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Monte Paschi di Siena: Imminente Sì per l’Aumento di Capitale e l’OPS su Mediobanca!

Assemblea Monte Paschi, si avvicina il sì all
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Pubblicato da Enzo Conti
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La riunione straordinaria di Monte Paschi, prevista per giovedì 17 aprile, dovrebbe concludersi con l’approvazione dell’aumento di capitale

A pochi giorni dalla convocazione dell’assemblea straordinaria di Monte Paschi di Siena, il governo italiano ha annunciato che non eserciterà il “golden power” in relazione all’Offerta Pubblica di Scambio (OPS) proposta su azioni di Mediobanca. La decisione era attesa, considerando che finora l’operazione di Rocca Salimbeni è stata gestita in perfetta armonia dal management e dai principali azionisti, tra cui il Tesoro, che detiene ancora l’11,73% delle azioni dopo le vendite effettuate nell’ultimo anno.

Movimenti significativi in vista dell’assemblea di Monte Paschi

In previsione dell’assemblea, si sono verificati movimenti rilevanti nel capitale di Monte Paschi. La settimana scorsa, Francesco Gaetano Caltagirone ha acquistato ulteriori azioni, portando la sua partecipazione oltre il 9%, rispetto all’8% segnalato a fine febbraio.

L’imprenditore capitolino era entrato nel capitale di Siena nell’autunno, acquisendo il 3,5% dalle mani del Tesoro. Una quota identica era stata acquistata da Delfin, holding di proprietà della famiglia Del Vecchio.

Recentemente, il fondo Algrebris di Davide Serra ha espresso supporto all’OPS. Questo endorsement rappresenta un punto a favore dell’aumento di capitale che l’assemblea di Monte Paschi dovrà ratificare per finanziare l’operazione. La maggioranza necessaria è di due terzi del capitale rappresentato. L’ultima assemblea ha visto la partecipazione di poco più della metà del capitale, ma questa volta è probabile che un numero maggiore di soci partecipi alla votazione. Supponendo che questi rappresentino i due terzi del capitale, il “sì” sarebbe garantito con circa il 43-44%.

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Azionisti a supporto dell’OPS

Attualmente, si prevede che i seguenti azionisti voteranno a favore:

  • Tesoro 11,73%
  • Delfin 9,78%
  • Caltagirone oltre 9%
  • Banco BPM 5%
  • Anima 4%
  • Norges Bank 2,9%
  • Algebris 1,9%
  • PIMCO 1,5%
  • Calstrs 0,09%

L’OPS su Mediobanca continua a essere scontata

Secondo questi dati, almeno il 46% del capitale sarebbe incline a supportare l’aumento di capitale di Monte Paschi in assemblea. Una percentuale confortante per il CEO Luigi Lovaglio, a cui potrebbero aggiungersi i voti di altri fondi minori e di alcuni investitori al dettaglio. I fondi statunitensi, ad eccezione di Calstrs (fondo pensione degli insegnanti della California), e il fondo canadese CPP hanno espresso un parere contrario.

I consulenti per gli azionisti, i cosiddetti proxy advisor, sono divisi: ISS è contro l’operazione, mentre Glass Lewis è a favore.

Al prezzo di mercato di venerdì 11, l’OPS appare insufficiente per attrarre gli azionisti di Mediobanca a cedere le loro azioni. Infatti, l’offerta consiste nell’emissione di 2,3 azioni Monte Paschi per ogni azione Mediobanca conferita. Con il prezzo attuale delle prime a 6,178 euro e quello delle seconde a 14,52 euro, gli azionisti di quest’ultima riceverebbero titoli per un valore di mercato di circa 14,21 euro, leggermente inferiore al prezzo di vendita a terzi. Ciò rappresenta uno sconto del 2,1%, a cui si aggiunge il costo per l’esercizio dei diritti.

L’assemblea di Monte Paschi si avvicina a quella di Generali

L’assemblea di Monte Paschi si terrà una settimana prima di quella di Generali. La compagnia di Trieste è controllata dal 13,1% di Mediobanca. L’intento di Caltagirone e Delfin è chiaramente quello di prendere il controllo del Leone attraverso la conquista di Piazzetta Cuccia, attualmente guidata da Alberto Nagel, e successivamente ostacolare il rinnovo di mandato a Philippe Donnet. Una mossa complessa che si basa sulle partecipazioni incrociate dei due in entrambe le società: Delfin detiene il 19,81% e Caltagirone il 7,66% di Mediobanca; in Generali, i loro interessi sono rispettivamente del 9,93% e del 6,92%.

Dopo l’assemblea di Monte Paschi, se riusciranno effettivamente a prendere il controllo di Mediobanca, la partecipazione di quest’ultima in Generali porterebbe al 30% il gruppo di azionisti contrari a Donnet. Resta da vedere come si posizionerà Unicredit, recentemente entrata nel capitale della compagnia con una quota superiore al 5%. Tuttavia, non ci sarebbe tempo sufficiente per conquistare Mediobanca prima dell’assemblea di Generali del 24. Di conseguenza, l’attenzione si sposterà immediatamente su Trieste. Il governo non ha rilasciato commenti ufficiali, ma è noto a tutti l’opposizione al manager francese a causa della joint venture con Natixis, che potrebbe portare all’estero centinaia di miliardi di euro di risparmi italiani.

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