Accoglienza » News » Consulta contro Salvini: via libera agli NCC, taxi ancora in attesa di liberalizzazione

Consulta contro Salvini: via libera agli NCC, taxi ancora in attesa di liberalizzazione

La Consulta boccia il corporativismo di Salvini: minori vincoli per gli NCC, ma la liberalizzazione dei taxi resta lontana
News
Foto dell'autore
Pubblicato da Enzo Conti
Aggiornato il :
La Consulta respinge il decreto Salvini sui limiti per gli NCC, la liberalizzazione dei taxi rimane un’utopia.

Il decreto interministeriale numero 226 del 2024, firmato dal Ministro e Vicepremier Matteo Salvini, è stato annullato dalla sentenza numero 163 rilasciata ieri dalla Corte Costituzionale. Le restrizioni imposte agli NCC (Noleggio Con Conducente) sono state eliminate. I magistrati hanno accolto l’appello della Regione Calabria, che aveva presentato un ricorso per conflitto di attribuzione. Il governatore Roberto Occhiuto, recentemente rieletto, ha celebrato questa vittoria. È rilevante notare che Occhiuto è anche il vicepresidente di Forza Italia, partito che fa parte della coalizione di governo e che sostiene una politica economica più liberale.

Consulta respinge punti cruciali del decreto Salvini

La Corte Costituzionale ha criticato quello che appare essere un corporativismo marcato del ministro Salvini.

Tre aspetti sono stati respinti. In primo luogo, l’obbligo per gli NCC di iniziare il servizio almeno 20 minuti dopo la prenotazione dell’utente, una misura “sproporzionata rispetto all’obiettivo anti-elusione”, secondo i giudici. In secondo luogo, il divieto per gli NCC di firmare contratti con intermediari come alberghi, tour operator e agenzie di viaggio, anche questa limitazione supera l’intento anti-elusivo. Infine, l’obbligo di utilizzare solo un’applicazione statale per monitorare i movimenti degli NCC, violando il principio di neutralità tecnologica.

Dopo la disfatta del suo decreto, il ministro ha promesso di redigerne uno nuovo per combattere l’illegalità e gli abusi. Tuttavia, non potrà reintrodurre un testo così pesantemente corporativo da risultare nauseante. L’intento iniziale era chiaro: complicare la vita agli NCC, che operano nel trasporto pubblico locale non di linea.

LEGGI  Patrimoniale subito in Italia? Scopri tutto sulla controversa tassa sui ricchi!

A differenza dei taxi, gli NCC non possono fermarsi in aree pubbliche, a meno che non siano autorizzati. Possono fornire servizi solo su prenotazione e con tariffe concordate con il cliente.

La liberalizzazione dei taxi rimane un miraggio

Queste differenze segregano l’attività degli NCC da quella dei taxi. È noto che da anni i tassisti cercano di proteggersi dalle innovazioni tecnologiche come Uber. Salvini ha sempre supportato decisamente i taxi, ignorando i principi di concorrenza e libero mercato. La liberalizzazione dei taxi è ancora lontana, nonostante l’intervento della Corte Costituzionale. Se ne discute da decenni senza risultati concreti. Nel 2023, il governo Meloni ha tentato di placare le polemiche sulla scarsità del servizio rispetto alla crescente domanda turistica, prevedendo un aumento delle licenze per i comuni più grandi. Questo intervento minimo non è stato seguito dai sindaci.

Le restrizioni imposte agli NCC nascondono una mentalità mercantilistica che Salvini continua a promuovere. Recentemente è emersa la notizia che il ministro vorrebbe limitare il numero di barbieri e parrucchieri nei comuni, con lo scopo di combattere l’esercizio abusivo della professione. È un po’ come dire che si limiti la prostituzione stradale riducendo il numero di donne. Non è che prima di Salvini si sia fatto molto per liberalizzare i taxi.

Solo parole e niente fatti.

Gli NCC, vittime del corporativismo esasperato

Il corporativismo è un problema che fatica a essere eradicato in Italia. Ogni categoria cerca di proteggersi dalla concorrenza e riesce a ottenere leggi a proprio favore dal governo di turno. Il risultato è un mercato ristretto, con prezzi elevati e un’offerta spesso scadente sia in termini qualitativi che quantitativi per un vasto numero di servizi. Con un approccio opposto, aumenterebbero i posti di lavoro e il Pil. Ma noi continuiamo a regolamentare per impedire a chiunque di esercitare professioni come medico, notaio, farmacista, tassista, imprenditore balneare, ecc. E ci meravigliamo del motivo per cui molti giovani ogni anno vanno all’estero in cerca di lavoro.

LEGGI  Legge Bilancio 2026: Giorgetti Promette Sostegno a Giovani, Lavoro e Ceto Medio!

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Articoli simili

Valuta questo articolo

Lascia un commento