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Boom economico in Italia: Pil in crescita, deficit in calo, ma attenzione all’inflazione!

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Pubblicato da Enzo Conti
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L’economia italiana mostra segni di crescita, un fenomeno che fino a pochi anni fa sembrava impensabile.

Nel primo trimestre dell’anno, l’economia italiana ha evidenziato segnali positivi. Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è cresciuto del 0,3% rispetto al trimestre precedente e del 0,6% su base annua. Questi risultati hanno superato le aspettative degli analisti, che prevedevano un incremento dello 0,2%. Questo rappresenta un’accelerazione rispetto agli ultimi tre mesi dell’anno scorso, periodo in cui il PIL aveva registrato una crescita dello 0,2% (dato successivamente corretto al rialzo dallo 0,1%). L’ISTAT ha notato un incremento nei settori primario e secondario, mentre il settore terziario è rimasto sostanzialmente stabile.

La crescita economica italiana prima dell’imposizione dei dazi

La crescita già acquisita per l’economia italiana è stimata allo 0,4% per l’anno corrente.

Ciò significa che, anche se il PIL rimanesse invariato per i prossimi tre trimestri, si registrerebbe un aumento dello 0,4% rispetto al 2024. L’ISTAT, tuttavia, rimane cauto riguardo le previsioni future a causa dell’alta incertezza internazionale. Il dato di gennaio-marzo non risente ancora della guerra commerciale dei dazi innescata dalle dichiarazioni dell’amministrazione Trump, un elemento che potrebbe rappresentare un ostacolo già a partire dal trimestre in corso per un’economia fortemente orientata all’esportazione come quella italiana.

Ieri è stato anche diffuso il dato preliminare sull’inflazione di aprile. L’inflazione è salita al 2% su base annua, rispetto all’1,9% di marzo. I prezzi al consumo hanno mostrato un incremento mensile dello 0,2%, mentre i prezzi core, al netto di alimentari ed energia, hanno visto una marcata accelerazione, passando dall’1,7% al 2,1%, il livello più alto in un anno. I prezzi dei servizi sono aumentati più di quelli dei beni (+3% rispetto a +2,5% per i servizi, +1,1% rispetto a +1,5% per i beni).

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Di conseguenza, il differenziale tra i servizi e i beni è aumentato dall’1% all’1,9%.

Inflazione in aumento, deficit in diminuzione

Questo dato è significativo perché può indicare la direzione futura dell’inflazione, che tende a salire quando i prezzi dei servizi aumentano in modo significativo. L’inflazione in Italia ha raggiunto i massimi dal settembre 2023 e ha accelerato per la sesta volta dall’ultimo mese di settembre. Questo può rappresentare un problema per i consumi, poiché erode il potere d’acquisto delle famiglie. Tuttavia, vi sono segnali positivi riguardanti le retribuzioni orarie, che per l’ISTAT sono aumentate del 3,9% nel primo trimestre (+1,7% nel settore pubblico e +4,5% nel settore privato), ben al di sopra del tasso di inflazione.

L’aspetto più interessante della crescita economica italiana è che essa si sta realizzando in un contesto di riduzione del deficit fiscale. Era al 7,2% nel 2023 ed è sceso al 3,4% nel 2024. Per la prima volta dal 2019, l’Italia registra un avanzo primario di +0,4% rispetto al -3,6% dell’anno precedente. La differenza tra entrate e uscite, al netto degli interessi, è migliorata di ben il 4% del PIL in solo un anno. Questo ha permesso al debito pubblico di stabilizzarsi al 135,3%, invece del 135,8% previsto dal governo Meloni.

PIL in crescita, occupazione ai massimi storici

Il PIL cresce, il deficit diminuisce e l’occupazione raggiunge livelli record con 24 milioni 332 mila persone impiegate a febbraio, con un aumento di 567 mila rispetto all’anno precedente.

La ripresa delle retribuzioni reali, dopo anni di difficoltà, può non solo sostenere la crescita dell’economia italiana attraverso i consumi in un periodo incerto per le esportazioni, ma anche rendere il lavoro più attraente e ridurre il numero di persone inattive, ancora molto alto.

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Il governo esprime soddisfazione per questi risultati. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, vede in questi dati la conferma dell’efficacia delle politiche adottate dall’esecutivo. Al di là delle opinioni politiche, la crescita economica italiana è una realtà e offre una certa sicurezza in un contesto internazionale instabile. Nonostante una Germania stagnante, le nostre imprese stanno superando le crisi. Tuttavia, non c’è tempo per autocompiacersi. Il PIL sta crescendo, ma il ritmo è ancora debole. Dobbiamo ricordare che in questi anni abbiamo beneficiato dei fondi del Pnrr senza vivere un vero e proprio “miracolo economico”.

Crescita dell’economia italiana: cosa funziona e cosa no

Cosa sta funzionando e cosa meno? La stabilità politica è un aiuto, nonostante le critiche delle opposizioni. Il governo di Giorgia Meloni è il primo governo politico con una chiara direzione e maggioranza parlamentare dopo anni di caos. L’ultimo di questo tipo era stato quello guidato da Silvio Berlusconi fino a novembre 2011. Non a caso, anche lo spread è in calo, grazie alla politica fiscale prudente seguita finora da Roma. Sono stati anche firmati accordi commerciali significativi, di recente con gli Emirati Arabi Uniti e la Turchia. D’altra parte, il centro-destra è stato timido nelle riforme. Ci sono state riduzioni di tasse e contributi, ma è necessario molto di più per invertire la rotta di una pressione fiscale oppressiva che allontana gli investimenti dal nostro Paese.

La burocrazia rimane soffocante e mancano le liberalizzazioni. C’è ancora molto da fare, anche se i risultati del governo finora sono oggettivamente confortanti. Da quando il governo si è insediato, l’inflazione è diminuita insieme al deficit, il PIL è cresciuto dell’1,5% in termini reali, il rapporto debito/PIL è diminuito e sono stati creati quasi 1,1 milioni di posti di lavoro. Non si può dire che tutto vada bene, perché non sarebbe vero.

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Ma non si può nemmeno affermare che tutto vada male, perché i numeri parlano chiaro. L’Italia è sulla giusta strada, più di altri Paesi, e può vantare una resilienza alle crisi che altri dovrebbero considerare.

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