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PIL Italiano Resiste: Scopri Come Potrebbe Crescere dello 0,9% Nonostante la Crisi!

Economia italiana oltre la tempesta: perché il PIL resiste e punta allo 0,9%
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Pubblicato da Enzo Conti
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La crescita economica dell’Italia potrebbe raggiungere lo 0,9% nel 2026 nonostante le sfide poste dal conflitto in Iran. Esploriamo le cause di questa resilienza.

Il contesto globale è turbolento, con i governi che da inizio anno hanno emesso una quantità senza precedenti di titoli di debito pubblico e il sistema geopolitico stabilito nel 1945 che si è deteriorato. L’aumento dei prezzi di petrolio e gas sta alimentando un’inflazione globale crescente, tanto che la Banca Centrale Europea è stata costretta a incrementare i tassi di interesse. Tuttavia, la notizia rilevante per noi è che il Pil italiano non sembra (ancora) essere influenzato negativamente da questo scenario nel 2026. A dispetto delle preoccupazioni scaturite all’indomani dell’escalation del conflitto in Iran, l’economia italiana sta mostrando una reazione più forte del previsto. In altre parole, si sta dimostrando sorprendentemente “resiliente”.

Proiezioni del Pil italiano per il 2026

Recentemente, la Confcommercio ha pubblicato le sue previsioni aggiornate per il Pil, anticipando un incremento dello 0,9% per quest’anno. Questo rappresenta il valore più alto rispetto ad altre stime recenti. L’ISTAT prevede un aumento più cauto dello 0,7%, mentre il Centro Studi di Confindustria propone una stima ancora più conservativa dello 0,5%. Anche l’OCSE e l’Ufficio parlamentare di Bilancio concordano sullo 0,9%. Sebbene si tratti di una crescita inferiore all’1%, in anni così turbolenti anche i decimali sono significativi, e finora le notizie sono state tutte positivamente sorprendenti.

Un picco nell’occupazione

Il dato definitivo del Pil italiano per il primo trimestre del 2026 è stato rivisto al rialzo, passando da +0,2% a +0,3% su base congiunturale. Invece, per l’Eurozona, la stima è stata rivista al ribasso, da +0,1% a -0,2%. L’Italia, quindi, si sta muovendo in controtendenza. Almeno fino a marzo, con il conflitto appena iniziato. Altri indicatori, nel frattempo, sono motivo di ottimismo.

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Il mercato del lavoro ha registrato una crescita. A marzo, sono stati creati 123.000 posti di lavoro rispetto a febbraio e 269.000 su base annua. Il tasso di occupazione ha raggiunto il 63,1%, toccando il record di 24 milioni 337 mila persone. Anche il tasso di disoccupazione ha segnato un record negativo, scendendo al 5,1%, il più basso dal momento in cui sono iniziate le rilevazioni.

Ripresa della produzione industriale

Dopo il primo trimestre, la situazione sembra continuare positivamente. La produzione industriale in aprile ha visto un aumento per il terzo mese consecutivo, con un +1,3% su base annuale e +0,5% su base mensile. La media trimestrale indica una crescita dello 0,2%. Questo segna una rottura definitiva con la tendenza negativa iniziata nel 2022 a seguito della crisi energetica derivante dal conflitto tra Russia e Ucraina. È fondamentale che questo cambiamento avvenga in un momento di nuova crisi energetica, questa volta scatenata dalla chiusura di Hormuz.

Incremento delle esportazioni

Le esportazioni hanno avuto un ruolo chiave nel sostenere il Pil italiano nei primi mesi del 2026. Nel trimestre gennaio-marzo, la bilancia commerciale ha registrato un saldo attivo di 10,82 miliardi di euro, rispetto agli 8,86 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. L’export è aumentato del 4% e l’import del 2,3%. Escludendo l’energia, l’avanzo commerciale è risultato di 8,64 miliardi. In sostanza, le esportazioni italiane non sono state ostacolate dalle tensioni commerciali o dai conflitti.

Forte performance del settore manifatturiero

I dati incoraggianti includono anche quelli relativi al PMI dei servizi e alla manifattura.

Il PMI dei servizi a maggio è leggermente diminuito da 49,8 a 49,4 punti, indicando una lieve recessione nel settore terziario. Il PMI manifatturiero, per contro, è aumentato da 52,1 a 52,9 punti, il valore più alto dal aprile 2022. Il PMI composito è rimasto quasi invariato a 50,4 punti. In generale, l’attività economica appare stabile, sostenuta dalla ripresa del settore manifatturiero e, più in generale, dell’industria. Il settore terziario soffre, ma meno del previsto.

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La minaccia dell’inflazione

Se la situazione di chiusura a Hormuz dovesse protrarsi, l’ottimismo che emerge da questi dati potrebbe rapidamente svanire. I prezzi di petrolio e gas sono aumentati a livelli ancora sostenibili, ma a lungo termine i costi più elevati potrebbero essere trasferiti al resto della gamma di prodotti, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie italiane, già sotto pressione negli ultimi anni a causa dell’inflazione e dei bassi salari. E l’inflazione a maggio è salita al 3,3%, il valore più alto da settembre 2023. Tuttavia, l’ulteriore aumento previsto delle presenze turistiche in Italia nei prossimi mesi potrebbe supportare il Pil per tutto il 2026.

Turismo ai massimi storici

Secondo l’istituto di ricerca Demoskopica, quest’anno si prevede un anno record per il turismo con 141,2 milioni di arrivi (+2,1%) e 478,6 milioni di presenze. Nel primo trimestre, le 71,6 milioni di presenze hanno mostrato un aumento tendenziale del 7,5%, confermando l’ottimismo delle previsioni. La spesa turistica dovrebbe aumentare del 4% a 132,7 miliardi. I turisti stranieri rappresenterebbero il 55% delle presenze con 76 milioni di visitatori. Se questi dati si concretizzassero, probabilmente il settore dei servizi tornerà a crescere, rafforzando la dinamica positiva del settore secondario.

Il Pil italiano del 2026 eviterà la crisi?

In conclusione, il Pil italiano quest’anno è supportato da esportazioni, produzione industriale e turismo, elementi che continuano a influenzare positivamente il mercato del lavoro con tassi di occupazione ai massimi e di disoccupazione ai minimi storici. La ripresa del settore automobilistico sta influenzando l’industria, con la produzione aumentata del +23% in aprile e un totale cumulativo nel primo quadrimestre del +16%. Anche le immatricolazioni sono in aumento: +7,6% annuo a più di 150.000 nel mese di maggio. Non si vuole suggerire che stiamo vivendo un boom economico selezionando i dati più favorevoli (“cherry picking”), ma questi non sono numeri che indicano una crisi in corso.

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giuseppe.timpone@investireoggi.it 

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