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Inflazione impazzita: Come le slot machine influenzano l’IPCA e l’impatto sulle famiglie!

Inflazione e slot machine: perché il gioco d’azzardo entra nell’IPCA e cosa cambia per le famiglie
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Pubblicato da Enzo Conti
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L’indice IPCA dell’ISTAT include il gioco d’azzardo per valutare l’inflazione in Italia, riflettendo abitudini di consumo radicate.

A dicembre l’inflazione ha mostrato un’accelerazione all’1,2% su base annua con un incremento dello 0,2% rispetto a novembre. Per l’intero anno 2025, l’inflazione si è stabilizzata all’1,5%, secondo le previsioni dell’ISTAT che saranno confermate a breve. Una notizia importante riguarda la misurazione dell’inflazione italiana: a partire dal 4 febbraio, il gioco d’azzardo sarà incluso nell’indice IPCA, utilizzato per confronti con gli altri paesi dell’Eurozona. Questa inclusione non è completamente nuova, poiché già era considerata negli indici NIC e FOI, rispettivamente per il calcolo dell’inflazione generale e quella relativa alle famiglie di operai e impiegati.

L’azzardo nell’inflazione, un segno dei tempi

La diversità degli indici può generare confusione. Il FOI, ad esempio, è impiegato per l’aggiustamento delle pensioni, affitti e la rivalutazione dei capitali dei BTp Italia, mentre l’IPCA è usato per i contratti di lavoro. L’inclusione del gioco d’azzardo nel paniere ISTAT tramite l’IPCA è giustificata dai volumi di gioco: nel 2024, le famiglie italiane hanno speso 157,4 miliardi di euro, con una previsione di 170 miliardi per il 2025, oltre il 7% del PIL annuo speso in gratta e vinci, lotterie, slot machine e altre scommesse.

Questa spesa rappresenta circa il 12% dei consumi totali, considerando la differenza tra le somme giocate e quelle vinte, che nel 2024 ammontava a 21,5 miliardi di euro.

Sebbene l’impatto sul PIL sia limitato all’1% e sui consumi al 1,6%, è notevole che ogni cittadino in Italia spenda in media quasi 2900 euro all’anno in gioco d’azzardo, inclusi i neonati. Questi dati, in aumento ogni anno, mostrano come molte famiglie preferiscano tentare la fortuna piuttosto che investire nel proprio futuro, alimentando il problema della ludopatia, sempre più diffusa.

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IPCA adotta la nuova classificazione ECOICOP v2

Il gioco d’azzardo sarà categorizzato sotto “Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona”, che l’anno scorso rappresentava il 16,3665% dell’intero indice. L’inclusione nell’IPCA arriva dopo aver già considerato questa spesa nei principali indici nazionali, ma era mancato un parametro uniforme per la misurazione su scala internazionale, problema ora risolto con la nuova classificazione ECOICOP v2 conforme agli standard delle Nazioni Unite.

L’IPCA riflette l’“inflazione armonizzata”, utilizzata per riferire l’inflazione mensile dell’Eurozona, considerando i dati armonizzati di 20 paesi membri (21 dall’ingresso della Bulgaria).

La fortuna riceve 10 volte i fondi destinati alle pensioni

La contabilizzazione del gioco d’azzardo nell’indice potrebbe influenzare l’inflazione in un senso o nell’altro, anche se il suo peso ridotto probabilmente non avrà un impatto significativo. Tuttavia, evidenzia un’abitudine di consumo consolidata tra le famiglie italiane. Contrariamente a quanto si possa pensare, le scommesse coinvolgono non solo pochi ludopatici, ma rappresentano un settore con un notevole volume d’affari. Gli italiani spendono per tentare la fortuna somme superiori a quelle destinate alla sanità, quasi il doppio di quelle per l’istruzione e dieci volte i contributi a fondi pensione privati. Il Sud supera il Nord negli investimenti in giochi d’azzardo, una cifra che riflette la mancanza di prospettive a lungo termine.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

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