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Fine dell’era del denaro gratis, Giappone alza i tassi all’1%!

La fine di un’era: il Giappone alza i tassi all’1% e spegne la “fabbrica” del denaro gratis
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Pubblicato da Enzo Conti
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Banca del Giappone incrementa i tassi all’1% terminando l’epoca del denaro a costo zero, in risposta all’inflazione.

In un evento senza precedenti, la Banca del Giappone ha recentemente incrementato i tassi di interesse all’1%, ottenendo il consenso di 7 membri del board contro il dissenso di uno solo (Toichiro Asada). Questo aumento, il primo dal dicembre scorso quando i tassi erano stati portati allo 0,75%, rappresenta il livello più alto dal 1995. Tale azione è risultata essenziale per combattere l’inflazione. Nonostante l’inflazione dei prezzi al consumo ad aprile fosse aumentata di “solo” l’1,4% annuo, sotto l’obiettivo del 2%, l’inflazione dei prezzi alla produzione a maggio ha mostrato un incremento più preoccupante del 6,3%.

Interventi sui tassi in Giappone per contrastare un yen debole

La banca centrale ha osservato che la moderata inflazione è in gran parte il risultato di politiche governative quali l’eliminazione delle tasse sul carburante e delle rette scolastiche per gli studenti delle scuole superiori.

Il governatore Kazuo Ueda non era presente, ricoverato per problemi di salute, ma si presume che avrebbe supportato l’aumento dei tassi, seguendo le sue recenti affermazioni.

Questo rialzo dei tassi ha anche lo scopo di sostenere lo yen, che ha visto un netto indebolimento negli ultimi anni rispetto a valute quali il dollaro e l’euro. Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, la Banca del Giappone ha dovuto intervenire sul mercato forex con transazioni per 11.700 miliardi di yen (circa 73,5 miliardi di dollari), non riuscendo però a prevenire che il tasso di cambio con il dollaro superasse la soglia di 160. Questa debolezza è attribuita ai bassi tassi di interesse.

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Un cambiamento radicale: la fine dell’era del denaro gratuito

Con un yen in calo, il costo delle importazioni aumenta, mettendo pressione sull’inflazione e sul bilancio pubblico, costringendo il governo a intervenire per contenere i prezzi. Recentemente il primo ministro Sanae Takaichi, che ieri è stato a Roma, ha lanciato un altro pacchetto da 3.000 miliardi di yen (circa 18,70 miliardi di dollari) per affrontare la crisi energetica scatenata dalla chiusura di Hormuz.

Non si tratta solo di un semplice aumento dei tassi, ma di una svolta generazionale per il Giappone. Per trent’anni, Tokyo è stata un hub di denaro a costo zero. Questa anomalia ha influenzato l’economia globale in modi difficili da spiegare. Un esperimento monetario che sembrava sostenere la crescita e proteggere i conti pubblici nonostante un debito pubblico superiore al 250% del PIL. Questa fase si è conclusa negli ultimi mesi, necessaria per affrontare la crescente inflazione.

Effetti sui mercati finanziari globali

Il mercato si aspetta fino a due ulteriori aumenti dello 0,25%. Ciò pone il rendimento biennale appena sopra l’1,40%. La possibile riapertura di Hormuz, che potrebbe portare a una riduzione dei prezzi di petrolio e gas, potrebbe limitare l’entità degli aumenti dei tassi in Giappone.

Nel frattempo, i rendimenti lungo la curva dei tassi sono aumentati drasticamente. Il tasso decennale è ora al 2,64% e quello trentennale al 3,77%. Una generazione intera di investitori giapponesi non era abituata a tali numeri, avendo operato in un contesto di tassi quasi nulli o negativi.

L’1%, sebbene rimanga basso nel contesto internazionale, simboleggia una svolta storica. Segna la fine del “carry trade” nei mercati finanziari globali. Per anni, gli investitori di tutto il mondo hanno preso in prestito denaro a basso costo in yen per investirlo a tassi più alti, prevalentemente a Wall Street. Questa strategia sta perdendo efficacia, specialmente ora che la Borsa di Tokyo si è ripresa da una crisi che durava dalla fine degli anni Ottanta. Dopo aver recuperato tutte le perdite, solo nell’ultimo anno è cresciuta di oltre l’80%. È l’effetto IA, una tendenza che fino a poco tempo fa vedeva solo la Silicon Valley attrarre capitali, mentre ora anche Giappone e Corea del Sud stanno beneficiando di questo boom.

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giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

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