Leonardo Maria Del Vecchio ha optato per un piano alternativo e sta esplorando da alcuni giorni la possibilità di ottenere finanziamenti da Apollo Global Management per il ristrutturamento di Delfin, il holding di famiglia. Questa mossa è stata considerata dopo diverse settimane di stallo con le banche. Il maxi-prestito di 11 miliardi di euro fatica a decollare a causa delle divergenze sui termini di erogazione. Il fondo offrirebbe condizioni più vantaggiose e una realizzazione in tempi brevi (entro la fine del mese). Nell’accordo entrerebbero alcune delle banche precedentemente contattate per il finanziamento, incluse Unicredit, mentre BNP Paribas si sarebbe ritirata.
Potenziale accordo tra Delfin e Apollo? Impatti sul risiko bancario
Un possibile accordo tra Delfin e Apollo avrebbe effetti diretti sul risiko bancario, recentemente riaperto dall’OPAS di Intesa Sanpaolo su Monte Paschi di Siena.
Torniamo al 27 aprile scorso. L’assemblea dei soci ha approvato l’acquisizione delle quote di Paola e Luca da parte del fratello Leonardo Maria, che così aumenterà la sua partecipazione dal 12,50% al 37,50%. Il prezzo di vendita è di 10 miliardi. Un altro miliardo sarà necessario alla società personale LMDV per rifinanziare un debito in scadenza. Per coprire questa ingente somma, il giovane Del Vecchio ha stipulato un accordo con varie banche, guidate dal consorzio formato da BNP Paribas, Crédit Agricole e Unicredit.
Le condizioni imposte per il prestito sono rigide: durata non superiore ai 18 mesi, interessi del 4% e le quote di Delfin oggetto della transazione messe a garanzia. E i termini di erogazione si stanno allungando. Per questo Leonardo Maria sta valutando un piano alternativo: un accordo con Apollo, includendo anche le banche già interpellate che accetterebbero di partecipare.
Si discute di un prestito con una durata di 5-7 anni e senza la necessità di garanzie sulle quote acquisite. Inoltre, i fondi sarebbero disponibili in pochi giorni.
Minore influenza per Unicredit
Perché questa notizia ha rilevanza sul risiko bancario italiano? L’accordo con le banche dà a Unicredit un’importante leva, dato il suo interesse nel contesto che coinvolge MPS e Generali. Infatti, la banca, guidata da Andrea Orcel, detiene circa il 9% della compagnia assicurativa e Delfin ne possiede un altro 10%, oltre al 17,5% di MPS. Si rumoreggia da mesi che la holding potrebbe vendere queste partecipazioni sotto pressione di Leonardo Maria, il quale riceverebbe così una quota significativa dei profitti realizzati.
Il piano A – il ristrutturamento di Delfin attraverso le banche – aumenterebbe il potere di Unicredit in termini di influenza sull’intero sistema finanziario italiano. Se Leonardo Maria fosse costretto a vendere la sua quota in Delfin, Orcel potrebbe approfittarne, aumentando la sua partecipazione fino a quasi il 20%, superando così MPS/Intesa al 13,3% più un ulteriore 3,13% diretto di Ca’ de Sass. Il piano B libera il destino della holding da Piazza Gae Aulenti, offrendo così un supporto indiretto a Intesa in questo momento.
MPS e Generali diventano sempre più un campo di battaglia
È interessante notare il passo indietro di BNP Paribas.
Forse ciò indica l’accettazione che non sarà possibile acquisire il tanto desiderato gioiello del sistema bancario transalpino: il Leone di Trieste. Questo obiettivo è ambito da molti, ma con l’OPAS di Intesa sembra sfumare ogni possibilità di controllo straniero. Il ristrutturamento di Delfin era previsto fin dall’inizio in questo contesto. Liberando le quote nelle partecipazioni finanziarie italiane, il prestito bancario avrebbe facilitato scalate da parte di soggetti esterni, anche non italiani. Apollo cambierebbe le carte in tavola, dando nuova energia a Leonardo Maria.
Unicredit otterrebbe un vantaggio indiretto, anche se probabilmente perderebbe influenza su Delfin. L’assenza di erogazione del prestito o l’erogazione di un prestito di importo inferiore aumenterebbe la liquidità disponibile per realizzare operazioni finanziarie sul mercato domestico. In pratica, meno denaro a Leonardo Maria significherebbe più risorse per aumentare la partecipazione in Generali e/o entrare in MPS. Da questo punto di vista, Apollo contribuirebbe a rendere ancora più incerto l’esito del risiko bancario.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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