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Guerra fa crollare il rapporto oro-petrolio del 40%! Scopri i dettagli.

Oro contro petrolio: il rapporto crolla del 40% con la guerra
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Pubblicato da Enzo Conti
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La relazione tra oro e petrolio ha subito un forte calo a seguito del conflitto in Iran, raggiungendo i livelli più bassi da giugno e alimentando timori di recessione.

Dall’inizio del conflitto in Iran, il prezzo del petrolio è salito notevolmente, mentre quello dell’oro è diminuito significativamente. Se l’aumento del prezzo del petrolio era in qualche modo prevedibile, la caduta del prezzo dell’oro ha sorpreso molti. Solitamente si pensa che il metallo prezioso aumenti di valore durante le crisi internazionali, ma questa volta, dopo aver raggiunto un picco di quasi 5.600 dollari l’oncia a fine gennaio, il prezzo è sceso a un minimo di 4.200 dollari due mesi dopo. Le ultime transazioni della settimana scorsa si sono concluse intorno ai 4.670 dollari, segnando comunque un calo dell’11,5% rispetto ai livelli pre-conflitto.

Crollo e volatilità di oro e petrolio

Di conseguenza, il rapporto tra oro e petrolio è diminuito drasticamente in poco più di un mese, passando da oltre 78 a meno di 45.

Questo calo superiore al 40% sembra paradossale considerando il messaggio che trasmette ai mercati. È il livello più basso registrato da giugno dell’anno scorso. La media ventennale si è mantenuta tra 20 e 25, con picchi fino a 190 nell’aprile 2020, quando i prezzi del petrolio crollarono a causa dei lockdown. Curiosamente, in quei giorni si registrò anche il livello più basso di sempre, circa -50, a causa delle quotazioni negative del petrolio dovute a ragioni tecniche (nessuno desiderava ricevere i barili a casa alla scadenza dei contratti futures).

Indicatori dell’economia globale

Il mercato segue il rapporto tra oro e petrolio per interpretare lo stato di salute dell’economia globale. Un aumento eccessivo di questo rapporto potrebbe indicare un’avversione generalizzata al rischio e/o una riduzione della domanda di materie prime, suggerendo che l’economia non sta funzionando a pieno regime e potrebbe avvicinarsi a una recessione.

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Al contrario, un calo repentino del rapporto potrebbe suggerire l’imminenza di un boom economico. Tuttavia, leggendo i giornali è evidente che la realtà va in direzione opposta. In realtà, l’impennata dei prezzi del petrolio non è dovuta a un aumento della domanda, ma a uno shock negativo dell’offerta. I costi di produzione sono aumentati e ciò potrebbe portare a una stagflazione globale. L’oro non aumenta di valore (anzi, diminuisce) perché il mercato obbligazionario richiede rendimenti più alti, rendendo più attraenti gli investimenti in asset che offrono cedole.

Le lezioni dagli anni ’70

Un fenomeno simile si verificò durante la prima crisi petrolifera degli anni Settanta, a fine 1973. Come potete osservare, il rapporto tra oro e petrolio si ridusse drasticamente in pochi mesi a meno di 13. La reazione alla seconda crisi del 1979, scatenata dagli eventi in Iran e dalla Rivoluzione Islamica dell’ayatollah Khomeini, fu opposta: il rapporto raddoppiò in un paio di mesi, ma ci vollero più di due anni per tornare ai livelli originari.

È un paradosso, considerando che le politiche monetarie adottate dalle banche centrali furono complessivamente espansive dopo il ’73 e restrittive dopo il ’79.

Come si spiega? Il mercato aveva anticipato un aumento dei tassi di interesse in risposta all’inflazione, che non si verificò dopo il primo shock energetico. Per questo motivo, al secondo shock, il mercato si rifugiò ancora di più nell’oro, temendo che le istituzioni non avrebbero agito neanche questa volta. Furono smentiti solo con il cambio di politica della Federal Reserve sotto Paul Volcker, tra l’amministrazione Carter e quella di Ronald Reagan. In entrambi i casi, la situazione si concluse con una recessione economica. E questo è ciò che potrebbe preannunciare anche il drastico cambiamento attuale nel rapporto tra oro e petrolio. L’unica speranza: il livello resta ancora relativamente alto, forse il mercato non crede ancora in una stretta decisa, sperando in un rientro dell’inflazione (e della crisi).

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giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

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