Pur non essendo una comunicazione formale del Tesoro, la reazione semiufficiale alla notizia della cessione della quota residua in MPS indica che la vendita potrebbe avvenire molto presto, forse già domani sera, subito dopo la chiusura del mercato. Tuttavia, sembra che ci vorranno ancora alcuni giorni. Lo Stato possiede ancora il 4,863% della banca più antica del mondo ancora in funzione. Al valore attuale di mercato, questo rappresenta circa 1,6 miliardi di euro. La cessione completa delle azioni era prevista per quest’anno, ma si è resa necessaria un’accelerazione a seguito dell’annuncio dell’OPAS da parte di Intesa Sanpaolo.
Il Tesoro si ritira da MPS tramite ABB?
Il Tesoro deve mantenere una posizione di neutralità e, per questo motivo, è probabile che proceda alla vendita prima che l’OPAS abbia luogo. Il metodo più probabile per farlo rimane il collocamento accelerato, noto anche come ABB (“Accelerated Book Building”), strategia già utilizzata in passato per cedere quote significative (25%, 12,50% e 15%) in poche ore.
Nell’ultimo caso, però, non sono mancate le controversie, tanto da portare all’avvio di un’indagine giudiziaria nei confronti di Francesco Milleri, presidente di Delfin, Francesco Gaetano Caltagirone e Luigi Lovaglio, attuale CEO della banca senese. Le accuse sono di manipolazione del mercato e ostacolo alle autorità di vigilanza. In particolare, quel collocamento permise l’ingresso di importanti azionisti italiani, proteggendo la banca da possibili acquisizioni estere.
Vantaggi e rischi del collocamento accelerato
Nonostante l’esito dell’ultimo collocamento, non è certo che il Tesoro opterà nuovamente per l’ABB per dismettere la sua quota residua in MPS.
Le alternative non sembrano essere migliori. Lo stato dovrebbe infatti iniziare a cercare potenziali acquirenti, compromettendo di fatto la sua neutralità. Il mercato rimane in attesa, non essendo chiaro chi potrebbe emergere come nuovo grande azionista prima dell’OPAS. In passato, alla fine del 2024, Unicredit approfittò di una situazione simile per acquisire la quota del governo tedesco in Commerzbank.
Anche in questo scenario, Unicredit potrebbe fare una mossa a sorpresa, anche se con solo il 4,863% non potrebbe ambire a una posizione dominante. A meno che non decida di acquisire anche altre quote significative come il 17,50% di Delfin, supponendo che la holding sia disposta a vendere. Si parla di una possibile vendita entro l’8 luglio, data entro la quale, per motivi di calendario finanziario, è vietato agli amministratori e ai principali azionisti realizzare operazioni che potrebbero influenzare il mercato.
L’impennata in borsa beneficia i contribuenti
L’uscita del Tesoro da MPS non solo chiarirà la composizione del capitale pre-OPAS, ma anche permetterà al governo italiano di incassare una somma significativa, aumentando così le sue riserve liquide in un momento economico difficile. Restano dubbi sui tempi, specie sulla possibilità che Intesa possa rilanciare l’OPAS nei prossimi mesi, migliorando le condizioni dell’offerta.
È vero anche che il titolo di MPS è cresciuto del 50% nell’ultimo anno, portando a un guadagno virtuale per il Tesoro di oltre mezzo miliardo di euro. Nessuno si aspettava che il prezzo azionario raggiungesse gli 11 euro, considerando che dopo l’ultima ricapitalizzazione nell’autunno del 2022 era crollato a circa 1,60 euro. Nonostante i contribuenti non vedranno restituiti tutti i 7 miliardi di euro investiti nella banca per salvataggi e ricapitalizzazioni, l’impennata in borsa ha mitigato le perdite.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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