Che cosa accade quando l’ideologia prevale sul mercato? Alla fine, è il mercato a trionfare e l’ideologia a essere sommersa da un cumulo di insuccessi che danneggiano consumatori, aziende e l’economia in generale. Il Green Deal ne è un chiaro esempio. Oggi nessuno lo menziona più come un principio assoluto, eccetto i partiti ambientalisti per cui questo è pane quotidiano. Guardando poi i dati di Northvolt, si comprende che c’è stato un chiaro errore di percorso negli ultimi anni a Bruxelles, dove un piccolo gruppo di tecnocrati ha preteso di dettare a 450 milioni di persone come dovrebbero vivere.
Da promessa a fallimento: il percorso di Northvolt
Northvolt ha presentato ieri la richiesta di fallimento in Svezia, paese in cui ha la sua sede principale.
La notizia non ha fatto scalpore, dato che già a novembre l’azienda aveva fatto richiesta di protezione fallimentare secondo il Chapter 11 negli USA, la normativa che regola il fallimento delle imprese nel paese. Fondata nel 2016 da due ex dirigenti di Tesla, Peter Carlsson e Paolo Cerruti, Northvolt ha avuto una svolta significativa solo dopo la pandemia, quando l’Unione Europea ha deciso di “salvare il pianeta” con un piano ambizioso per ridurre le emissioni inquinanti. Il modo scelto? Puntare tutto sulla tecnologia elettrica, nonostante la mancanza di materie prime necessarie. L’ideologia non conosce limiti.
Il Green Deal e l’illusione dei sussidi
Nel tentativo di raggiungere questi obiettivi utopistici, Northvolt è stata esaltata come la soluzione per rendere l’Europa indipendente dalla Cina nella realizzazione del Green Deal. E arrivano ingenti sussidi statali e sovranazionali. Un primo miliardo di euro è arrivato dal Canada, mentre la Banca europea per gli investimenti, la Nordic Investment Bank e altri 23 operatori commerciali hanno contribuito con altri 5 miliardi di euro.
Questo rappresenta il prestito verde più grande mai concesso in Europa. Il sostegno all’azienda è stato così forte che Volkswagen ha acquisito il 21% delle azioni, seguita da Goldman Sachs con il 19%. In totale, Northvolt è riuscita a raccogliere 13,8 miliardi di dollari, puntando a conquistare il 25% del mercato delle batterie elettriche in Europa entro il 2030. I suoi piani includevano la costruzione di due gigafactory in Svezia e Germania, uno stabilimento in Canada e un impianto per il riciclo dell’energia in Polonia. Sembrava che gli scandinavi sapessero cosa fare, tanto che avevano ottenuto ordini per 55 miliardi di dollari. Tuttavia, ricordiamoci che l’Europa non possiede le materie prime necessarie.
Governi disconnessi dalla realtà del mercato
Ed ecco che la realtà si è fatta sentire, confrontando i numeri del mercato con le previsioni ottimistiche di politici e burocrati incompetenti. Il 2023 è stato un anno disastroso. Perdite per 1,2 miliardi di dollari. Produzione inferiore all’1% della capacità di 16 GWh. L’anno scorso, la situazione è peggiorata ulteriormente. Al 30 settembre, le celle prodotte ogni settimana erano solo 20.000 rispetto a un obiettivo di 100.000. Il mercato delle auto elettriche è in crisi, BMW ha annullato un ordine da 2 miliardi. Sono stati licenziati 1.600 lavoratori, mentre si prevede che i debiti raggiungeranno i 5 miliardi alla fine del 2024, salendo a 8 miliardi a gennaio di quest’anno.
Con una liquidità di soli 30 milioni di dollari a novembre, l’azienda aveva risorse sufficienti per continuare le operazioni per una settimana.
I fallimenti sono parte integrante del capitalismo. Northvolt non è un’eccezione in questo senso. Piuttosto, sono gli scandinavi a credere fermamente nella loro società e nelle realtà aziendali. Tuttavia, il punto cruciale di questa vicenda è che il fallimento era prevedibile fin dall’inizio. Il Green Deal è stato un programma imposto dai governi europei al mercato senza alcun riscontro concreto. I consumatori non desideravano, e ancora oggi non desiderano, acquistare auto elettriche per molteplici motivi, tra cui i costi elevati, la mancanza di un’infrastruttura adeguata e la scarsa fiducia nella tecnologia. Per questo motivo, gli stati hanno pesantemente sovvenzionato l’industria verde, spostando immense risorse verso una produzione che non riesce a soddisfare la domanda.
Northvolt, vittima dell’ideologia statale
Il fallimento della transizione energetica imposta dall’alto è stato così evidente che l’Unione Europea ha dovuto immediatamente correre ai ripari. Che cos’è il riarmo, se non un tentativo di spostare gli investimenti pubblici da un settore inefficace a uno potenzialmente più redditizio per l’economia del continente, indipendentemente dalle reali esigenze di difesa? Northvolt è l’esempio lampante del trionfo del mercato sull’interventismo statale. Non sono le leggi a stabilire chi debba comprare cosa e in che quantità, ma il semplice incontro tra domanda e offerta. Sembra banale, ma evidentemente nell’Europa di oggi è necessario ricordarlo.
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



