Nel corso del 2025, Unicredit ha realizzato un profitto netto di 10,6 miliardi di euro, segnando un incremento del 14% rispetto all’anno precedente, nonostante le sfide rappresentate da 1,4 miliardi di euro in elementi straordinari negativi dovuti a operazioni di trading e integrazione. Inoltre, il prezzo delle azioni ha raggiunto i 78,44 euro a metà giornata di oggi. Dal giorno in cui Andrea Orcel è stato nominato CEO in Piazza Gae Aulenti, il 27 gennaio 2001, il valore delle azioni ha visto un incremento straordinario di oltre il 910% su Piazza Affari, portando la capitalizzazione di mercato da 12 miliardi a più di 122 miliardi di euro, un aumento di 110 miliardi!
Diversificazione dei ricavi sotto la guida di Orcel
Questi risultati eccezionali, un tempo inimmaginabili, sono frutto dell’abilità di Orcel di concentrarsi sulla redditività, aiutato anche da una sorte favorevole dovuta all’incremento dei tassi di interesse nell’Eurozona, che ha beneficiato i margini legati all’attività di base (erogazione di crediti a imprese e famiglie). In questi anni c’è stata anche una significativa diversificazione dei ricavi, riducendo la dipendenza dai margini di interesse.
La loro rilevanza è diminuita dal 65% del 2020 al 57,3%, mentre i servizi ora rappresentano il 36,4% del fatturato, rispetto al 28% di prima dell’arrivo di Orcel.
Incremento dei dividendi e massima redditività
Questo successo non è isolato nel contesto delle banche europee, ma Unicredit ha superato le performance delle concorrenti, le cui azioni, da gennaio 2021, sono cresciute in borsa “solo” del 290%. Da quando Orcel è a capo, sono stati realizzati profitti per quasi 38 miliardi, di cui 14,54 miliardi sono stati distribuiti agli azionisti sotto forma di dividendi e altri 10 miliardi attraverso operazioni di buyback. Di conseguenza, tra l’aumento del valore delle azioni e i dividendi, gli azionisti hanno ottenuto un rendimento complessivo del 1.000% se decidessero di vendere le loro azioni oggi.
È interessante notare che il Rote era negativo nel 2020, mentre l’anno scorso è salito al 19,2%, posizionandosi al vertice in Europa. Seguono la spagnola Banco Sabadell con circa il 16%, un’altra spagnola, Santander, con percentuali simili e Intesa Sanpaolo al 13,9%. Secondo i dati a fine dicembre scorso, Orcel dispone di un capitale eccedente tra i 10 e gli 11,5 miliardi, che il manager prevede di utilizzare per evitare di ridurre la redditività della banca, suo motivo di orgoglio.
Potenziali aggregazioni in vista
Nella presentazione degli ultimi risultati, Orcel ha moderato le aspettative riguardo possibili aggregazioni. Da più di un anno c’è il tentativo di acquisizione di Commerzbank, di cui Unicredit possiede il 26% e fino al 29,9% tramite opzioni. Il governo tedesco si oppone e per questo Unicredit potrebbe valutare opportunità nel mercato interno. Potrebbe essere nel mirino Monte Paschi di Siena dopo il fallimento dell’OPA su Banco BPM a causa delle resistenze del governo Meloni e il decreto sulla “golden power”. L’asset senese ha oggi un valore di mercato superiore ai 27 miliardi e possiede indirettamente Mediobanca e la compagnia Generali.
Unicredit in Monte Paschi? Orcel riflette
Il dilemma per Orcel sarebbe entrare nel capitale senza dover lanciare immediatamente un’OPA.
A riguardo, nelle ultime settimane si è speculato sulla possibile vendita del 17,53% di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio. Ma Unicredit si accontenterebbe di essere un socio di controllo in una alleanza che includerebbe anche Francesco Gaetano Caltagirone, Banco BPM e il Tesoro (fino alla loro uscita definitiva) oppure opterebbe per un’azione indipendente? E in quest’ultimo caso, quale sarebbe la reazione del governo?
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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