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BTP Short Term o Conti Deposito: Scopri Chi Vince Davvero tra Cedole e Tasse!

BTP Short Term vs conti deposito: tra cedole e tasse, chi vince?
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Pubblicato da Enzo Conti
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Ecco un’analisi comparativa tra il BTp a breve termine in asta il 24 febbraio e le migliori proposte di conti deposito, considerando anche le diverse tassazioni.

Il protagonista dell’asta di martedì 24 febbraio sarà la terza emissione del BTp a breve termine con scadenza il 28 febbraio 2028 (ISIN: IT0005692410). L’importo offerto varierà tra un minimo di 2 miliardi e un massimo di 2,5 miliardi di euro, all’interno di un’operazione complessiva di 4,5 miliardi. Questo bond è stato emesso per la prima volta il 29 gennaio, e considerando la sua durata medio-breve, è interessante valutare se sia una scelta più vantaggiosa rispetto ad altre opzioni a basso rischio come i conti deposito.

Interessi, inflazione e prezzo

Il BTp a breve termine offre un tasso di interesse lordo annuale del 2,20%, pagato su base semestrale.

Il 28 febbraio, gli investitori riceveranno la prima cedola “corta” di 0,179348% (1,79 euro lordi per ogni lotto minimo di 1.000 euro, equivalenti a 1,57 euro netti). Perché questa cedola non è l’intero 1,10%? Poiché il bond è stato emesso il 29 gennaio, e dal giorno dell’emissione al 28 febbraio sono passati solo 30 giorni su un semestre di 184 giorni, l’investitore ha diritto solamente a una parte proporzionale dell’interesse semestrale.

Chi acquisterà il BTp a breve termine durante l’asta riceverà anche lui la cedola corta poco dopo l’acquisto, ma dovrà pagare al venditore (il Tesoro) lo 0,167391% al momento della regolazione delle sottoscrizioni, prevista per il 26 febbraio, perché sebbene detenga il bond solo per alcuni giorni, riceverà il pagamento di 30 giorni dal Tesoro.

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Analizziamo ora le condizioni di mercato attuali per l’acquisto del BTp a breve termine, simili a quelle previste per l’asta. Ieri, il bond era quotato sul Mercato obbligazionario Telematico di Borsa Italiana a un prezzo sostanzialmente pari o leggermente superiore al valore nominale.

Ciò significa che per un investimento nominale di 1.000 euro è necessario pagare un importo equivalente. Un tasso di interesse lordo del 2,20% si riduce a circa l’1,925% netto, dopo la detrazione dell’imposta del 12,5%. Questo rendimento è modesto, specialmente se consideriamo che l’inflazione italiana è attualmente bassa, poco sopra l’1%, e non si prevede un’accelerazione significativa a medio termine.

BTp a breve termine vs conti deposito

Esistono tuttavia alternative leggermente migliori sul mercato. Le offerte più vantaggiose sui conti deposito offrono tassi intorno al 3% per vincoli biennali. Questi includono proposte da eToro, Mediocredito Centrale e IBL Banca (3%, 3% e 2,90% rispettivamente). È importante notare che l’imposta sugli interessi di questi conti è del 26%, più del doppio rispetto ai titoli di stato. Nonostante ciò, gli interessi netti si aggirano intorno al 2,20%, superiori al rendimento del BTp a breve termine.

Non è possibile fare un confronto diretto tra questi due strumenti finanziari. I titoli di stato sono negoziabili sul mercato e soggetti al rischio di quotazione. I conti deposito, sebbene garantiti fino a 100.000 euro, presentano un rischio di controparte in caso di fallimento delle banche. Anche lo stato può teoricamente fallire, anche se l’Italia non ha mai subito un default. Un’altra differenza è che il risparmiatore può perdere gli interessi maturati in caso di ritiro anticipato, a meno che non sia previsto un tasso di penalizzazione o la garanzia degli interessi sui fondi residui.

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Il vantaggio dei titoli di stato a breve termine è svanito

Un’altra distinzione riguarda la liquidità: i BTp possono essere venduti in qualsiasi momento sul mercato secondario, anche se ciò comporta il rischio di perdite sul capitale, mentre i conti deposito possono richiedere un preavviso per il ritiro. Di conseguenza, il vantaggio economico dei titoli di stato a breve e medio termine si è ridotto significativamente, e spesso le banche offrono ai clienti opzioni più vantaggiose. Per ottenere rendimenti più interessanti sarebbe necessario optare per scadenze più lunghe, accettando però un maggiore rischio di quotazione se non si intende mantenere l’investimento fino alla scadenza.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

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