Ogni volta che viene introdotta una nuova misura di condono fiscale, sia essa una rottamazione o un saldo e stralcio, la questione che sorge è sempre la medesima: è davvero conveniente aderire?
Numerosi contribuenti manifestano perplessità, specialmente quando considerano alternative come la rateizzazione ordinaria delle cartelle. Molti ci scrivono per capire se sia meglio optare per la rottamazione o per le rate ordinarie.
Per chiarire, partiamo da una certezza: si tratta di due opzioni fondamentalmente diverse. Tuttavia, come al solito, c’è chi potrebbe trovare più vantaggiosa una soluzione rispetto all’altra. E, rispetto alle sanatorie passate, la nuova proposta di rottamazione delle cartelle potrebbe suscitare meno incertezze, anche se la misura è ancora in fase di definizione.
Meglio optare per la rottamazione o per le rate ordinarie?
Nel 2026 dovrebbe entrare in vigore la nuova rottamazione quinquies delle cartelle esattoriali. Questa è prevista nella legge di bilancio e, al momento, sembra che si debbano apportare solo piccoli aggiustamenti, anche se è probabile che le disposizioni rimangano quelle della bozza iniziale.
A partire dal 20 gennaio 2026, dovrebbe essere possibile presentare la domanda per aderire a questa quinta edizione della sanatoria. La prima scadenza utile per il pagamento, sia in un’unica soluzione che per la prima rata se si sceglie la dilazione, sarebbe il 31 luglio 2026.
I piani di rateizzazione previsti dalla rottamazione quinquies includono 53 rate bimestrali dopo la prima, con interessi del 4% a partire dalla seconda rata e una rata minima di 100 euro. Per non perdere i benefici della sanatoria, è permesso saltare al massimo due rate.
Sulle somme totali delle cartelle passibili di rottamazione (solo quelle affidate alla riscossione dal 2000 al 2023) si applicano riduzioni relative a interessi per ritardata iscrizione a ruolo, sanzioni e aggi.
La precedente rottamazione, la quater, prevedeva un massimo di 18 rate trimestrali, la decadenza al mancato pagamento della prima rata e due maxi rate iniziali pari al 20% del debito totale.
Ecco il confronto e perché la dilazione ordinaria può essere più vantaggiosa
Le novità introdotte dalla rottamazione quinquies rispetto alla precedente sono notevolmente positive e la rendono, per molti contribuenti, più attraente rispetto alla rateizzazione ordinaria.
L’unico aspetto che potrebbe far propendere per la rateizzazione ordinaria è la maggiore flessibilità. Con le nuove norme sulla riscossione, dal 2026 sarà possibile richiedere una dilazione fino a 84 rate mensili, o addirittura fino a 120 rate per coloro che dimostrano serie difficoltà economiche.
Queste sono rate mensili, non bimestrali, con una rata minima di 50 euro. Non si beneficierebbe degli sconti su sanzioni, interessi e aggi tipici delle rottamazioni, ma si avrebbe il vantaggio di una maggiore elasticità nei pagamenti.
Con i piani di dilazione ordinari, è possibile saltare fino a 8 rate, anche non consecutive, prima di decadere. Questo margine più ampio rispetto alla rottamazione quinquies, che consente solo due rate non pagate, può essere decisivo per chi teme di non poter rispettare le scadenze, specialmente se le rate sono alte a causa di debiti significativi.
Inoltre, con la rateizzazione ordinaria è possibile dilazionare tutte le cartelle presenti nell’estratto di ruolo, e non solo quelle affidate entro il 31 dicembre 2023, come avviene per la rottamazione.
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