Nella holding della famiglia Del Vecchio, Delfin, che possiede una serie di partecipazioni azionarie significative sia in Italia che all’estero, come in EssiLux (32,4%), Monte Paschi di Siena (17,5%), Generali (10%), Unicredit (2,7%) e Covivio (28,1%), emergono notizie sorprendenti. Nicoletta Zampillo ha inviato una lettera al consiglio di amministrazione, con sede in Lussemburgo, per revocare la concessione dell’usufrutto a suo figlio Rocco Basilico, concessione fatta poco dopo la morte di suo marito Leonardo Del Vecchio, fondatore della dinastia finanziaria, deceduto il 27 giugno 2022.
Struttura del capitale di Delfin
La signora afferma di aver compiuto tale atto in uno stato di “fragilità emotiva”, profondamente colpita dal dolore causato dalla perdita del coniuge.
Il capitale di Delfin era diviso in otto parti uguali del 12,50% ciascuna, secondo le disposizioni testamentarie di Leonardo senior: una quota per ciascuno dei figli Marisa, Paola, Luca, Claudio, Clemente e Leonardo Maria, oltre che per la moglie Nicoletta e per Rocco Basilico, figlio avuto da un primo matrimonio con il banchiere Paolo.
Tuttavia, a Rocco fu assegnata la nuda proprietà, lasciando l’usufrutto alla madre. La donna trasferì subito tale diritto al figlio, che dal 1 luglio 2022 diventò pieno proprietario della sua quota. Perché è importante questa vicenda? Il 27 aprile scorso, Delfin ha approvato il trasferimento delle quote di Paola e Luca a Leonardo Maria e l’incremento dei dividendi per tre anni dal 10% all’80% dell’utile netto. Basilico ha votato contro in entrambe le occasioni e ha presentato un ricorso al giudice del Lussemburgo, sostenendo che per tali delibere sarebbe necessaria l’approvazione di almeno l’88% dei soci.
La sua quota del 12,50% avrebbe potuto bloccare tutto.
Un’assemblea di aprile straordinaria?
Se le fosse stato revocato ex ante l’usufrutto, i suoi diritti di voto nell’assemblea di un mese fa sarebbero decaduti. Quindi, sarebbe come se non avesse votato, e questo stratagemma permetterebbe a Leonardo Maria di acquisire le quote dei fratelli senza dover attendere il responso del giudice sulla validità del quorum. Nel frattempo, il trentunenne ha anche acquisito la nuda proprietà della quota materna, cioè la stessa Zampillo. In teoria, dovrebbe quindi detenere il 37,5% pieno e il 12,50% con poteri limitati, per un totale del 50% di Delfin.
L’usufrutto conferisce al titolare (Zampillo) il diritto di riscuotere i dividendi e di voto nelle assemblee ordinarie. Il nudo proprietario (Basilico), invece, mantiene il diritto di voto nelle assemblee straordinarie. Questo aspetto potrebbe aprire una nuova controversia legale: l’assemblea di fine aprile scorso può essere considerata ordinaria o straordinaria? Nel secondo caso, il voto di Basilico rimarrebbe valido e la revoca dell’usufrutto non concluderebbe il ricorso contro la delibera del CDA.
Il risiko bancario dipende da Leonardo Maria
Le tensioni in Delfin non si limitano a dispute familiari, ma hanno implicazioni sul sistema bancario e finanziario italiano. Leonardo Maria ha ottenuto un prestito di 11 miliardi da un consorzio di banche, tra cui BNP Paribas, Crédit Agricole e Unicredit, destinato ad acquisire per 10 miliardi le quote dei due fratelli e a rifinanziare un debito di 1 miliardo per la sua Lmdv.
Una volta aumentato il suo capitale, punterebbe a vendere le partecipazioni finanziarie per generare liquidità e con il ricavato ridurre parte del debito. L’aumento dei dividendi gli servirebbe per coprire gli interessi, circa 400 milioni all’anno.
Se il piano di Leonardo Maria dovesse realizzarsi, Delfin potrebbe vendere il 17,5% in Monte Paschi, di cui è il principale azionista. Questo significherebbe un cambio di governance in una delle maggiori banche italiane. Da mesi si rumoreggia che Unicredit, che nel frattempo è salita oltre il 9% in Generali, una controllata di Siena al 13,20% attraverso Mediobanca, potrebbe essere l’acquirente. E se Delfin dovesse anche vendere il 10% della compagnia assicurativa, assisteremmo a un possibile cambio di governance anche lì.
Delfin considera una liquidazione (scontata) di Basilico?
Nelle ultime settimane, era emersa la notizia che Delfin stesse considerando la possibilità di liquidare Basilico per risolvere la disputa giudiziaria e semplificare la struttura societaria. La lettera della madre era un tentativo di mettere pressione sul figlio primogenito per accelerarne l’uscita? In qualità di solo nudo proprietario, egli non potrebbe reclamare il pieno pagamento della quota, stimata in 5 miliardi. Il valore attuale sarebbe poco più della metà. Si ipotizza che la stessa holding potrebbe liquidarlo attingendo in parte alle riserve e in parte ai guadagni che otterrebbe vendendo alcune partecipazioni. Con la revoca dell’usufrutto, però, ciò avverrebbe con molte meno risorse. Un vantaggio significativo per Leonardo Maria, che controllerebbe più facilmente la holding.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
Articoli simili
- Leonardo Maria e il Grande Piano per il Controllo di Delfin: Svelati i Dettagli Chiave!
- Rischio bancario italiano in bilico: il caso Delfin ‘sub iudice’ congela tutto?
- Leonardo Del Vecchio sale al 37,5%: l’assemblea Delfin approva!
- Delfin vende quota MPS a Unicredit? La mossa strategica dei Del Vecchio!
- Delfin in Crescita: Nuovi Scenari per MPS, Generali e UniCredit!

Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



