La protezione per i familiari dopo la morte di una persona cambia nome a seconda dello status del defunto: si utilizza il termine pensione di reversibilità se il defunto era già pensionato, mentre si parla di pensione indiretta se era ancora in attività lavorativa e aveva accumulato i necessari contributi. In entrambe le situazioni, il beneficio è destinato a determinati familiari specificati dalla legge.
Abbiamo ricevuto questa domanda:
Un pensionato è deceduto lasciando un’ex moglie da cui era separato senza colpa, una figlia di 24 anni che studia all’università e lavora part-time, e una compagna con cui conviveva da otto anni. L’ex moglie non riceveva un assegno di mantenimento. La compagna afferma di avere diritto alla pensione di reversibilità perché economicamente dipendente dal defunto. La figlia è preoccupata che il suo reddito da lavoro possa escluderla dai benefici. Come viene suddivisa la pensione di reversibilità e chi viene escluso?
Pensione di reversibilità: il diritto è mantenuto dalla moglie separata?
Il primo aspetto riguarda il coniuge separato.
La separazione non annulla il vincolo matrimoniale e l’ex coniuge superstite è incluso tra i beneficiari secondo l’articolo 22 della legge del 21 luglio 1965, n. 903.
La questione diventa più complessa nel caso di separazione con addebito. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 286 del 1987, ha esteso il diritto alla prestazione anche al coniuge ritenuto responsabile della crisi coniugale, eliminando una precedente distinzione discriminatoria.
Nel caso in esame, quindi, la moglie separata senza addebito ha diritto alla pensione di reversibilità, anche se non beneficiava di un assegno di mantenimento. Questo dettaglio non influisce sulla situazione del coniuge separato, ma ha un’importanza diversa per l’ex coniuge divorziato.
La compagna convivente è considerata superstite?
La compagna di fatto non è automaticamente inclusa tra i beneficiari della pensione di reversibilità.
Infatti, la convivenza di fatto, anche se duratura e caratterizzata da una dipendenza economica, non è equiparata al matrimonio o all’unione civile.
La legge del 20 maggio 2016, n. 76, ha esteso ai membri delle unioni civili molti diritti precedentemente riservati ai coniugi, inclusi quelli relativi alla pensione di reversibilità. Tuttavia, non ha concesso gli stessi diritti ai conviventi more uxorio.
Di conseguenza, la compagna è esclusa dalla pensione, a meno che non fosse legata al pensionato da un’unione civile. Non sono sufficienti la residenza comune, l’assistenza reciproca o il contributo alla vita di coppia per ottenere il diritto alla pensione.
La figlia universitaria e lavoratrice part-time perde il diritto?
Per i figli adulti che studiano, è necessario considerare l’età, il percorso di studi e la situazione economica. La normativa prevede il beneficio fino ai 21 anni per gli studenti delle scuole secondarie e fino ai 26 anni per gli universitari.
Un’attività lavorativa non preclude automaticamente il diritto al beneficio. Bisogna valutare se la figlia fosse economicamente dipendente dal genitore al momento della sua morte e se il suo reddito fosse così basso da non garantirle l’autosufficienza economica.
L’INPS esamina il mantenimento abituale e l’importanza del reddito personale. La mera esistenza di un contratto di lavoro non è sufficiente per negare il beneficio. Saranno determinanti l’ammontare del reddito, la regolarità dell’iscrizione universitaria e la dipendenza economica dal padre.
La distribuzione della pensione di reversibilità nel caso specifico
La soluzione si chiarisce distinguendo le tre situazioni. La convivente non ha diritto alla prestazione, mancando un matrimonio o un’unione civile. La moglie separata, invece, è inclusa tra i superstiti protetti. La figlia universitaria può avere diritto se dimostra di essere ancora a carico e di non avere raggiunto un’autonomia economica effettiva.
Normalmente, quando spettano quote sia al coniuge sia a un figlio, la misura totale corrisponde all’80% della pensione del defunto: il 60% è legato alla presenza del coniuge e il 20% a quella del figlio. Se la figlia perde i requisiti, la quota viene ricalcolata.
La domanda deve essere inoltrata all’INPS con la documentazione relativa alla separazione, all’iscrizione universitaria e ai redditi della studentessa. Il punto cruciale non è la nuova convivenza del pensionato, ma la verifica concreta della situazione della figlia e il mantenimento dei requisiti di legge.
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



