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Super Maggioranza per Takaichi in Giappone: Come Cambieranno i Rendimenti Obbligazionari?

Super maggioranza per la premier Takaichi in Giappone, impatto sui rendimenti obbligazionari
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Pubblicato da Enzo Conti
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La prima vittoria di Sanae Takaichi in Giappone ha segnato un successo storico alla Camera bassa, influenzando i rendimenti obbligazionari.

Una vittoria inaspettata per la premier Sanae Takaichi, che ha ottenuto una schiacciante maggioranza alla Camera bassa grazie alle elezioni anticipate da lei richieste in Giappone. Il suo Partito Liberal Democratico ha conquistato da solo due terzi dei seggi e, insieme agli alleati del Partito per l’Innovazione del Giappone, ora dispone di una larga autonomia decisionale, capace di annullare qualsiasi rifiuto del Senato, dove il centro-destra al potere non possiede la maggioranza assoluta. Questo esito potrebbe avere un impatto significativo sul mercato obbligazionario internazionale.

Debito pubblico in aumento sotto Takaichi

Le recenti elezioni sono state un azzardo per Takaichi, che lo scorso ottobre è diventata la prima donna premier nella storia del Giappone, succedendo a Shigeru Ishiba. Quest’ultimo aveva subito due sconfitte elettorali in meno di un anno di mandato. L’ex ministra e stretta collaboratrice di Shinzo Abe ha presentato un programma volto a rilanciare l’economia tramite un piano di stimoli fiscali in deficit, incluso l’annullamento dell’IVA su beni di prima necessità.

Aumento dei rendimenti

Nel suo breve periodo di governo, Takaichi ha lanciato un piano di aiuti economici da 21.300 miliardi di yen (circa 115 miliardi di euro), che ha fatto schizzare i rendimenti obbligazionari giapponesi. Il rendimento dei bond a 30 anni è aumentato dal 3,15% al 3,55%, toccando quasi il 4% a gennaio. I titoli a 2 anni sono passati da meno dell’1% a quasi l’1,30%.

Preoccupazioni per l’inflazione

Il mercato prevede un aumento delle emissioni di titoli di stato, con il debito pubblico che dovrebbe raggiungere il 235% del Pil nel 2025.

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Un fattore chiave sul mercato finanziario è rappresentato dalle aspettative inflazionistiche. I massicci stimoli fiscali potrebbero teoricamente surriscaldare i prezzi al consumo. Tuttavia, in realtà, grazie ai sussidi sui beni di prima necessità introdotti da Takaichi per contrastare la carestia (come la crisi del riso), l’inflazione di dicembre è scesa al 2,1% dal 2,9% del mese precedente.

Incognite sui tassi di interesse

Resta da vedere come agirà la Banca del Giappone sui tassi di interesse. A gennaio, li ha mantenuti invariati allo 0,75%, ma si prepara a possibili aumenti. Il mercato prevede un rialzo dello 0,50% nel medio termine. Questa stretta monetaria potrebbe essere necessaria per proteggere il tasso di cambio. Lo yen ha perso circa il 6,5% rispetto al dollaro sotto il governo Takaichi. A gennaio, in concomitanza con lo scioglimento della Camera, la Federal Reserve ha manifestato un supporto “congiunto” allo yen, una strategia voluta dalla Casa Bianca per stabilizzare i mercati, facilitando così la vittoria di un’alleata importante contro la Cina nel Pacifico.

Non è un caso che il presidente Donald Trump sia stato il primo a congratularsi con lei, sottolineando l'”incrollabile” alleanza tra Giappone e Stati Uniti. Anche lei è contraria all’aumento dei tassi, un problema che ha suscitato preoccupazioni negli ultimi mesi per potenziali implicazioni di “dominazione fiscale”. In pratica, il governo potrebbe esigere dalla banca centrale di mantenere il costo del denaro a livelli molto bassi per facilitare il rifinanziamento del debito pubblico e il suo incremento. Tuttavia, il rialzo dello 0,25% annunciato a dicembre dal governatore Kazuo Ueda non ha provocato reazioni negative da parte della premier. Si spera che il pragmatismo prevalga anche dopo l’imponente vittoria elettorale.

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Impatto sui mercati finanziari globali

I rendimenti obbligazionari globali potrebbero risentirne. Con Takaichi che può agire senza ostacoli parlamentari, i vincoli all’aumento del debito pubblico diventano meno stringenti. Il rischio sovrano e l’inflazione potrebbero intensificare il rimpatrio di capitali dal resto del mondo verso il Giappone. Ciò implicherebbe ulteriori aumenti dei rendimenti, soprattutto sul segmento lungo della curva. Anche Wall Street potrebbe risentirne, dato che l’immensa liquidità proveniente dal Giappone ha sostenuto per decenni la domanda di titoli azionari, specialmente nel settore tecnologico.

Da notare che anche Takaichi ha promesso un Giappone più assertivo nei confronti della Cina, un atteggiamento che negli ultimi mesi ha accresciuto le tensioni tra le due potenze asiatiche. Questa posizione militarista, che pone fine a 80 anni di pacifismo costituzionale, è stata decisiva per il grande successo elettorale, attirando molti giovani delusi da una sinistra percepita come poco realista. Questa politica dovrebbe portare a un aumento delle spese militari, un altro fattore che influenzerà l’aumento del debito, analogamente al riarmo europeo.

Con Takaichi, aumento di tassi e debito in Giappone?

Le opposizioni non hanno mostrato maggiore prudenza fiscale. I centristi, uniti e composti da Komeito (ex alleato del Partito Liberal Democratico fino all’inizio di ottobre) e avversari del Partito Costituzionale Democratico, proponevano la creazione di un fondo sovrano per eliminare l’IVA sui consumi di prima necessità, finanziato dalle riserve valutarie e dal fondo pensionistico statale.

Questo non ha impedito il loro crollo verticale nelle elezioni di ieri. Nel futuro di Tokyo, soprattutto dopo questi risultati elettorali, sembrano profilarsi tassi di interesse, rendimenti obbligazionari e debito in aumento, con crescenti pressioni su yen e inflazione.

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giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

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