Nel corso dei primi cinque mesi dell’anno in corso, il gettito fiscale ha registrato un incremento di 5 miliardi, raggiungendo i 222,084 miliardi di euro, con un aumento percentuale del 2,3%. Questo aumento è stato principalmente sostenuto dalle tasse indirette, che sono cresciute del 3,4% arrivando a 103,709 miliardi di euro, mentre le tasse dirette hanno mostrato una crescita minore, del 1,3%, fermandosi a 118,375 miliardi di euro. Nonostante ciò, l’incremento della spesa pubblica è stato ancora più marcato, tanto che il deficit dello stato è salito di 6,7 miliardi, toccando i 87,74 miliardi, di cui solo 1,2 miliardi derivanti dall’aumento degli interessi sul debito pubblico.
La spesa pubblica supera la crescita fiscale
Anche i dati relativi alle entrate contributive hanno mostrato una crescita ancora maggiore nel primo trimestre, con un aumento del 7,6% che ha portato il totale a 79,715 miliardi di euro.
In termini assoluti, questo equivale a un aumento di +5,626 miliardi. Sommando questi dati a quelli delle entrate fiscali, si prevede che l’incremento totale delle entrate per quest’anno ammonti in media a quasi 3 miliardi al mese. E la pressione fiscale, già a un livello record del 43,1% del PIL nel 2025, potrebbe aumentare ulteriormente nel 2026. Si tratta di un ciclo continuo di aumento della spesa pubblica, che sembra non avere fine.
Analizzando i dati dal 1980 ad oggi, si osserva che la pressione fiscale è cresciuta del 12,5% rispetto al PIL in 45 anni. Anche la spesa pubblica ha mostrato una tendenza generalmente crescente, con un incremento del 9,6% del PIL rispetto al 1980 nel 2025. Abbiamo significativamente ridotto il deficit fiscale, che era a due cifre percentuali fino agli inizi degli anni ’90. Tuttavia, non siamo mai riusciti a eliminarlo completamente, nonostante l’aumento delle entrate fiscali e contributive. Questo conferma che il problema in Italia non sono tanto gli evasori, quanto l’eccessiva voracità dello stato.
Calo degli interessi sul debito
Già secoli fa, lo stato fu definito un “Leviatano” per descrivere i suoi meccanismi perversi volti a espandere il proprio potere e costo a spese dei cittadini. Mai definizione fu più appropriata. Lo stato italiano continua a raccogliere più entrate e a incrementare le spese senza sosta. Eppure, avremmo potuto migliorare molto di più la nostra situazione finanziaria grazie alla riduzione della spesa per interessi. Questa rappresentava il 7,3% del PIL nel 1980 e era balzata al 12% nel 1993, mentre lo scorso anno si attestava al 3,9%, nonostante il recupero dei rendimenti dei titoli di stato. Tuttavia, al netto di questa voce, la spesa pubblica primaria in Italia è aumentata di 13 punti percentuali sul PIL nel periodo considerato, annullando i benefici derivanti dall’aumento della pressione fiscale.
L’evasione fiscale, un falso problema
Di conseguenza, ci troviamo con un debito pubblico superiore al 137% del PIL rispetto al 57% del 1980. Questo non indica tanto l’incapacità dello stato di riscuotere le imposte, quanto la sua incapacità di contenere la spesa. L’evasione fiscale è diventata un comodo capro espiatorio per una politica che tende a spendere in modo eccessivo. Il 96% del debito pubblico alla fine del 2025 è stato accumulato negli ultimi 45 anni. La spesa pubblica media nell’OCSE, sebbene alta, si attesta intorno al 40%. A quel livello, l’Italia potrebbe ridurre tasse e contributi di circa settanta miliardi all’anno, bilanciando il budget.
Ridurre l’Irpef, l’Iva e il costo del lavoro senza accumulare ulteriori debiti.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



