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Debito Inarrestabile Divora Risparmi: La Crisi della Lira Scuote l’Italia!

Quando il debito divorava il risparmio con la lira in tempesta
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Pubblicato da Enzo Conti
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Una nuova prospettiva sull’esplosione del debito pubblico italiano: la debolezza della lira e la ridotta capacità di assorbimento del risparmio.

Quando discutiamo il tema del debito pubblico, tendiamo a concentrarci sulla sua attuale proporzione rispetto al PIL, trascurando di esplorarne l’evoluzione storica. In questo articolo, vi offriamo un’analisi alternativa. Esploreremo come l’aumento del debito sia stato influenzato dall’instabilità finanziaria degli anni Settanta e Ottanta, un periodo in cui la lira era particolarmente debole e il risparmio nazionale non riusciva a coprire le crescenti emissioni di titoli di Stato.

Il risparmio italiano di fronte all’aumento del debito e alla debolezza della lira

Nella seguente tabella, sono presentati i rendimenti decennali alla fine di ogni anno nel periodo considerato (1970-1989).

Contemporaneamente, si osservano i tassi medi di inflazione e, in ultima analisi, i rendimenti reali sui titoli di stato. Come potete vedere, per gran parte degli anni Settanta e fino al 1980, l’inflazione superava spesso il rendimento offerto dallo stato sui titoli di debito. Questo manteneva il rapporto debito/PIL sotto controllo, poiché il rendimento reale era per lo più negativo.

Anno Rendimento nominale 10‑yr (%) Inflazione media (%) Rendimento reale ≈ nominale − inflazione (%)
1970 ~ 7.7 5.36 ~ +2.3
1971 ~ 7.0 4.61 ~ +2.4
1972 ~ 6.6 7.38 ~ −0.8
1973 ~ 6.9 12.52 ~ −5.6
1974 ~ 9.6 24.50 ~ −14.9
1975 ~ 10.0 11.24 ~ −1.2
1976 ~ 12.7 20.50 ~ −7.8
1977 ~ 14.7 14.06 ~ +0.6
1978 ~ 13.0 11.60 ~ +1.4
1979 ~ 13.0 18.82 ~ −5.8
1980 ~ 15.2 19.55 ~ −4.3
1981 ~ 19.4 18.11 ~ +1.3
1982 ~ 20.2 16.44 ~ +3.8
1983 ~ 18.3 12.29 ~ +6.0
1984 ~ 15.6 9.37 ~ +6.2
1985 ~ 13.7 8.89 ~ +4.8
1986 ~ 11.5 4.15 ~ +7.4
1987 ~ 10.6 5.19 ~ +5.4
1988 ~ 10.9 5.38 ~ +5.5
1989 ~ 12.8 6.28 ~ +6.5

Inflazione in diminuzione, rendimenti ancor alti

La situazione si trasforma radicalmente a partire dal 1981, quando i rendimenti nominali iniziano a superare costantemente l’inflazione italiana. Cosa è successo in quell’anno? Il noto “divorzio” tra il Tesoro e la Banca d’Italia: quest’ultima non aveva più l’obbligo di acquistare i titoli di Stato invenduti alle aste, eliminando così la principale causa dell’inflazione di quegli anni, ovvero la monetizzazione del debito. I critici affermano che questa misura ha causato un’esplosione della spesa per interessi. I sostenitori, invece, ne lodano gli effetti positivi sulla riduzione dell’inflazione.

Chi ha ragione?

Dai dati della tabella precedente, emerge che l’inflazione italiana effettivamente cominciò a diminuire dal 19,55% del 1980 al minimo del 4,15% nel 1986. Tuttavia, i rendimenti nominali dei Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) a 10 anni rimasero elevati, calando molto più lentamente. Questo portò a un rendimento reale dal -4,3% del 1980 a un picco del +7,4% nel 1986. Perché? E qui entra in gioco il cuore della nostra analisi. Il sistema Italia non era considerato affidabile all’esterno, dovendo affidarsi quasi esclusivamente al risparmio nazionale.

Investitori esteri titubanti di fronte a una lira debole

In realtà, in quel periodo i mercati finanziari erano ancora relativamente isolati. I capitali tendevano a circolare principalmente all’interno degli stessi paesi in cui erano generati. Questo poneva un limite significativo alle finanze, mantenendo elevati i costi di indebitamento. In Italia, però, si aggiungeva il problema di una lira debole. Poche persone erano disposte ad acquistare debito italiano, sapendo che dopo la conversione in marchi tedeschi, dollari USA, sterline, ecc., avrebbero potuto subire anche gravi perdite.

Periodo Cambio iniziale Cambio finale Variazione %
1970 → 1975 171,99 265,52 +54,4 %
1975 → 1980 265,52 471,08 +77,4 %
1980 → 1985 471,08 650,26 +38,1 %
1985 → 1990 650,26 741,60 +14,0 %

La tabella qui sopra illustra chiaramente il problema: tra il 1970 e il 1989, la lira italiana perse il 77% del suo valore rispetto al marco tedesco. Il peggioramento continuo fu dovuto alle frequenti svalutazioni necessarie per compensare il differenziale d’inflazione rispetto agli altri membri del cosiddetto SME o “serpente monetario”. In pratica, dal 1979 tutte le valute dell’Europa occidentale dell’epoca erano ancorate tra loro attorno a una parità, rispetto alla quale potevano oscillare per poco più del 2% verso l’alto o il basso.

L’Italia (e non solo) aveva garantito un margine di oscillazione più ampio, ma non fu sufficiente a compensare l’elevata inflazione.

Il risultato fu semplice: l’alta inflazione italiana richiedeva frequenti svalutazioni della lira, che a loro volta mantenevano alta l’inflazione stessa. Questo ciclo allontanava gli investitori esteri dai titoli del debito pubblico italiano, che dovevano affidarsi quasi completamente alla domanda interna. Questa proveniva principalmente dal risparmio privato.

Saldo primario negativo fino ai primi anni ’90

Di seguito, presentiamo una tabella sui saldi primari rispetto al PIL. Si tratta della differenza tra entrate e spese, al netto degli interessi sul debito. Come potete vedere, questi sono stati costantemente negativi. All’estero, già dalla metà degli anni Ottanta si raggiunse il pareggio. Noi dovemmo attendere fino ai primi anni Novanta. In altre parole, anche escludendo gli alti interessi, continuavamo ad accumulare debiti su debiti. Il miglioramento negli anni Ottanta fu molto lento, anche dopo il famoso “divorzio” tra il Tesoro e la Banca d’Italia.

Anno Saldo primario stimato (% PIL)
1970 ~ ‑4,0 %
1971 ~ ‑4,0 %
1972 ~ ‑4,0 %
1973 ~ ‑4,0/+‑3,5 %
1974 ~ ‑4,5 %
1975 ~ ‑4,0 %
1976 ~ ‑3,5 %
1977 ~ ‑3,5 %
1978 ~ ‑3,0 %
1979 ~ ‑3,0 %
1980 ~ ‑3,0 %
1981 ~ ‑3,5 %
1982 ~ ‑3,0 %
1983 ~ ‑2,5 %
1984 ~ ‑2,5 %
1985 ~ ‑2,5 %
1986 ~ ‑2,5 %
1987 ~ ‑2,0 %
1988 ~ ‑2,0 %
1989 ~ ‑1,5 %

Risparmio privato in calo

Questa dinamica negativa ha inciso sulla credibilità del sistema Italia anche internamente. Le famiglie finanziavano volentieri lo Stato, tanto che il settore privato non finanziario domestico arrivò a detenere quasi il 60% dei titoli emessi. Il punto è che, per farlo, richiedevano rendimenti molto elevati. Non si trattava solo di sfruttare la situazione. Dalla tabella seguente, potete vedere l’andamento del risparmio lordo rispetto al PIL. Esso è diminuito notevolmente negli anni Ottanta: dal 24,76% del 1980 al 21,27% del 1989.

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Anno Risparmio lordo (% PIL)
1970 27.08 %
1971 25.49 %
1972 24.78 %
1973 24.98 %
1974 25.74 %
1975 24.06 %
1976 25.63 %