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25 Anni Senza Craxi: Il Vuoto nella Sinistra che Rivive il Passato

Bettino Craxi moriva in Tunisia 25 anni fa
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Pubblicato da Enzo Conti
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Trent’anni fa si spegneva Bettino Craxi ad Hammamet, vittima di un’aggressione mediatica senza precedenti. La sua figura manca ancora oggi alla sinistra italiana.

Il 19 gennaio 2000, ad Hammamet, ci lasciava l’ex presidente del Consiglio Bettino Craxi. Un uomo talmente legato al ventesimo secolo da non poter quasi sperimentare il nuovo millennio. La sua esistenza fu allo stesso tempo affascinante e drammatica, suscitando ammirazione e avversione in un contesto politico italiano complesso e diviso. Dopo anni di elogi, si trovò al centro di derisioni e insulti.

Craxi, un politico dalle idee decise

Descrivere Craxi in poche parole è un compito arduo.

Leader del Partito Socialista Italiano dal 1976 al 1993, fu l’unico esponente non centrista a guidare il governo italiano durante la Prima Repubblica, mantenendo la carica di presidente del Consiglio per quasi quattro anni, dal 1983 al 1987. Nonostante il periodo relativamente breve, Craxi dimostrò le sue notevoli capacità di leader. Era un politico di grande carisma, con una forte visione e doti oratorie notevoli, che spesso irritavano i suoi oppositori, specialmente a sinistra.

Craxi era noto per la sua personalità forte e talvolta percepita come arrogante, anche se non lo era realmente. Era irremovibile sui principi ma aperto al compromesso, in netto contrasto con la sinistra italiana attuale, che sembra aver sacrificato la sua essenza pur di mantenere il potere. La sua identità politica ben marcata lo portò a riconoscere ufficialmente il Movimento Sociale Italiano come avversario politico, delineando chiare distanze dal Partito Comunista Italiano, troppo ancorato a dottrine marxiste al contrario della sua visione più riformatrice e inclusiva.

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Le virtù dello statista

Craxi fu responsabile della fine della scala mobile, un sistema che collegava gli stipendi all’inflazione e che contribuiva a perpetuare quest’ultima.

Si oppose al proprio partito durante il referendum che mirava ad abolirla e lo vinse. Sostenne le industrie di punta come quelle chimiche per rilanciare l’economia italiana e fu proattivo nella politica estera, ottenendo nel 1986, durante il G7 in Giappone, che l’Italia fosse trattata alla pari nelle decisioni importanti dal presidente Ronald Reagan.

Il suo maggiore successo fu di offrire una nuova casa politica alla classe media, che aspirava a prosperare lontano dalle ideologie rigide della sinistra e dalla vecchia politica della Democrazia Cristiana. Trasformò il PSI in un partito che da difensore dei diritti divenne promotore di opportunità, rendendolo così sgradito ai partiti centristi che per decenni avevano dominato quel segmento politico.

Un uomo con difetti e errori

Craxi non era esente da difetti, come ogni persona. Il suo maggiore errore fu di non gestire in modo più accurato i conti pubblici, seguendo una tendenza comune a molti politici del tempo. Anche lui approvò l’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea con il sostegno al Trattato di Maastricht nel 1992, nonostante fosse consapevole dei rischi.

La sua mancanza oggi si sente nella sinistra italiana, che fatica a trovare un leader di tale calibro, capace di unire visione politica e capacità di rinnovamento.

Craxi, un fantasma che ancora inquieta l’Italia

Craxi non si piegò alla pressione mediatica durante il periodo di Tangentopoli. Non cercò compromessi e spiegò ai giudici la realtà del finanziamento politico, rifiutando l’ipocrisia di chi si mostrava sorpreso di fronte alla corruzione. Scegliendo di terminare i suoi giorni in Tunisia, si è lasciato alle spalle un’eredità ancora oggetto di dibattito, incapace di essere pienamente valutata da un paese che ancora lotta con i fantasmi del passato e non riesce a valorizzare le lezioni dei suoi leader più controversi.

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