La pensione di vecchiaia rappresenta un pilastro fondamentale del sistema previdenziale italiano, essendo la principale forma di sostegno economico riconosciuta al raggiungimento dell’età pensionabile.
Nel corso dei prossimi anni, si assisterà a un incremento dei requisiti anagrafici per accedere a questa prestazione, sebbene la struttura rimarrà pressoché identica, con una differenziazione tra le categorie di lavoratori basata sulla data di inizio dell’attività lavorativa e, in alcuni casi, su specifici vantaggi previsti dalla legge.
Regolamenti e variazioni della pensione di vecchiaia per il 2027 e 2028: cosa cambia per gli over 67
La pensione di vecchiaia è determinata da due criteri essenziali: l’età anagrafica e l’anzianità contributiva.
Finora, fino al 31 dicembre 2026, l’età per andare in pensione è fissata a 67 anni, e il requisito minimo di contribuzione è di 20 anni.
Questi requisiti sono adeguati solo per coloro che hanno iniziato a contribuire prima del 31 dicembre 1995.
Per chi ha iniziato dal 1° gennaio 1996, indipendentemente dal regime previdenziale di appartenenza, è necessario non solo raggiungere i 67 anni e i 20 anni di contributi, ma anche assicurarsi che l’importo della pensione non sia inferiore all’Assegno sociale corrente.
Differenze basate sulla data di inizio carriera lavorativa
La distinzione tra chi ha iniziato a versare contributi prima o dopo il 1995 non si limita solo alla soglia minima dell’importo pensionabile.
Unicamente le lavoratrici inserite nel sistema contributivo puro possono godere di una riduzione dell’età pensionabile, calcolata in base al numero di figli.
Per ogni figlio, si applica una riduzione di quattro mesi sull’età richiesta per accedere alla pensione di vecchiaia.
Con un figlio, è possibile pensionarsi a 66 anni e 8 mesi; con due figli a 66 anni e 4 mesi; con tre figli a 66 anni.
La massima riduzione ammissibile è di 16 mesi, a beneficio delle lavoratrici con almeno quattro figli, che possono quindi ritirarsi a 65 anni e 8 mesi.
Il futuro del pensionamento: il 2027 e il 2028 porteranno cambiamenti
Il 2027 e il 2028 segneranno un’evoluzione significativa per la pensione di vecchiaia, con un aumento dell’età richiesta per il pensionamento.
Saranno esclusi da questi aumenti coloro che svolgono lavori gravosi o usuranti e che hanno accumulato almeno 30 anni di contributi effettivi.
Per questi lavoratori le norme attuali restano valide: pensione a 66 anni e 7 mesi per chi ha eseguito lavori usuranti o attività pesanti per almeno 7 degli ultimi 10 anni lavorativi, o a 67 anni per chi ha svolto attività gravose per almeno 6 degli ultimi 7 anni.
Per tutti gli altri, a partire dal 2027, l’età pensionabile aumenterà di un mese.
Quindi, sarà possibile andare in pensione a 67 anni e un mese, mantenendo il requisito di almeno 20 anni di contributi.
L’aumento sarà applicato anche alle lavoratrici madri che beneficiavano dello sconto nell’età pensionabile, partendo comunque da un’età di 67 anni e un mese.
Nel 2028, è previsto un ulteriore incremento di due mesi, portando l’età pensionabile a 67 anni e 3 mesi.
Questi aggiustamenti sono motivati dall’incremento dell’aspettativa di vita e fanno parte di una programmazione già stabilita per i prossimi anni.
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



