In Italia, anche nell’ultima settimana è stata discussa la questione della “patrimoniale”, proposta da Maurizio Landini della CGIL, che suggerisce di tassare le ricchezze superiori ai 2 milioni di euro con un’imposta dell’1,3%. L’obiettivo sarebbe quello di raccogliere 26 miliardi di euro per finanziare settori come la sanità, le politiche abitative e il supporto ai disabili. L’unico supporto politico è arrivato dai leader di Alleanza Sinistra Verdi, Nicola Fratojanni e Angelo Bonelli. All’interno del Partito Democratico, solo la segretaria Elly Schlein ha espresso un favore, mentre altri membri o sono rimasti neutri o si sono espressi contro di essa.
Anche il Movimento 5 Stelle, sotto la guida di Giuseppe Conte, ha preferito distanziarsi, evitando di essere etichettato come il “partito delle tasse”.
Il ricordo del prelievo forzoso
L’ex primo ministro e fondatore dell’Ulivo, Romano Prodi, è intervenuto sulla questione, ricordando alla PD di Schlein che continuando a spaventare il ceto medio con proposte come la patrimoniale, rischiano di perdere anche le future elezioni politiche. Ma perché esiste una tale resistenza a questa imposta, che colpirebbe solo una minoranza di patrimoni? Una possibile spiegazione risiede nel “prelievo forzoso” del 1992 dai conti bancari. I risparmiatori furono penalizzati in nome del risanamento dei conti pubblici e dell’introduzione dell’euro, senza ottenere benefici tangibili da tale azione.
Questo evento ha lasciato un profondo senso di sfiducia verso le istituzioni, che hanno in effetti tradito il patto con i cittadini-contribuenti. Un altro motivo potrebbe essere che la patrimoniale aumenterebbe soltanto le già elevate tasse in un paese dove la pressione fiscale è tra le più alte, con un 42,8% del PIL nel 2024 rispetto alla media UE del 40,3%.
Le tasse in Italia sono già elevate
Chi supporta la patrimoniale sostiene che i ricavi potrebbero servire a ridurre le tasse sui redditi dei lavoratori e delle imprese. Analizziamo i numeri. A fine 2024, la ricchezza netta delle famiglie italiane era di circa 11.700 miliardi, con il 60% concentrato nelle mani del 10% più ricco della popolazione. Supponendo di voler tassare proprio questa porzione di italiani, quanto dovremmo prelevare? Per allinearsi alla media UE, sarebbero necessari almeno 55 miliardi. Questa somma verrebbe prelevata da 6 milioni di italiani (bambini inclusi), che dovrebbero pagare circa lo 0,80% del loro patrimonio.
Questo potrebbe sembrare un importo modesto, ma stiamo parlando di circa 80.000 euro su un patrimonio di 10 milioni, che potrebbe essere interamente immobiliare e quindi non liquido. È realistico pensare che milioni di famiglie italiane venderebbero le loro case o i loro portafogli finanziari per pagare questa tassa? E se anche lo facessero, il risultato sarebbe un crollo nel valore dei patrimoni e una conseguente riduzione delle entrate fiscali per l’anno successivo, senza considerare la fuga di capitali all’estero.
Patrimoniale e logica assistenziale
Gli italiani sono più saggi e scalti di quanto la politica possa credere. Sono consapevoli che tali misure non favorirebbero i più bisognosi, ma piuttosto causerebbero la fuga dei più ricchi e sarebbero difficili da implementare. Inoltre, credere che lo stato utilizzerebbe questi fondi per ridurre altre tasse è come sperare che un lupo non tocchi le pecore dopo averne ricevuto una in sacrificio. Quindi, a che cosa servirebbe realmente la patrimoniale, se non a incrementare la capacità del governo di turno di raccogliere consensi con i soldi altrui? La maggior parte dei cittadini desidera che lo stato crei le condizioni per lavorare e produrre autonomamente, non di vivere alle spalle degli altri contribuenti.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



