La situazione a Cuba si aggrava man mano che la mancanza di petrolio inizia a essere percepita dagli osservatori internazionali come una vera e propria crisi umanitaria. Anche se il blocco economico imposto dagli Stati Uniti ha il suo peso, non è l’unico fattore. Per decenni, l’isola ha goduto di forniture energetiche a costi molto ridotti o addirittura gratuiti, inizialmente dall’Unione Sovietica e successivamente dal Venezuela di Hugo Chavez e Nicolas Maduro. L’arresto di Maduro ha inflitto un duro colpo al governo castrista. Il Prodotto Interno Lordo dell’isola è sceso del 5% nel 2025 e del 15% negli ultimi cinque anni. L’inflazione ufficiale è intorno al 14%, ma secondo gli analisti indipendenti, quella reale si aggira sul 70%.
La crisi petrolifera intensifica la pressione su Cuba
Il cambio della moneta cubana ha raggiunto livelli minimi senza precedenti. Oggi, un dollaro equivale a 472 pesos. Prima della maxi-svalutazione del 16 dicembre, bastavano meno di 125 pesos. Nonostante ciò, le relazioni diplomatiche tra L’Avana e Washington non sono completamente assenti come vorrebbe far credere il presidente Miguel Diaz-Canel. Il segretario di Stato, Marco Rubio, di origine cubana, è in trattative con Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote di Raúl Castro, ex presidente e fratello di Fidel.
La Casa Bianca sta aumentando la pressione sull’isola per ottenere due obiettivi: la liberalizzazione dell’economia, includendo l’ingresso di capitali americani negli asset infrastrutturali, e la liberazione dei prigionieri politici. Nel frattempo, qualcosa di paradossale sta avvenendo: dalla Florida partono navi cariche di carburante dirette verso Cuba.
Gli Stati Uniti stanno forse contravvenendo al loro stesso embargo?
Il settore privato come chiave di volta
La situazione è complessa. Le spedizioni coinvolgono i cosiddetti container ISO, lunghi 20 piedi e con una capacità massima di 6.900 galloni (26.119 litri). Diversi imprenditori, molti dei quali di origine cubana, stanno fornendo carburante a entità private sull’isola. L’embargo proibisce la fornitura di carburante alle imprese statali, creando così una scappatoia legale. Questo sta dando vita a un nuovo business che aiuta a mitigare la crisi petrolifera cubana. Qui, le importazioni di petrolio da parte di aziende private sono permesse, a condizione che servano per il proprio uso e non per la rivendita.
Il settore privato a Cuba è ancora limitato e in alcuni casi controllato da membri del regime, inclusi membri della famiglia Castro. Non è sempre facile distinguere tra settore pubblico e privato, con quest’ultimo che rimane predominante. Tuttavia, L’Avana sta trovando conveniente permettere che il carburante fluisca per soddisfare le necessità immediate. Con un fabbisogno giornaliero stimato in 100.000 barili, la produzione locale non supera il terzo. I due terzi mancanti devono essere coperti tramite importazioni, che sono state quasi completamente bloccate negli ultimi due mesi.
Isola in balia di blackout e rischio di malattie infettive
La politica di Washington si sta muovendo per offrire garanzie a chi partecipa a questo mercato.
Alcuni sostengono la necessità che il governo federale emetta più licenze specifiche, mentre altri spingono per una licenza generale. Nel settore privato cubano, la crisi petrolifera sta diventando un’opportunità per dimostrare il proprio valore aggiunto all’economia. Un litro di benzina è ormai venduto anche a 6-7 dollari sul mercato nero, rispetto al prezzo ufficiale di 1,30 dollari.
I blackout sono all’ordine del giorno e durano anche 12-18 ore consecutive, impedendo persino l’apertura degli esercizi commerciali alimentari. I frigoriferi non funzionano e l’attività turistica è bloccata a causa della mancanza di beni e della paura di un attacco americano, oltre che per la diffusione di malattie dovuta alla crescente negligenza sull’isola. I camion della spazzatura quasi non passano più nelle città per mancanza di carburante, lasciando i rifiuti accumularsi lungo le strade e facendo dilagare le infezioni. Nel frattempo, la mancanza di riserve valutarie impedisce anche l’importazione di beni di prima necessità, causando un’impennata dei prezzi.
La crisi petrolifera a Cuba peggiora rispetto agli anni ’90
La situazione attuale a Cuba potrebbe rivelarsi peggiore di quella vissuta a metà degli anni Novanta. Quando l’Urss crollò, il regime comunista perse un importante alleato internazionale che lo sosteneva economicamente. Il Pil si dimezzò e la fame divenne così intensa che i cittadini arrivavano a mangiare i gatti per strada. Rispetto a quel periodo, il regime attuale appare più debole anche a livello di immagine. La vecchia guardia della Revolucion del ’59 è scomparsa o è ormai ottuagenaria, se non novantenne. La crisi petrolifera potrebbe essere l’ultimo colpo per un necessario rinnovamento ai vertici del potere.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



