Il 25 febbraio, mercoledì, la Romania ha fatto il suo primo accesso ai mercati finanziari internazionali dell’anno, riuscendo a ottenere 3 miliardi di euro dalla vendita di due obbligazioni e altri 2 miliardi di dollari da una terza obbligazione. L’operazione, coordinata da Bank of America, Erste, ING, Raiffeisen Bank International e Société Générale, è stata un successo. I tassi di rendimento realizzati sono stati inferiori a quelli previsti nelle indicazioni preliminari. Tuttavia, il rischio di credito a Bucarest rimane alto, come evidenziato continuamente dalle agenzie di rating: BBB- per S&P e Fitch, Baa3 per Moody’s.
In tutti e tre i casi, il rating si colloca al gradino più basso della categoria “investment grade”, appena al di sopra dello status di “junk”. L’outlook rimane negativo, suggerendo una possibile riduzione del rating nel breve termine. Inoltre, DBRS assegna un rating BB(high), già considerato speculativo.
Obbligazioni rumene in euro e dollari, rischio medio-alto
Nello specifico, 2,25 miliardi di euro sono stati raccolti tramite un’obbligazione con scadenza a 7 anni, che verrà rimborsata il 4 marzo 2033, con un rendimento di 210 punti base superiore al tasso “mid-swap”. Dai calcoli effettuati, si prevede un rendimento iniziale di circa il 4,65%. Un ulteriore importo di 750 milioni di euro è stato ottenuto attraverso una nuova tranche dell’obbligazione con scadenza il 24 settembre 2044 e cedola del 6% (ISIN: XS2908645265). Il rendimento realizzato è stato di 295 punti base sopra il “mid-swap”, ovvero al 6%, e il prezzo di emissione era sostanzialmente pari.
Allo stesso modo, la Romania ha raccolto 2 miliardi di dollari attraverso l’obbligazione con scadenza il 4 luglio 2036, con un pricing di 170 punti base superiore al Treasury a 10 anni. In questo caso, il rendimento dovrebbe essere stato circa il 5,75%.
Rendimenti generosi, ma in cambio di un rischio significativo, come già accennato all’inizio dell’articolo. Quest’anno, le emissioni sui mercati internazionali sono previste per un totale di 10 miliardi di euro contro scadenze per 3,25 miliardi. Nel 2025, le emissioni furono di 11 miliardi di euro e 5 miliardi di dollari, per un totale di 13 miliardi di euro netti, quasi il doppio di quanto previsto per il 2026.
Accordo di governo sulla politica economica
Si prevede che saranno cruciali le entrate provenienti dai fondi Pnrr e Safe, per un totale di 11 miliardi di euro. Il primo ministro Ilie Bolojan ha stabilito un obiettivo per il deficit al 6,2% del PIL per quest’anno. L’emissione delle obbligazioni sopra menzionate è seguita a un accordo sulla politica economica per il 2026 raggiunto dalla maggioranza europeista in Parlamento. Questo dovrebbe portare a una riduzione delle tensioni interne, anche se esiste il rischio che l’accordo possa essere raggiunto a discapito dell’ordine fiscale in Romania. Il Partito Social Democratico ha richiesto sussidi una tantum per i pensionati a basso reddito. I partiti hanno anche ridotto le tasse sulla proprietà immobiliare, considerate eccessive, per gli edifici costruiti da almeno 100 anni (-25%), tra 50 e 100 anni (-15%) o in cui risieda almeno un disabile (-50%).
Governo impopolare, austerità difficile
Queste misure sono state necessarie per contenere la crisi di consenso del governo. I sondaggi mostrano un netto vantaggio per l’AUR, il partito di destra sovranista, che già nel 2025 era vicino alla vittoria presidenziale con il candidato George Simion. Le obbligazioni della Romania rimangono vulnerabili a una crisi fiscale prolungata. Inoltre, l’inflazione a gennaio era ancora al 9,6%, costringendo la banca centrale a mantenere alti i tassi di interesse, attualmente al 6,50%. Questi, a loro volta, aumentano i costi per il servizio del crescente debito pubblico.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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