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Scopri perché l’Italia chiede 14 miliardi di euro per la difesa: i fondi SAFE al centro!

Fondi SAFE per la difesa, la vera ragione per cui l’Italia ha chiesto 14 miliardi di euro
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Pubblicato da Enzo Conti
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L’Italia ha inoltrato una richiesta di 14 miliardi di euro all’Unione Europea per beneficiare dei fondi SAFE dedicati alla difesa.

Ben 18 nazioni dell’Unione Europea hanno avanzato richiesta per accedere ai fondi per la difesa disponibili tramite il programma SAFE (Security Action for Europe), lanciato a marzo con una dotazione di 150 miliardi di euro. Tra queste, inaspettatamente, figura anche l’Italia, che ha presentato la propria richiesta proprio sul filo del termine stabilito da Bruxelles. Oltre all’Italia, la lista include Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Spagna e Ungheria. Non hanno partecipato Germania, Austria, Svezia, Irlanda, Olanda, Lussemburgo e Slovenia. Questi nomi non sono casuali, come esploreremo.

Acquisti fuori dall’UE consentiti

L’Italia ha richiesto 14 miliardi di euro per la difesa. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha commentato la richiesta, affermando che ciò permetterà di risparmiare significativamente sugli interessi del bilancio nazionale. Infatti, gli stati che non hanno voluto partecipare al programma SAFE sono quelli che riescono a rinegoziare il debito a costi più bassi rispetto all’Unione Europea. I prestiti dovranno essere restituiti entro un massimo di 45 anni, a partire solo dal 2035, e saranno erogati nell’arco di 5 anni.

Con i fondi SAFE per la difesa, l’Italia potrà acquisire munizioni, missili, droni, sistemi anti-droni, scudi antimissile, navi, sommergibili, ecc. Le richieste dovranno essere esaminate e approvate da Bruxelles. È possibile anche coprire spese per commesse già in corso. È importante notare che gli acquisti extra-UE sono permessi fino al 35% delle componenti, una misura più che ragionevole.

Poiché il riarmo europeo avrà un impatto sui bilanci pubblici, è preferibile che almeno benefici le nostre imprese. Tuttavia, ciò contrasta con l’impegno preso di recente dalla Commissione con gli Stati Uniti per effettuare acquisti “massicci” di armi americane.

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Risparmi sugli interessi del bilancio

Quanto potrà risparmiare l’Italia grazie ai fondi per la difesa SAFE? Dipende dal periodo preso in considerazione. Lo spread tra i BTp italiani e i Bund tedeschi è ai minimi dal 2010, attestandosi poco sopra gli 80 punti base. In un certo senso, questo migliora il vantaggio nell’accedere ai prestiti dell’UE, che attualmente si rifinanzia sul mercato a tassi decennali intorno al 2,95%, contro il 3,55% dell’Italia. Una differenza di soli 60 punti, circa lo 0,60%. Tenendo conto delle commissioni, il risparmio è stimato in circa mezzo punto percentuale o leggermente meno.

Sui 14 miliardi di euro richiesti, il risparmio annuo sarebbe di 70 milioni. Considerando una durata media effettiva dei prestiti di 20 anni, si tratterebbe di 1,4 miliardi. Non si tratta di cifre enormi. Allora, perché l’Italia ha richiesto i fondi SAFE per la difesa? Principalmente, per segnalare ai mercati che ogni euro del bilancio è gestito con cura. Diversamente dai fondi sanitari del MES durante la pandemia, qui non ci sono rischi futuri di condizioni imposte sull’utilizzo dei prestiti. Inoltre, ne hanno fatto richiesta due terzi degli stati, mentre in quel caso nessuno. Tra i richiedenti ci sono Francia e Spagna, rispettivamente la seconda e la quarta economia dell’area euro.

Fondi per la difesa: un segnale politico

Un’altra importante motivazione per cui l’Italia ha deciso di accedere ai fondi per la difesa dell’UE è che ciò permetterà al nostro governo di ridurre le emissioni di debito sul mercato nei prossimi anni. Certo, 14 miliardi in 5 anni sono relativamente poco rispetto ai 350 miliardi di euro previsti per le emissioni a medio-lungo termine solo quest’anno. Tuttavia, contribuiranno a mitigare la pressione. Infine, c’è un segnale politico significativo: l’Italia è in prima linea nel riarmo europeo, in piena sintonia con la linea della Commissione. Questo è anche uno dei motivi per cui lo spread è basso.

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