Al termine della sessione di oggi, i tabelloni della Borsa di Corea mostravano un drammatico ribasso del 12,06%, lasciando gli investitori di Seoul in uno stato di incredulità. Sebbene le tensioni sui mercati finanziari siano una realtà globale, un crollo così marcato non si è osservato altrove. È interessante notare che la Corea del Sud non è direttamente coinvolta negli attuali conflitti bellici in Medio Oriente.
Il tracollo dopo l’ascesa del mercato coreano
Fino a pochi giorni fa, si discuteva del boom del KOSPI, l’indice di riferimento del mercato azionario coreano, che aveva registrato un incremento del 50% dall’inizio dell’anno. Nonostante il recente tracollo, l’indice mantiene un guadagno annuo del +101,41%. Le quotazioni avevano quasi recuperato il 30% di sconto rispetto ai corrispettivi di Wall Street. Il rapporto prezzo/utili era salito fino a un picco di 26,3, avvicinandosi al 29,3 dell’indice S&P 500.
Attualmente, questo rapporto è diminuito a 17, ma resta significativamente superiore al livello inferiore a 10 registrato un anno fa.
Le vendite scatenate dalla crisi in Medio Oriente
Non sembra essere accaduto nulla di eccezionalmente insolito. Alcuni suggeriscono che numerosi investitori retail, che hanno sostenuto la Borsa di Corea recentemente, potrebbero aver iniziato a vendere per incassare i profitti accumulati nei mesi passati. I dati non confermano che siano stati proprio loro a provocare il crollo. Emergono quindi supposizioni di “vendite di panico”, spinte dalle ansie del mercato. Il recente boom era stato guidato dall’intelligenza artificiale, e probabilmente il mercato ha riconsiderato i prezzi alla luce delle tensioni geopolitiche.
La Corea del Sud, con i suoi 52 milioni di abitanti, è una nazione relativamente piccola ma rappresenta la quarta economia mondiale importatrice di petrolio, con una media di 2,75 milioni di barili al giorno. L’incremento dei costi di petrolio e gas ha un impatto negativo sulla dodicesima economia mondiale, minacciando seriamente il boom dell’IA. I data center consumano molta energia e l’aumento dei prezzi recente solleva dubbi sulla loro capacità di gestire l’aumento dei costi. In questo scenario, chi acquisterà i semiconduttori prodotti in Corea? Non sorprende che il tasso di cambio con il dollaro abbia superato brevemente la soglia di 1.500 won per la prima volta dal 2008.
L’aumento dei costi energetici minaccia l’IA
Il crollo della Borsa di Corea è principalmente legato a Samsung e SK Hynix, che insieme costituiscono circa la metà del KOSPI in termini di capitalizzazione. Questa forte concentrazione nel settore tecnologico ha contribuito agli aumenti degli ultimi mesi e oggi è una delle principali cause del crollo. Mentre i coreani assistono alla fine del sogno di dominare i mercati finanziari globali, il messaggio da Seoul è chiaro: l’IA potrebbe subire un duro colpo a causa dell’aumento dei costi energetici.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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