Recentemente, Stellantis ha emesso un obbligazione perpetua suddivisa in tre tranche: due in euro e una in sterline britanniche, riuscendo a raccogliere circa 5 miliardi di euro, con un totale di ordini pari a 19 miliardi. Questo importo si colloca all’interno dei limiti stabiliti dal Consiglio di amministrazione nel febbraio per gli strumenti finanziari detti “ibridi”. Le banche che hanno gestito l’emissione includono Citi, Crédit Agricole, Intesa Sanpaolo IMI, Mediobanca, BNP Paribas, SocGen e Unicredit.
Dettagli sull’obbligazione perpetua di Stellantis
I risultati del collocamento mostrano che la prima tranche in euro è stata emessa per 2,2 miliardi, rispetto a richieste che hanno quasi raggiunto gli 8 miliardi.
La cedola per questa tranche è stata impostata al 6,25% lordo annuo fino alla data di reset del 16 giugno 2031. L’emittente ha la possibilità di rimborsare il capitale durante il trimestre che precede questa data. Di fatto, questa obbligazione perpetua non può essere riscattata per i primi 5,25 anni.
La seconda tranche in euro ammonta a 1,8 miliardi, con ordini che hanno superato i 7 miliardi. Qui, la cedola è stata fissata al 6,875%, poiché il periodo non riscattabile è più lungo: 8 anni. Anche in questo caso, la data di reset è stata fissata per il 16 marzo 2034, con la possibilità di rimborso anticipato a partire da dicembre 2033, ossia tre mesi prima.
La tranche in sterline è stata emessa per 865 milioni (circa 1 miliardo di euro) rispetto a richieste per 4 miliardi. La cedola per questa tranche è dell’8,25% fino alla data di reset del 16 settembre 2032, con possibilità di rimborso a partire da giugno 2032, risultando non riscattabile per 6 anni e 3 mesi. La data di regolamento per tutte e tre le tranche è il lunedì 16 marzo. Le agenzie di rating dovrebbero attribuire valutazioni di Ba2 (Moody’s) e BB per S&P e Fitch.
Questi livelli sono considerati speculativi o non investment grade, a causa dell’alto rischio associato a un’obbligazione di questo tipo.
Rimborso del capitale e incertezze sulle cedole
Effettivamente, l’obbligazione perpetua di Stellantis rappresenta una forma intermedia tra capitale e debito in termini di rischi e trattamento contabile. Tanto è vero che il principale azionista, Exor, detentore del 15,5% del capitale, ha scelto di non partecipare al collocamento. Che implicazioni ha un investimento di questo genere? Il rischio che il capitale non venga mai rimborsato, qualora l’emittente decida di continuare a pagare le cedole a tempo indeterminato. In questi casi, la cedola viene rivalutata alla data di reset e diventa variabile, calcolata come il tasso “mid-swap” più uno spread conforme a quello di emissione.
Ad oggi, non è stato possibile trovare nei documenti ufficiali i dettagli sul ricalcolo delle cedole. È importante sottolineare che un’obbligazione perpetua come quella di Stellantis espone il detentore al rischio di essere trasformato de facto in un azionista. Inoltre, va considerato che il gruppo automobilistico italo-francese sta attraversando un periodo finanziario difficile, avendo recentemente dovuto effettuare svalutazioni per 22 miliardi di euro sul bilancio previsto per il 2025, a seguito del mancato successo dei suoi modelli elettrici.
I fondi raccolti ieri saranno utilizzati dal CEO Antonio Filosa per aumentare la liquidità in previsione della realizzazione del nuovo piano industriale.
Rischio di tasso e di cambio (per la tranche in sterline)
Chi investe in un’obbligazione perpetua si espone anche al rischio tassi, nel caso in cui questi dovessero diminuire e ridurre quindi l’importo delle cedole ricevute dopo il periodo non riscattabile. In uno scenario del genere, Stellantis potrebbe trovare conveniente rifinanziarsi sul mercato a costi inferiori per estinguere il debito più oneroso. Inoltre, la tranche in sterline introduce anche un rischio valutario, nel caso in cui la valuta britannica dovesse svalutarsi rispetto all’euro, riducendo così il valore effettivo delle cedole e del capitale.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



