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Pensioni ritardate fino a 4 anni: scopri chi dovrà attendere di più!

Pensioni posticipate: da un mese a 4 anni, ecco chi deve aspettare per la quiescenza
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Pubblicato da Enzo Conti
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Attendere la pensione può trasformarsi in un vero e proprio percorso ad ostacoli, con periodi di attesa che variano da pochi mesi a diversi anni.

Le pensioni possono essere anticipate di alcuni mesi, nel caso di lavori particolarmente gravosi e logoranti, o di diversi anni attraverso opzioni come Quota 41, l’Ape sociale o le pensioni anticipate ordinarie.

D’altra parte, esistono anche normative e sistemi che inducono molti lavoratori a procrastinare il momento della pensione. In alcune circostanze, questo ritardo può essere di pochi mesi, ma in altri casi può estendersi fino a più di 4 anni.

Un mese in più di attesa per le pensioni di vecchiaia, ma soltanto per un anno

Le pensioni di vecchiaia stanno diventando sempre più difficili da raggiungere.

A partire dal 2027, è previsto un incremento di un mese dell’età pensionabile, a causa dell’adeguamento alla speranza di vita.

Dal 2028, l’incremento diventa più sostanziale: ai dodici mesi già previsti si aggiungeranno ulteriori due mesi, portando l’età pensionabile a 67 anni e 3 mesi.

Questi adeguamenti sono stati confermati nell’ultima legge di Bilancio, basati sui dati ISTAT, e sono stati già implementati dall’INPS, che ha aggiornato i propri simulatori e circolari.

Da un mese a 4 anni, la pensione si allontana sempre di più per alcuni contribuenti puri

Se da un lato gli incrementi legati alla speranza di vita comportano ritardi moderati (uno o tre mesi), ci sono situazioni in cui il posticipo può essere molto più esteso.

Questo è dovuto agli effetti strutturali del sistema pensionistico, in particolare alle norme introdotte con la riforma Fornero e, ancora prima, con la riforma Dini del 1996, che ha istituito il sistema contributivo.

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Questo sistema, oltre a modificare il metodo di calcolo della pensione, ha introdotto nuovi criteri di accesso che possono costringere molti lavoratori ad attendere anche fino a 4 anni in più rispetto ad altri.

Pensioni posticipate: da un mese a 4 anni, ecco chi deve aspettare l’età pensionabile

Dal 1996, le pensioni sono calcolate in base ai contributi versati e non più esclusivamente sulle retribuzioni degli ultimi anni di lavoro.

Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 rientra completamente nel sistema contributivo. Coloro che avevano già accumulato contributi prima di questa data possono trovarsi in un sistema misto o ancora retributivo per alcune parti.

Il sistema contributivo, però, non ha modificato solo il calcolo della pensione, ma anche le regole di accesso. In particolare, per la pensione di vecchiaia introduce un requisito aggiuntivo: il raggiungimento di un importo minimo di pensione.

Al contempo, ha previsto alcune facilitazioni, come la possibilità di andare in pensione a 64 anni con la pensione anticipata contributiva, a patto di rispettare determinate condizioni.

Ecco i limiti di importo delle pensioni

I limiti di importo rappresentano il principale ostacolo e possono causare ritardi significativi nell’accesso alla pensione.

Ad esempio, per andare in pensione a 64 anni con il sistema contributivo è necessario avere almeno 20 anni di contributi. Ma anche una pensione pari ad almeno 3 volte l’assegno sociale.

Nel 2026, con un assegno sociale di circa 546 euro mensili, è necessario raggiungere una pensione di circa 1.638 euro al mese.

Chi non raggiunge questa soglia è costretto a posticipare l’uscita a 67 anni, quando il requisito minimo si abbassa al valore dell’assegno sociale.

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Ma non è tutto: chi non arriva nemmeno a questo importo deve attendere fino a 71 anni, quando non sono più presenti vincoli sull’importo minimo. E bastano anche solo 5 anni di contributi per ottenere la pensione.

In definitiva, il sistema previdenziale attuale crea una significativa differenziazione tra i lavoratori: alcuni possono anticipare l’uscita, mentre altri sono costretti a posticiparla di diversi anni, soprattutto a causa dei requisiti economici imposti dal sistema contributivo.

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