua partecipazione in Generali al 9%, puntando alla potenziale vendita delle partecipazioni della holding sia nella compagnia che nella banca toscana. È probabile che decida di non superare il 10% in attesa degli sviluppi giudiziari.

Terzo polo bancario: tensioni in MPS

A Monte Paschi, le tensioni sono cresciute nelle ultime settimane. La riconferma di Luigi Lovaglio come amministratore delegato ha rappresentato una sconfitta significativa per Francesco Gaetano Caltagirone. Il nuovo Consiglio di Amministrazione ha votato a maggioranza le nomine senza accordi con i rappresentanti delle liste sconfitte.

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Esiste il rischio di una paralisi nel caso in cui le minoranze riescano a bloccare in assemblea la fusione con Mediobanca con successivo delisting da Piazza Affari per quest’ultima. Lovaglio ha descritto la partecipazione in Generali come “nice to have”, suggerendo che potrebbe essere mantenuta nel portafoglio.

Anche Banco BPM potrebbe dover mettere in pausa i suoi piani futuri per il momento. Essendo già presente nel capitale di Monte Paschi, l’istituto guidato da Giuseppe Castagna è considerato interessato a un’integrazione a Siena per creare un terzo polo bancario. Tuttavia, senza certezze sulla composizione azionaria a Rocca Salimbeni, è improbabile che si verifichino movimenti. Il riassetto di Delfin rimane “sub iudice” e il risiko bancario dovrà attendere. Andrea Orcel osserverà con ancora più interesse Commerzbank, prevedendo il rischio di una paralisi sul mercato domestico.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

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