La riapertura dello Stretto di Hormuz è ormai vicina e ciò ha portato a una diminuzione dei prezzi del petrolio e del gas, con il Brent che raggiunge i minimi da marzo, scendendo sotto i 83 dollari al barile. Questo scenario sta influenzando le previsioni di inflazione in Italia, proprio mentre si svolge l’emissione del BTp Italia Sì. Nonostante ciò, le sottoscrizioni da parte del mercato retail non mostrano un cambiamento rapido nell’atteggiamento delle famiglie.
Calo delle previsioni di inflazione in Italia
Attualmente, il BTp Italia giugno 2032 (ISIN: IT0005648255) presenta un rendimento reale dell’1,48%, a confronto con il 3,19% del BTp luglio 2032 a cedola fissa (ISIN: IT0005647265).
Il differenziale, o “breakeven”, di 1,71% mostra le aspettative medie di inflazione per i prossimi sei anni, un valore al di sotto del 2% target della Banca Centrale Europea (BCE), ed è inferiore anche al 3,2% di maggio, recentemente confermato dall’ISTAT.
Questa situazione indica un miglioramento rispetto a soltanto una settimana fa, quando il rendimento del bond indicizzato era dell’1,41% rispetto al 3,39% del corrispettivo a tasso fisso. Le previsioni di inflazione per l’Italia erano quasi al 2% (1,98%) il martedì precedente, in lieve calo rispetto alle settimane antecedenti, quando erano appena sopra questa soglia. La notizia del pre-accordo di pace tra USA e Iran ha già ridotto le aspettative del mercato di oltre un quarto di punto percentuale.
Potenziale impatto sui BTp
Le aspettative rimangono superiori ai livelli pre-conflitto. Alla fine di febbraio, le previsioni di inflazione in Italia erano del 1,36%, ovvero mediamente 0,35% all’anno inferiori rispetto ai valori attuali.
Questo spiega l’incremento dei rendimenti dei BTp lungo la curva dei tassi. Il rendimento decennale è aumentato dal 3,28% al 3,65%, mentre il tasso a due anni è salito dal 2,14% al 2,73%, riflettendo il rialzo dei tassi di interesse.
La riduzione delle previsioni potrebbe avere significativi effetti sul mercato dei titoli di stato. La preoccupazione che l’inflazione in Italia possa accelerare o mantenersi elevata nel medio-lungo termine sta diminuendo, il che potrebbe deprimere la domanda di bond indicizzati a favore di quelli a cedola fissa. Guardando al 2028, la prospettiva non cambia: in una settimana, l’inflazione prevista è scesa da una media del 1,95% a 1,60%.
Indicizzati da considerare nel portafoglio
Bisogna fare attenzione a non lasciarsi influenzare troppo dagli eventi. Proprio come l’inflazione ha colpito inaspettatamente due volte in pochi anni, potrebbe ripetersi in futuro. Nonostante la riduzione delle tensioni geopolitiche, i bond indicizzati potrebbero perdere parte del loro appeal, ma ciò non significa che debbano essere esclusi da un portafoglio d’investimento diversificato, dovrebbero infatti essere mantenuti, anche se in misura minore, per proteggere il capitale dalla perdita di potere d’acquisto.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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