Numerosi consigli di amministrazione in scadenza stanno catalizzando l’interesse dei media sul continuo avvicendarsi di incarichi all’interno delle maggiori aziende quotate dove lo stato italiano ha quote rilevanti. Queste nomine sono ambitissime da ogni esecutivo, indipendentemente dal colore politico, poiché è all’interno di questi consigli che si formano i cosiddetti “poteri forti”, spesso citati con una certa dose di disprezzo. La distribuzione degli incarichi si realizza spesso mescolando logiche partitiche a requisiti di competenza professionale. Avete mai riflettuto sul valore complessivo di queste aziende?
Partecipazioni statali sul mercato azionario
Abbiamo deciso di considerare solo le prime 10 aziende quotate per valore di capitalizzazione.
Da questa analisi emerge una situazione estremamente interessante sotto vari aspetti. Ecco quali sono queste aziende e i rispettivi valori di mercato aggiornati al termine dell’ultima sessione di mercato:
- Enel 100,20 mld
- Eni 72,70 mld
- Leonardo 33,19 mld
- Poste Italiane 28,9 mld
- Banca Monte Paschi di Siena 24,5 mld
- Snam 22,63 mld
- Terna 20,64 mld
- Italgas 10,67 mld
- Fincantieri 4,96 mld
- Enav 2,87 mld
Settore energetico predominante
Come potete vedere, la maggior parte delle partecipazioni statali si concentra in aziende del settore energetico. Tra queste troviamo Fincantieri, che rappresenta un punto di riferimento nel settore navale a livello mondiale, e Enav, che gestisce il traffico aereo negli aeroporti italiani. Non dimentichiamo Monte Paschi, la banca di Siena nazionalizzata nel 2017 per prevenirne il collasso finanziario. Il Tesoro ha ridotto la sua partecipazione negli ultimi anni fino a scendere sotto il 5% del capitale. La premier Giorgia Meloni ha annunciato che il governo si prepara a uscire completamente dal capitale della banca, ora che è stata risanata.
Il ruolo pubblico della CDP
Queste partecipazioni azionarie detenute dallo stato ammontano a quasi 100 miliardi di euro, su una capitalizzazione totale che supera i 320 miliardi.
In media, lo stato possiede più del 30% del capitale delle 10 principali aziende. È importante notare che abbiamo incluso sia le partecipazioni dirette del Ministero dell’Economia e delle Finanze (il cosiddetto “Tesoro”) sia quelle di Cassa Depositi e Prestiti, che è controllata dall’82,77% dal Tesoro stesso.
Per ragioni contabili o normative (soprattutto a livello europeo), lo stato italiano ha trasferito molte delle sue partecipazioni a CDP. Di conseguenza, alcune aziende risultano pubbliche solo in parte ufficialmente, ma lo sono di fatto. Ad esempio, il 29,26% di Poste Italiane è posseduto dal MEF e il 35% dalla CDP, per un controllo statale del 64,26%. Per Enel, i numeri sono ancora più sbilanciati a favore dell’ente: 2,166% contro 30,918%, per un totale di oltre il 33% nelle mani dello stato.
Partecipazioni indirette
Ci sono anche aziende quotate che sono controllate dallo stato attraverso partecipazioni indirette. È il caso recente di TIM. Il capitale dell’ex monopolista pubblico è detenuto per il 27,32% dalle Poste Italiane, che ha anche recentemente lanciato un’OPA per una fusione tra le due società. E ieri TIM capitalizzava 14,5 miliardi, il che significa che lo stato possiede indirettamente altri circa 4 miliardi di euro nel settore delle telecomunicazioni.
Esistono anche società non quotate con una partecipazione statale significativa, come FiberCop (precedentemente nota come NetCo), nata dalla divisione della rete di TIM. Il MEF è uno dei soci con circa il 16% delle quote.
Privatizzazione: liquidità immediata e rinuncia ai dividendi
Se lo stato decidesse di vendere tutte le sue partecipazioni nelle aziende menzionate, potrebbe incassare non meno di 100 miliardi. In alcuni casi, come per Eni, Enel e Poste, si potrebbe ottenere anche un premio sul prezzo di mercato per la cessione del controllo a soggetti privati. Perché non procedere in questa direzione? Non esiste una risposta univoca. La presenza dello stato è vista da molti, nel contesto politico, come essenziale per mantenere il controllo delle infrastrutture di rete, una questione di strategia.
Esistono anche altre considerazioni. Lo stato riceve anche cospicui dividendi dalle sue partecipazioni. I dati variano ogni anno, naturalmente in base ai risultati ottenuti. Gli ultimi dati disponibili mostrano un incasso complessivo tra MEF e CDP di 3,5 miliardi, circa lo 0,15% del PIL. Non bilanciano completamente il budget, ma forniscono una certa liquidità. Un’analisi costi-benefici di una privatizzazione deve considerare anche questo aspetto nel calcolo finanziario. Vendere significherebbe rinunciare ai dividendi futuri per ottenere liquidità immediata.
Effetti positivi sul debito pubblico e sugli interessi
Tuttavia, i ricavi delle privatizzazioni potrebbero essere utilizzati per ridurre il debito pubblico, che attualmente costa circa il 3%, quindi i suddetti 100 miliardi ci farebbero risparmiare 3 miliardi all’anno di spese per interessi, una cifra molto simile a quella dei dividendi. Cosa significa? Non vi è una forte spinta verso la privatizzazione, a meno che non si considerino altre ragioni. Ad esempio, i mercati reagirebbero positivamente al fatto che riuscissimo a ridurre il debito di un centinaio di miliardi, qualcosa come il 4,5% del PIL. Il debito rimarrebbe elevato, ma lo spread si ridurrebbe ulteriormente. Questo sarebbe valutato positivamente come un segno di buona volontà nel risanare i conti pubblici.
Lo stato potrebbe anche impiegare parte dei proventi per sostenere investimenti pubblici ad alto potenziale di crescita, come per le infrastrutture.
Questo genererebbe un incremento del PIL, migliorando la situazione fiscale a medio-lungo termine. Tuttavia, disfarsi di partecipazioni in aziende cruciali del mercato azionario non è semplice per la politica, in Italia come all’estero. La preoccupazione di perdere il “controllo” sull’economia che conta è sempre elevata, così come il timore che queste possano finire in mani “sbagliate”.
Partecipazioni statali in borsa: dividendi concentrati
Un’ultima osservazione: le partecipazioni statali in borsa non sono tutte ugualmente redditizie per lo stato. La “maggior parte” del guadagno è concentrata in tre società: Enel, Eni e Poste. In periodi di contrazione dei prezzi dell’energia, anche i dividendi percepiti dal Tesoro tendono a diminuire significativamente in valore assoluto.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
Articoli simili
- Poste Italiane in Vendita: Il Governo Offre il 15% agli Investitori Privati!
- Scopri il Futuro delle Poste: Privatizzazione in Arrivo nel 2026?
- Poste-TIM: Il ritorno dei telefoni di stato dopo 30 anni, il mercato reagisce!
- Poste Italiane lancia OPAS su Tim: Rivoluzione Mercato e Impatto su Azionisti!
- Azioni Poste Italiane in Offerta! Fino al 5% per Risparmiatori e Dipendenti: Scopri gli Incentivi

Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



