Le tensioni tra gli Stati Uniti e l’Iran sono nuovamente in aumento. Le forze armate statunitensi hanno lanciato attacchi contro obiettivi in Iran in risposta agli attacchi di Teheran a tre navi che transitavano attraverso lo Stretto di Hormuz, contravvenendo a un accordo stipulato a giugno. “La tregua è ormai terminata”, ha affermato il presidente americano Donald Trump. Di conseguenza, il prezzo del petrolio ha visto un’impennata, mentre quello dell’oro ha subito una significativa diminuzione. Il Brent ha raggiunto il valore di 78,71 dollari al barile a metà mattinata, il livello più alto delle ultime tre settimane. Il prezzo dell’oro è calato, scendendo a 4.055 dollari l’oncia, il minimo dal 2 luglio scorso.
Calo dell’oro e aumento del petrolio
Non è chiaro se si tratti di semplici scaramucce o di un riacutizzarsi delle tensioni, ma sarà evidente nei giorni a venire.
Il mercato sta già mostrando le sue reazioni. L’incremento del prezzo del petrolio, superiore al 6% rispetto al giorno precedente, si accompagna a un rafforzamento del dollaro rispetto alle altre principali valute internazionali, causando un aumento della pressione sui prezzi al consumo nelle economie che importano risorse.
Possibile ritorno dell’inflazione?
La minaccia dell’inflazione dovrebbe teoricamente favorire un aumento del valore dell’oro, ma sta accadendo il contrario a causa delle aspettative che la Federal Reserve adotti una politica monetaria più “hawkish” nella riunione di luglio. Queste tensioni diminuiscono la speranza che un rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti possa essere evitato. I rendimenti dei titoli di stato stanno aumentando significativamente oggi. Il BTP decennale offre ora un rendimento del 3,90%, rispetto al 3,78% di ieri. Lo spread con il Bund tedesco è salito a 84 punti base, il più alto degli ultimi due mesi.
I titoli di stato più attraenti riducono l’attrattiva dell’oro, un bene che non offre cedole. E un prezzo del petrolio più elevato potrebbe intensificare le aspettative inflazionistiche, dopo un periodo di raffreddamento dovuto alla riapertura di Hormuz. Nonostante l’abbondanza di materie prime, rimane da vedere se la situazione tornerà ai mesi difficili in cui lo stretto era chiuso alla navigazione, bloccando le esportazioni degli stati del Golfo Persico.
Banche centrali sempre più incerte
Il rischio derivante da queste tensioni potrebbe portare a una perdita di certezze riguardo al futuro prossimo. Ciò danneggia sia i bond che l’oro, a vantaggio principalmente del petrolio. Le banche centrali si trovano di fronte a una maggiore incertezza, temendo da un lato un “overshooting” dei tassi di interesse e dall’altro una sottovalutazione dell’inflazione. È certo che avremmo preferito evitare questi ulteriori conflitti. L’Iran ha risposto agli attacchi americani colpendo a sua volta le basi in Bahrein e Kuwait. Di conseguenza, gli Stati Uniti hanno revocato la sospensione delle sanzioni petrolifere di 60 giorni dalla quale il regime dei pasdaran stava trarre vantaggio, con un significativo aumento delle esportazioni.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
Articoli simili
- Trump e la scorta alle petroliere: nuova tattica contro la crisi energetica!
- Calo dell’inflazione per Hormuz? BCE, impossibile retrocedere sui tassi!
- USA-Iran: Chi È il Vero Vincitore dell’Accordo? Scopri Ora!
- Iran e Hormuz: Strategia di Controllo Senza Conflitto Diretto!
- Rincari Benzina Ingiustificati: Scopri Quando Paghi Troppo alla Pompa!

Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



