È partita ieri l’Offerta Pubblica di Scambio (OPS) iniziativa da Unicredit per acquisire Commerzbank, e subito il mercato ha mostrato un segnale iniziale promettente. Lo sconto sul prezzo delle azioni della banca tedesca è diminuito dal 7,5% all’8,7%, e questa mattina ha visto un’ulteriore riduzione a poco più del 6%. Se questa tendenza dovesse continuare, aumenterebbero significativamente le possibilità per Andrea Orcel di acquisire una quota ancora maggiore del capitale di Commerzbank. Il rapporto di scambio è stato stabilito a 0,485 azioni Unicredit per ogni azione Commerzbank offerta. Ieri, il 99,55% dei soci in assemblea ha dato il via libera all’operazione, supportata dall’emissione di un massimo di 470 milioni di azioni ordinarie per un valore totale di 6,7 miliardi di euro più un premio aggiuntivo.
Controversie nell’OPS di Unicredit su Commerzbank
Nel giorno di avvio dell’OPS, ci sono state intense dichiarazioni tra i vertici delle due istituzioni finanziarie. Michael Kotzbauer, vicepresidente del consiglio di amministrazione di Commerzbank, ha categoricamente respinto le affermazioni secondo cui i tedeschi sarebbero contrari al dialogo. Al contrario, ha evidenziato che ci sono stati incontri con i dirigenti di Milano, i quali non hanno portato a nessuna discussione riguardante il modello di business. Secondo Unicredit, ci sarebbe l’intenzione di “smantellare” la banca tedesca.
Questo verbo riflette le paure diffuse in Germania. L’allusione è alla rete di filiali che Orcel considera “eccessiva”, ma che i dirigenti di Commerzbank ritengono essenziale per supportare le piccole e medie imprese tedesche. La difesa mira a sensibilizzare il governo e l’opinione pubblica sull’importanza di proteggere la nazionalità della banca da acquisizioni esterne, per evitare contraccolpi macroeconomici significativi.
Questo è sostanzialmente lo stesso timore espresso da politici e industriali tedeschi.
Partecipazione cresciuta al 35,5%
Dall’Italia, anche il presidente Pier Carlo Padoan ha intervenuto, sottolineando come la controparte potrebbe trovarsi impreparata agli sviluppi e ribadendo che la banca che rappresenta, in qualità di principale azionista, ha tutto l’interesse a valorizzarla al massimo. Proprio ieri è emerso che la partecipazione di Unicredit è aumentata dal 29,99% al potenziale massimo del 35,5%, grazie alla firma di un contratto derivato (“total return swap”) con Nomura.
Orcel preferirebbe mantenere una quota inferiore al 50%, in modo da non dover consolidare il bilancio di Unicredit con quello della filiale. Solo in una seconda fase, una volta completata l’OPS, potrebbe costringere di fatto il governo tedesco a sostenere l’acquisizione di Commerzbank. Attualmente, lo stato federale detiene una quota superiore al 12%. Teoricamente, se tutti gli azionisti aderissero all’OPS, inclusa la partecipazione dello stato tedesco, Piazza Gae Aulenti emetterebbe 356 milioni di azioni, rappresentando il 18,9% del suo capitale totale.
Termini dell’offerta attualmente non vantaggiosi
L’OPS di Unicredit si concluderà il 16 giugno. Alle condizioni attuali del mercato, gli azionisti di Commerzbank non avrebbero incentivi a partecipare. Infatti, il cambio proposto valuta le loro azioni a circa 34 euro, rispetto ai più di 36 euro di valore di mercato. Sarebbe necessario che le due valutazioni si allineassero per stimolare ulteriori adesioni. È probabile che Orcel migliori l’offerta vicino alla scadenza, anche se è improbabile che conceda molto di più.
Il suo vero obiettivo non è aumentare drasticamente la partecipazione in questo modo. L’operazione diventa necessaria dopo il riscatto di azioni di Commerzbank; riducendo le azioni in circolazione, aumenta la partecipazione di Unicredit al di sopra della soglia del 30%, oltre la quale la legge tedesca richiede il lancio di un’offerta per il capitale rimanente.
La diminuzione dello sconto, come abbiamo detto, può essere un primo segnale positivo del mercato riguardo al successo dell’operazione. Tuttavia, questo è coinciso con la pubblicazione dei risultati trimestrali di Unicredit, con profitti superiori alle previsioni e record attesi per tutto il 2026 a 10-11 miliardi di euro. Le prossime settimane confermeranno o meno se l’allineamento tra la valutazione dell’OPS e i prezzi di mercato si verificherà. La Commissione europea, che mira a creare giganti bancari transnazionali capaci di competere a livello internazionale e superare la frammentazione del mercato comunitario, ha sicuramente interesse a che l’integrazione abbia successo. Ma la politica nazionale rimane influente quando si parla di banche, come abbiamo visto con Unicredit quando, un anno fa, tentò di acquisire Banco BPM, incontrando l’opposizione del governo Meloni, nonostante fosse una questione all’interno dello stesso mercato domestico.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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