In Italia si ritorna a discutere di patrimoniale, una proposta avanzata recentemente da Maurizio Landini, segretario della CGIL. In concomitanza con le ultime fasi di discussione della legge di Bilancio prevista per il 2026, il dirigente sindacale ha avanzato la sua proposta: l’introduzione di una tassa dell’1,3% sui patrimoni netti che superino i 2 milioni di euro. Questa imposta permetterebbe di incassare annualmente circa 26 miliardi di euro, fondi che potrebbero essere reinvestiti in servizi sanitari, politiche abitative e supporto per le persone non autosufficienti. Sarebbe l’1% degli italiani a dover contribuire con questa tassa.
La proposta di Landini: favorevoli e contrari
Le reazioni al mondo politico non si sono fatte attendere.
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha prontamente commentato attraverso i social media dichiarando che, durante il suo mandato, la patrimoniale suggerita da Landini non verrà mai approvata. Il Partito Democratico guidato da Elly Schlein non ha espresso un sostegno deciso, al contrario, il Movimento 5 Stelle ha evidenziato che tale proposta “non è all’ordine del giorno”.
Dettagli sull’imposta patrimoniale
La patrimoniale proposta da Landini non rappresenta una novità nel dibattito politico italiano, essendo un tema ricorrente che periodicamente emerge senza mai giungere a una soluzione definitiva. È generalmente supportata dalle forze di sinistra e osteggiata da quelle di destra. Nello specifico, si tratta di un’imposta che si applica sui patrimoni, inclusi immobili, beni mobili registrati e asset finanziari, piuttosto che sui redditi. L’obiettivo è quello di far pagare proporzionalmente di più alle famiglie più ricche, cercando di superare i problemi legati all’evasione fiscale che spesso si verifica nella dichiarazione dei redditi.
In Italia, ogni forma di risparmio, investimento e possesso di beni è già soggetta a tassazione. Ad esempio, esiste una tassa sui depositi bancari, l’IMU su immobili non primari, la Tobin tax sul trading finanziario, la tassa di possesso su auto, motociclette e imbarcazioni. Una vera e propria patrimoniale aggiungerebbe ulteriori gravami su asset già tassati.
Sfiducia nell’attuazione
Indipendentemente dall’orientamento politico, la patrimoniale di Landini solleva perplessità. I patrimoni sono alimentati dai risparmi, i quali derivano da un reddito già tassato. Tassare ulteriormente i patrimoni dopo il reddito disincentiverebbe la creazione di ricchezza. Inoltre, il pagamento della tassa potrebbe risultare complesso in assenza di liquidità. Una famiglia con immobili del valore di diversi milioni potrebbe non avere la liquidità necessaria e dover quindi vendere investimenti per far fronte all’imposta.
Questo scoraggerebbe gli investimenti e potrebbe rallentare la crescita economica italiana.
Inoltre, i possessori di grandi patrimoni potrebbero cercare di eludere il fisco trasferendo i loro beni all’estero. Anche se gli immobili non possono essere spostati fisicamente, potrebbero essere venduti, causando un crollo delle quotazioni. Questo fenomeno si è già verificato nel 2012 con l’introduzione del super-bollo per le auto di grossa cilindrata e l’imposta sulle imbarcazioni, che hanno portato a una crisi in questi settori.
La patrimoniale non è un’idea esclusiva di Landini
La discussione sulla patrimoniale non è limitata a Landini o all’Italia. In Francia, ad esempio, si è parlato della “tassa Zucman”, proposta dai socialisti e rigettata dal fragile governo di Sébastien Lecornu, per evitare la fuga dei milionari all’estero. I proponenti di tali misure enfatizzano i potenziali maggiori introiti, mentre gli oppositori sottolineano l’effetto fugace di tali tasse. Le stime iniziali di Gabriel Zucman parlavano di 15-20 miliardi di euro, ma calcoli più realistici non superano i 5 miliardi.
La patrimoniale per Landini rappresenta un modo per consolidare la sua posizione a sinistra, pur sapendo che difficilmente tale proposta verrà approvata, né ora né in futuro sotto un governo di centro-sinistra. La propaganda è una cosa, mentre legislatore è tutt’altra storia. Tuttavia, nel dibattito pubblico, nulla sembra più eccitante per le fazioni opposte del campo fiscale. Destra e sinistra possono nuovamente ridefinire le proprie identità attraverso questa questione.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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