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Assicurazioni 2026: Scopri il Segreto dietro la Strategia delle Banche!

Perché le banche vogliono venderci le assicurazioni? Il segreto del risiko del 2026
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Pubblicato da Enzo Conti
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Il modello di bancassicurazione, originario della Francia, sta diventando un esempio di efficienza e resistenza alle crisi.

Nel contesto attuale del risiko finanziario italiano del 2026, emerge un concetto chiave, noto principalmente agli esperti del settore, che sta guidando tutte le recenti operazioni finanziarie: la bancassicurazione. Questo termine deriva dal francese “bancassurance”, e vedremo a breve il perché. Nei media si fa riferimento anche al concetto di “banca universale”, ovvero un istituto che fornisce al cliente una gamma completa di servizi finanziari: prestiti, mutui, consulenza sugli investimenti, settore immobiliare, ecc. Questo è il modello verso cui si sta orientando Monte Paschi di Siena con Luigi Lovaglio, dopo la sua recente e controversa rielezione a CEO ad aprile. O forse dovremmo già parlarne al passato, considerata l’OPA lanciata da Intesa Sanpaolo questa settimana.

Il modello di bancassicurazione alla francese

La bancassicurazione è un concetto che si è sviluppato in Francia circa cinquant’anni fa. Il termine stesso suggerisce l’integrazione tra l’attività bancaria e quella assicurativa. In Francia, le banche dominano largamente il mercato dei servizi assicurativi, con una quota del 60-65% nel settore Vita e del 26% nel settore Danni (auto, casa, salute), generando un fatturato annuo che si aggira tra i 45 e i 50 miliardi di euro.

Attraverso il caso di Monte Paschi, possiamo vedere come la bancassicurazione sia diventata un obiettivo desiderato in Italia e all’estero; non tanto per quello che rappresenta, quanto per quello che ha recentemente acquisito attraverso l’acquisizione di Mediobanca: Generali. La compagnia assicurativa triestina ha un valore di mercato superiore ai 60 miliardi di euro e gestisce asset per circa 900 miliardi. Il suo controllo è diventato strategico anche a livello sistemico. Non a caso, l’anno scorso il governo di Giorgia Meloni ha guardato con preoccupazione all’instaurarsi di una joint venture con Natixis, che è stata poi interrotta dopo pochi mesi.

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Il governo temeva che ciò potesse portare a un utilizzo dei risparmi italiani all’estero.

Stabilità e resistenza alle crisi

Perché ora tutti vogliono adottare la bancassicurazione? Il modello francese si è affermato nei decenni per la sua solidità e capacità di resistere alle crisi. Le banche guadagnano prestando denaro raccolto dai clienti. La loro principale fonte di reddito proviene dal margine d’interesse. Con tassi di interesse elevati, come quelli degli ultimi anni, le banche hanno realizzato profitti. Tuttavia, quando i tassi sono bassi, come nel decennio precedente al 2022, le banche faticano a generare sufficienti guadagni dal loro business principale.

Pertanto, è meglio diversificare. Da anni, le banche europee hanno iniziato a concentrarsi maggiormente sulle commissioni, che ora rappresentano fino a un terzo o più dei loro ricavi totali. Commissioni su cosa? Sui servizi offerti ai clienti, principalmente legati agli investimenti. Le banche si sono trasformate sempre più in consulenti finanziari. Entrando in una filiale, si può notare che il personale non si limita a offrire mutui e prestiti, ma anche azioni, obbligazioni, fondi, ETF, titoli di stato, ecc. E poi ci sono le polizze assicurative.

Condivisione dei profitti con controllo della filiera

Le banche sono in una posizione ideale per potenziare il business delle assicurazioni, grazie alla loro ampia diffusione territoriale e al rapporto stretto con i clienti.

Inoltre, molti servizi di base, come i mutui, richiedono una copertura assicurativa contro i rischi. Finora, gli istituti hanno stipulato accordi con le compagnie assicurative in cambio di commissioni: una certa somma per ogni polizza sottoscritta dai clienti, per sponsorizzazioni, ecc. La bancassicurazione eleva la qualità di questi accordi: le banche controllano direttamente le compagnie e non si limitano più a ricevere commissioni, ma puntano alla condivisione dei profitti.

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Esistono anche motivazioni regolamentari dietro questa scelta. Le banche devono rispettare requisiti patrimoniali sempre più stringenti. La vigilanza europea mira a bilanci solidi per prevenire possibili crisi. Le compagnie assicurative sono caratterizzate da elevati indici di patrimonializzazione e da una vasta disponibilità di liquidità. L’integrazione permette alle banche di “alleggerire” questi requisiti e di mostrarsi costantemente più solide di quanto non sarebbero senza il controllo delle assicurazioni. In questo senso, l’esempio francese diventa un punto di riferimento per tutta Europa.

La bancassicurazione non è una semplice somma di business

Anche Francoforte sta spingendo in questa direzione con lo “sconto danese”. Quando una banca acquisisce un’assicurazione, può ridurre l’assorbimento di capitale, a condizione che sia considerata un “conglomerato finanziario”, ovvero non si limiti a essere solo una banca, ma possieda anche partecipazioni di natura finanziaria. Questo è il motivo per cui Intesa ha recentemente acquisito una partecipazione del 3% in Generali prima ancora di ottenere il controllo tramite Monte Paschi/Mediobanca.

Una bancassicurazione non deve essere vista come la mera somma di una banca e una compagnia assicurativa. Le sinergie tra i due settori aumentano i ricavi e i profitti. Considerate questo dato: le banche italiane attualmente prestano meno del 70% dei depositi dei loro clienti a famiglie e imprese. Ciò significa che c’è una grande quantità di liquidità nei conti che rimane inutilizzata. Uno spreco economico sia per le banche che per il mercato. In molti casi, i risparmiatori non sono a conoscenza delle opportunità di guadagno o di protezione dai rischi. Se in filiale c’è qualcuno che si prende cura di informarli, una quota maggiore di questa liquidità potrebbe essere trasformata in polizze.

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giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

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