Il sostegno finanziario per le aziende nell’ambito del programma Transizione 5.0 non solo è stato ripristinato, ma è stato anche incrementato di 200 milioni di euro, raggiungendo così un totale di 1,5 miliardi di euro. Il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, ha annunciato questa novità ieri, dopo un incontro con i rappresentanti delle categorie imprenditoriali, che da giorni manifestavano il loro disappunto. La situazione era scaturita dalla decisione del Consiglio dei ministri della scorsa settimana, che aveva ridotto in modo retroattivo il fondo da 1,3 miliardi a soli 537 milioni di euro. Ciò aveva comportato un taglio del 35% al credito d’imposta che era stato promesso lo scorso autunno alle cosiddette “imprese esodate”.
Transizione 5.0: modalità di funzionamento
Per comprendere come sia stato possibile creare tale confusione, che fortunatamente è stata risolta, è necessario fare un passo indietro.
Transizione 5.0 rappresenta un grande incentivo che lo Stato offre alle imprese residenti, sotto forma di credito di imposta che varia dal 35% al 45% per investimenti fino a 10 milioni di euro legati alla diminuizione comprovata dei consumi energetici. L’obiettivo è stimolare un miglioramento dell’efficienza energetica per avanzare verso la decarbonizzazione e, contemporaneamente, diminuire la dipendenza dalle importazioni di idrocarburi.
L’aliquota di credito d’imposta diminuisce man mano che l’entità dell’investimento si avvicina ai 10 milioni di euro. La misura ha riscosso un grande successo, grazie agli ingenti investimenti effettuati dagli imprenditori nell’ultimo anno per l’acquisto di nuovi macchinari. Il 6 novembre 2025, dopo che erano stati investiti 9 miliardi di euro e richiesti 4,25 miliardi di euro di crediti, lo Stato ha annunciato l’esaurimento delle risorse, che erano state ridotte a 2,5 miliardi dal comitato direttivo del Pnrr. Le domande potevano essere presentate fino al 27 novembre successivo, data in cui il governo ha dovuto chiudere il programma a causa dell’accumulo di ulteriori 1,6 miliardi di euro in crediti.
Imprese esodate: promesse non mantenute e successivamente onorate
Le aziende che avevano presentato domanda tra il 7 e il 27 novembre sono state incluse nelle “esodate”. Urso ha assicurato che il governo avrebbe trovato i fondi per coprire i loro crediti. Con il decreto fiscale del 2026, queste imprese hanno scoperto che i benefici di Transizione 5.0 erano stati ridotti retroattivamente. I loro crediti erano stati diminuiti del 65% (dal 15,75% al 45% previsto), e gli incentivi per i pannelli fotovoltaici erano stati completamente eliminati, nonostante i criteri già rigidi per ottenere tali incentivi.
Molti imprenditori si sono trovati disorientati, avendo investito in beni strumentali credendo di poter beneficiare di un vantaggio fino al 45%, e alcuni avevano acquistato pannelli fotovoltaici a prezzi maggiori rispetto a quelli della concorrenza cinese, per rientrare nei requisiti di Transizione 5.0. Da qui la protesta di Confindustria, con il presidente Emanuele Orsini che ha espresso forte dissenso verso il governo. Ieri, però, c’è stata la riconciliazione: sono stati reintegrati tutti i 1,3 miliardi di euro promessi, con un aggiunta di 200 milioni. Il credito d’imposta è stato elevato in media dal 35% al 90% e al 100% per i pannelli fotovoltaici.
Conflitto interno al governo tra Giorgetti e Urso
Il disaccordo è sorto quando il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha proposto di trasferire questi fondi per altre necessità, a causa della guerra in Iran. Urso non era d’accordo e alla fine ha prevalso, sostenendo la serietà, l’opportunità e la credibilità delle istituzioni. Un taglio così drastico avrebbe causato gravi problemi di liquidità per molte aziende, che in futuro avrebbero perso fiducia nelle normative fiscali dello stato, un prerequisito essenziale per gli investimenti. Questo è ciò che si intende con il rispetto dello stato di diritto, in breve.
Transizione 5.0 è salva, le polemiche sono state superate e entro i primi di maggio un decreto confermerà ufficialmente quanto annunciato ieri dal ministro Urso alle parti interessate. Tuttavia, l’episodio rimane una fonte di irritazione e è considerato inaccettabile. Le regole non possono essere cambiate retroattivamente, altrimenti perdono credibilità ed efficacia. L’astuzia legislativa può portare a risparmi immediati, ma compromette l’efficacia futura delle leggi, causando danni non solo reputazionali ma anche economici reali per l’Italia. E il fatto che qualcuno abbia persino considerato l’idea di ridimensionare così drasticamente gli impegni già presi, mostra un atteggiamento verso il cittadino-contribuente difficile da eradicare in Italia.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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