Il colpo delle tariffe si è fatto sentire chiaramente. I mercati azionari europei mostrano tutti numeri negativi, anche se la situazione non è catastrofica. In media, hanno perso quasi il 7% in un mese. Invece, il mercato dei titoli di stato europei mostra segni di aumento. I rendimenti sono in calo e, di conseguenza, i prezzi dei titoli stanno risalendo. Analizzando la curva dei tassi in Germania, che funge da benchmark per tutta l’Eurozona, i rendimenti biennali sono scesi di 10 punti base, o 0,10%, all’1,94%, mentre quelli decennali sono scesi di 8,5 punti base al 2,65%. Lo spread tra i tassi a 10 e a 2 anni ha visto un ulteriore aumento, indicando una curva più inclinata. Questo suggerisce una previsione di mercato che prevede tassi in calo, ma con incertezze riguardo all’inflazione.
Non solo miglioramenti per i titoli di stato europei
Dall’altro lato dell’Atlantico, il rendimento dei Treasury a 10 anni è sceso al 4,08% da un 4,20% della sera precedente, raggiungendo il minimo da ottobre, prima della vittoria di Donald Trump nelle elezioni americane. Il rendimento dei Treasury a 2 anni è diminuito dal 3,90% al 3,81%, il più basso degli ultimi sette mesi. Anche negli Stati Uniti, gli investitori stanno anticipando un taglio dei tassi, apparentemente convinti anche di una possibile riduzione dell’inflazione, forse a causa di una recessione che potrebbe essere imminente.
Calo del dollaro, vantaggio per la BCE
Questo rappresenterebbe una grande sorpresa. Generalmente, si presume che le tariffe causino un aumento dei prezzi al consumo, rendendo le importazioni più costose. Questo sarebbe ancora più vero con un tasso di cambio del dollaro più debole. Le preoccupazioni riguardo all’impatto sui consumi e sull’economia stanno diventando predominanti. Questo non dispiace alla Casa Bianca, che sta chiedendo un taglio dei tassi. Tuttavia, questa previsione sembra in contrasto con l’aumento delle aspettative inflazionistiche, come indicato dal tasso di “breakeven” a cinque anni che oggi è al 2,64% rispetto al 2,51% di ieri, il più alto degli ultimi un mese e mezzo.
Cosa succederà ai titoli di stato europei nelle prossime settimane? È probabile che la Banca Centrale Europea (BCE) continui a tagliare i tassi anche in aprile di 0,25%. La rapida risalita del cambio euro-dollaro è confortante per l’inflazione, ma allo stesso tempo preoccupante per il suo impatto potenzialmente negativo sull’economia dell’Eurozona, che si basa sulle esportazioni. E se le aspettative di deflazione prendessero piede? È uno scenario teorico per ora, ma non da escludere. Un effetto paradossale delle tariffe potrebbe essere la riduzione dei prezzi al consumo. Oggi, ad esempio, il prezzo del petrolio (Brent) è sceso del 5,7% e il dollaro del 2,6% contro l’euro. Ogni barile ci costa in euro fino all’8,3% in meno rispetto a ieri.
Impatto sull’economia europea
L’UE sembra orientata a colpire non tanto le merci americane, quanto i servizi. Per due motivi: importiamo dagli USA principalmente materie prime come petrolio e gas, farmaci e componenti per auto. Aumentare i dazi su questi prodotti equivarrebbe ad aumentare i nostri costi di produzione e a rendere più costosi i prodotti sensibili. Invece, per quanto riguarda i servizi, abbiamo un deficit commerciale di oltre 75 miliardi di dollari. Parliamo di fatturato concentrato in poche grandi aziende tecnologiche ora vicine alla Casa Bianca, che, sentendosi minacciate da ritorsioni, potrebbero spingere Trump a raggiungere un accordo con Bruxelles.
In questo scenario, la guerra tariffaria USA-UE non influenzerebbe significativamente le nostre importazioni, ma piuttosto le nostre esportazioni. Le nostre aziende troverebbero ridotte le opportunità di vendita sul mercato americano, dirottando i prodotti sul mercato interno. L’aumento dell’offerta porterebbe a una riduzione dei prezzi. Una fase intermedia, il tempo di trovare mercati alternativi o di ridurre la produzione. In quest’ultimo caso, potrebbe arrivare la recessione, ma non necessariamente la deflazione.
Possibili turbolenze per i titoli di stato europei sulla curva
Se i titoli di stato europei dovessero anticipare una riduzione dei prezzi al consumo o almeno la loro stabilizzazione, ne beneficerebbe il segmento a lungo termine della curva. Le scadenze più lunghe sono state le più colpite negli ultimi mesi. Gli investitori temono un rialzo dell’inflazione e richiedono rendimenti nominali più elevati per proteggersi. Se tali paure dovessero svanire, si assisterebbe a un rafforzamento del segmento a lungo e ultra-lungo, che è stato particolarmente sotto pressione. La curva potrebbe appiattirsi, dato che è improbabile che i tagli dei tassi possano essere molto più aggressivi di quanto già previsto. I rendimenti tedeschi a 2 anni sono oggi poco sopra i minimi toccati a dicembre, quando il mercato era molto più ottimista riguardo all’allentamento monetario da parte della BCE.
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



