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Debito alle stelle ma spread stabile: chi sta investendo segretamente in Italia?

Debito record, spread tranquillo: chi sta comprando davvero l’Italia
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Pubblicato da Enzo Conti
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Il debito pubblico ha raggiunto nuovi massimi a marzo, tuttavia lo spread in Italia rimane controllato. Ecco le analisi dettagliate.

Un nuovo picco è stato raggiunto dal debito pubblico italiano nel mese di marzo, arrivando a 3.158,813 miliardi di euro, con un incremento di 19,50 miliardi rispetto al mese precedente. Con un fabbisogno di 31,513 miliardi per le amministrazioni pubbliche, il Ministero del Tesoro ha ridotto le proprie riserve liquide di 10,794 miliardi, portandole a 64 miliardi. Le differenze nell’emissione, la rivalutazione dei titoli legati all’inflazione e le fluttuazioni dei cambi hanno ulteriormente diminuito il totale di altri 1,219 miliardi.

Record di debito in Italia, ma spread stabile

Secondo i dati di febbraio, i titoli di stato detenuti dalle famiglie italiane sono aumentati di 0,919 miliardi rispetto a gennaio, raggiungendo 404,4 miliardi.

Parallelamente, gli investitori internazionali hanno incrementato il loro portafoglio di titoli di 22,655 miliardi, arrivando a un totale di 913,396 miliardi. Le famiglie detengono ora il 15,4% del totale dei titoli in circolazione, mentre gli investitori stranieri il 34,75%. Questi numeri aiutano a comprendere perché lo spread italiano rimanga gestibile nonostante l’elevato debito. Negli ultimi dodici mesi, il governo ha emesso titoli di stato per un valore di 86,207 miliardi, con acquisti da parte degli investitori esteri per oltre 115 miliardi e da parte delle famiglie per circa 19 miliardi, rappresentando rispettivamente il 133,5% e il 22%.

Gli incentivi per l’edilizia pesano sul debito

Queste due categorie di creditori continuano ad acquistare una grande quantità di titoli, contribuendo a mantenere bassi i costi di emissione. Nonostante ciò, il debito, escluse le riserve di liquidità, continua a crescere a un ritmo sostenuto: +123,466 miliardi nei 12 mesi fino a marzo, con una media di 10,29 miliardi al mese. L’effetto degli incentivi per l’edilizia sul bilancio dello Stato è evidente. Anche se le detrazioni sono state contabilizzate negli esercizi in cui sono iniziati i lavori, la riduzione delle entrate fiscali obbliga lo Stato a coprire il deficit con un disavanzo superiore a quello programmato annualmente dal governo.

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L’incremento del debito di marzo è temporaneo. Si prevede che il debito pubblico continui a crescere durante l’anno, probabilmente fino all’estate. Il Tesoro si propone di accumulare liquidità per affrontare eventuali turbolenze sui mercati finanziari, riducendo poi queste riserve negli ultimi mesi dell’anno. Il 2025 si è chiuso con una disponibilità di 52,35 miliardi, rispetto a un picco di oltre 77 miliardi a ottobre. Il Piano strutturale di bilancio del governo anticipa per la fine del 2026 un debito superiore ai 3.200 miliardi. Secondo una stima rapida, il peso degli incentivi per l’edilizia continuerà ad incidere sull’esercizio in corso per circa 45 miliardi, il 2% del PIL.

Incremento dei rendimenti a seguito del conflitto in Iran

All’inizio dell’anno, lo spread in Italia era sceso sotto i 60 punti base, il livello più basso dal 2008, con il mercato che richiedeva un premio di appena lo 0,60% per acquistare i nostri BTp decennali rispetto ai Bund tedeschi della stessa durata. Con il conflitto in Iran, lo spread è salito sopra i 100 punti, stabilizzandosi poi intorno ai 75 punti base o 0,75%. Il debito italiano è percepito come sostenibile e stabile, grazie alla solidità dei conti pubblici e a una politica monetaria ancora non restrittiva.

L’incremento dei rendimenti sul debito europeo nelle ultime settimane riflette le aspettative di un aumento dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea di almeno lo 0,50% entro l’anno.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

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