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Limite di 160.000 Euro agli Stipendi dei Dirigenti Pubblici: Ma C’è un Problema Più Grande!

Tetto stipendi dirigenti pubblici a 160.000 euro
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Pubblicato da Enzo Conti
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Il limite agli stipendi dei dirigenti pubblici è stato abbassato a 160.000 euro con la nuova legge finanziaria. Ma è davvero questa la soluzione?

Giancarlo Giorgetti aveva avvertito che “saranno necessari sacrifici da parte di tutti”. Aveva quindi chiesto ai membri del governo di presentare un elenco di tagli di spesa nei loro ministeri. Nessuno lo ha fatto e così il Ministro dell’Economia ha proceduto autonomamente con tagli generalizzati, risparmiando solo la sanità e poco altro. La revisione della spesa pubblica toccherà anche i dirigenti pubblici, i cui stipendi massimi saranno ridotti da oltre 240.000 euro annui a 160.000 euro. La misura interesserà tutti i dirigenti di società partecipate dallo Stato o che ricevono finanziamenti pubblici.

Saranno escluse le società quotate in borsa e la Stretto di Messina Spa.

Controversie sugli stipendi dei dirigenti pubblici

Le critiche non sono mancate. Ridurre il limite massimo degli stipendi dei dirigenti pubblici è sicuramente visto come una misura popolare. Per alcuni, è ritenuta “populista”, un modo per cercare consenso senza affrontare il vero problema. I dirigenti, che a partire dal 2025 non potranno ricevere compensi superiori a quello del presidente del Consiglio, saranno certamente contrariati. Attualmente, i loro stipendi possono raggiungere l’importo massimo percepito dal presidente della Repubblica.

L’amministrazione pubblica italiana è nota per i suoi enormi sprechi e inefficienze. È un problema noto da decenni e tutti i governi tentano di riformarla, o almeno fanno finta di farlo. Ma nulla cambia realmente. Gli uffici pubblici rappresentano un peso per l’economia italiana e, invece di supportare chi intraprende, servono da deterrente. Le leggi potrebbero essere confuse, ma la burocrazia stessa è inefficiente e i dirigenti spesso non sono all’altezza del loro compito.

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Dirigenti nominati per amicizie

Sembra quasi giusto pagarli meno. Dopotutto, se gestisco male un’azienda, non vengo promosso con bonus. Al massimo, ricevo il minimo indispensabile e, alla prima occasione, vengo giustamente licenziato.

Ridurre il limite degli stipendi dei dirigenti pubblici è quindi un modo per risparmiare su una spesa che sicuramente non sostiene il sistema Italia. Tuttavia, questo non risolverà il problema dell’inefficienza dell’amministrazione pubblica. Se pago meno un dirigente incapace, non diventa per magia competente.

Il vero problema dell’Italia sta nel fatto che ai vertici dell’amministrazione pubblica ci sono persone incompetenti. Ci sono delle eccezioni, ma in generale i risultati sono chiari. Perché succede? È una questione socio-culturale. In Francia, l’Ecole Nationale d’Administration forma eccellenti dirigenti statali e persino politici. Per candidarsi a cariche elettive, infatti, è necessario aver frequentato tale istituzione. In Italia, i dirigenti di alto livello sono spesso amici, parenti e leccapiedi di politici influenti, o ex politici, il cosiddetto gruppo dei “trombati”, ovvero coloro che non riescono a essere rieletti.

PA priva di meritocrazia

La logica dietro a tali nomine è più orientata alla ricompensa per la vicinanza personale e politica che non all’efficienza amministrativa. Non possiamo aspettarci nulla da persone del genere. Gli stipendi dei dirigenti pubblici appaiono molto elevati, non tanto in assoluto, ma rispetto ai risultati ottenuti. Tagliarli non è sbagliato, anzi è meglio pagare meno un incompetente piuttosto che di più. Il problema è che un incompetente non dovrebbe trovarsi in quelle posizioni. Eppure ci sono. Questo è il punto che nessun governo sembra voler affrontare realmente.

Paolo Borsellino una volta disse che “in una società mafiosa, tendenzialmente le cariche nelle istituzioni sono affidate a dei cretini”. Aveva perfettamente ragione. Al Sud è quasi sempre così. Le menti brillanti emigrano all’estero o si spostano al Nord, dove spesso raggiungono alte cariche amministrative, perché nelle loro regioni devono lasciare spazio ai cretini figli di.

Non che al Nord i dirigenti pubblici siano tutti competenti e nominati secondo criteri di massima meritocrazia. Ma i risultati suggeriscono che siano molto meno incompetenti rispetto ai loro colleghi meridionali.

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Il problema degli stipendi dei dirigenti pubblici è solo parziale

In conclusione, è positivo che gli stipendi dei dirigenti pubblici vengano ridotti. Tuttavia, non è accettabile che continuino a essere nominati individui inadeguati, che non hanno nulla a che fare con il merito. Dovrebbero essere rimossi, piuttosto che semplicemente pagati meno. Un incapace con uno stipendio ridotto non smetterà di causare danni. Anzi, potrebbe persino sentirsi giustificato a lavorare ancora meno. Possiamo stabilire tutti i limiti possibili agli stipendi, ma non esiste limite all’arroganza di chi vive di rendite pubbliche.

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