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TIM Sorprende i Mercati: Valore al Massimo dal 2019!

TIM ai massimi dal 2019: il titolo che ha sorpreso i mercati
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Pubblicato da Enzo Conti
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Le azioni di TIM si distinguono a Piazza Affari anche all’inizio di quest’anno, toccando i massimi dal 2019 con un incremento a doppia cifra

Le azioni di TIM brillano a Piazza Affari, con un incremento dall’inizio dell’anno superiore all’11%, a fronte di un modesto aumento dell’intero FTSE MIB. Hanno raggiunto i livelli più alti dal novembre del 2019, con un rialzo del 200% da quando il governo Meloni ha preso il potere. Questo non sembra un semplice caso, poiché il destino di questa azienda di telecomunicazioni, un tempo monopolista, è stato strettamente legato alle decisioni prese a Palazzo Chigi. Dopo anni di dibattiti, controversie e procedimenti legali, lo scorporo della rete è stato finalizzato con la vendita di NetCo, ora controllata dal fondo americano Kkr e con partecipazioni del Tesoro (20%) e di F2i (10%).

Tale mossa ha permesso al mercato di fare un ulteriore passo avanti verso una vera liberalizzazione, poiché ora tutti gli operatori possono accedere all’infrastruttura in condizioni di parità.

Il rally delle azioni TIM con lo spin-off della rete

Lo spin-off realizzato in Italia ha pochi precedenti, con l’eccezione del Regno Unito dove la creazione di Openreach nel 2008 ha portato all’istituzione di una società indipendente per il controllo della rete, separata da British Telecom. In Francia e in Germania, la separazione è stata solo parziale. Con il recente incremento delle sue azioni, TIM ha raggiunto una capitalizzazione di quasi 13 miliardi di euro, cifra che rimane significativamente inferiore rispetto alle valutazioni di altre importanti compagnie europee: 20 miliardi per quella britannica, quasi 40 miliardi per France Telecom e oltre 135 miliardi per Deutsche Telekom.

Confronto con altre compagnie europee nei mercati azionari

I numeri relativamente bassi di TIM suggeriscono un ampio margine di crescita.

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Naturalmente, questo è possibile solo continuando a generare profitti. TIM non ha registrato un bilancio positivo dal 2019, anno chiuso con un utile netto di 1,026 miliardi. Il 2024 si è chiuso con una perdita di 364 milioni. Gli azionisti non hanno ricevuto dividendi dal 2021, quando furono distribuiti solamente 1 centesimo per azione ordinaria. Questi fattori hanno avuto un impatto negativo sulle azioni di TIM in borsa. Per confronto, il rapporto prezzo/utili per British Telecom è attualmente di 18,75, per Deutsche Telekom di 11,18 e per France Telecom di 46,8.

Dati finanziari

Nonostante tutto, non mancano le buone notizie, che stanno sostenendo il rally degli ultimi anni. Il debito finanziario netto al 30 settembre 2025 era di 10,65 miliardi o 7,55 miliardi “after lease”. Prima dello scorporo del 2024, si attestava tra 25 e 26 miliardi. L’Ebitda, che indica la capacità di generare reddito dalle attività principali, è sceso da 11,2 a 7,5 miliardi sempre “after lease”. In precedenza, quando l’azienda gestiva la rete, il debito netto era 2,5 volte l’Ebitda. Ora, questo rapporto è ridotto a 1:1.

Questo è un dato estremamente significativo. Ricordate le perplessità riguardo l’impatto dello spin-off sui conti aziendali? Molti analisti e azionisti temevano un aumento del “leverage”: con un debito ridotto, il calo dei ricavi generati avrebbe potuto essere maggiore. La rete era considerata una risorsa preziosa per l’azienda, la cui perdita avrebbe potuto portare a conseguenze negative.

Rivoluzione nella governance: entra Poste Italiane, esce Vivendi

Importanti cambiamenti sono avvenuti anche nella governance. Vivendi ha venduto il 90% della sua partecipazione, cedendo di fatto il controllo a Poste Italiane, che nel frattempo ha acquisito la quota di Cassa depositi e prestiti. Oggi, l’istituto guidato da Matteo Del Fante detiene il 27,31%. Gli azionisti si sono sentiti rassicurati da questo cambio di gestione. Gli obiettivi dei francesi non erano mai stati completamente chiari. Più che puntare alla crescita dell’azienda, sembrava che mirassero a limitarne le potenzialità per contenere un concorrente sul mercato europeo.

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Target price positivi

Le possibili sinergie con Poste nel settore dei pagamenti e le voci di un’integrazione con Iliad hanno spinto il titolo in borsa di recente. Secondo Equita, il target price è di 59 centesimi, superiore ai 57 centesimi di questo venerdì. Per Banca Akros è di 63 centesimi, mentre Kepler Chevreux lo valuta 67 centesimi e Intermonte 68. Le azioni di TIM potrebbero continuare la loro corsa, specialmente se continuassero ad arrivare buone notizie dal Brasile, dove l’italiana detiene il 67,39% di Tim Participacoes. L’utile netto nei primi 9 mesi dello scorso anno per quest’ultima è stato di oltre 3,2 miliardi di reais (515,33 milioni al tasso di cambio attuale). Nell’intero anno precedente al Covid, era stato di 438 milioni, considerando un apprezzamento della valuta locale del 13% rispetto alla moneta europea. In borsa, la partecipazione detenuta dalla compagnia vale quasi 9 miliardi di euro.

Azioni TIM deludenti nel lungo periodo

Guardando al lungo periodo, cioè da quando TIM (allora SIP) è entrata in borsa nel febbraio del 1987, non possiamo dire che l’investimento sia stato proficuo. La quotazione iniziale fu in lire italiane. Nel 2003 ci fu uno split di 3,3:1 per rendere le azioni meno costose. Considerando questi fattori, troviamo che il prezzo iniziale delle azioni era di 43 centesimi di euro, quindi in quasi quattro decenni il titolo si è apprezzato solo del 32-33% rispetto ai valori attuali, anche se aveva raggiunto i 9,30 euro agli inizi del 2000 (un incremento del 2.060% in 13 anni, più il 65% dei dividendi incassati!).

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Chi vendette allora realizzò un vero affare. Dall’IPO, invece, l’inflazione italiana è stata superiore al 176%. Le cedole distribuite nel frattempo ammontano a quasi 3 euro per azione ordinaria, generando un rendimento di oltre il 690%. Senza di esse, il solo andamento in borsa avrebbe portato a grosse perdite in termini reali.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

 

 

 

 

 

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