Il PNRR raggiunge la sua scadenza odierna, anche se resteranno ancora alcuni mesi per utilizzare i finanziamenti erogati dall’Unione Europea e per accogliere l’ultima parte di oltre 40 miliardi di euro, la maggior parte dei quali sotto forma di prestiti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è stato lanciato nel 2021, sotto la guida di Mario Draghi a Palazzo Chigi. Tuttavia, già l’anno precedente, la Commissione europea, su iniziativa di Germania e Francia, aveva messo a punto un piano di emergenza per supportare le economie più vulnerabili allo shock pandemico. A quel tempo, a Palazzo Chigi c’era Giuseppe Conte, che si rallegrava del fatto che l’Italia fosse il principale beneficiario di circa 200 miliardi di euro tra prestiti e sussidi.
I fondi del PNRR non sono gratuiti
Quello che l’ex premier e attuale leader del Movimento 5 Stelle non ha spiegato agli italiani è che il PNRR premiava le economie più deboli, quindi essere in cima alla lista non dovrebbe essere motivo di orgoglio. Ma il vero problema di comunicazione in quei mesi fu un altro, ovvero la diffusione dell’idea che stessimo ricevendo “denaro gratuito”. Dai dati, emerge una narrazione tanto falsa da non richiedere grandi spiegazioni per essere confutata.
Dei 194,4 miliardi di euro destinati all’Italia, circa 121,5 miliardi erano sotto forma di prestiti e i restanti quasi 70 miliardi come sussidi. I prestiti dovranno essere restituiti negli anni a venire, mentre i sussidi sono tecnicamente denaro a fondo perduto. La politica ha enfatizzato molto questi ultimi, presentandoli come completamente gratuiti.
Scopriremo che non è così.
Fondi ricevuti e utilizzati
Esaminando i numeri, anche se non completamente aggiornati, sappiamo che l’Italia ha ricevuto fino ad oggi 166 miliardi di euro e ne ha spesi 105. Di questi, 94,2 miliardi sono stati prestiti e 71,8 miliardi sussidi. Entro agosto arriveranno altri 28,4 miliardi, prevalentemente sotto forma di prestiti. Questi dati mostrano una certa capacità di gestire e utilizzare i fondi, anche se sarà molto complicato utilizzare il 100% dei fondi entro la conclusione effettiva del PNRR.
Crescita degli investimenti, non del PIL
L’Italia ha commesso un errore strategico nell’approccio al piano. Ci siamo concentrati sui numeri piuttosto che sul loro impatto positivo sull’economia. Per assicurarci la massima quantità di fondi disponibili, abbiamo incluso un po’ di tutto nelle voci di investimento. Di conseguenza, il PNRR non ha stimolato la crescita economica a lungo termine, ma ha offerto solo un supporto temporaneo e quasi inutile. I dati sono chiari: l’Italia ha ripreso a crescere di poco dopo il rimbalzo post-Covid. E questo nonostante la spesa per gli investimenti pubblici sia quasi raddoppiata, raggiungendo il 4% del PIL entro il 2025.
Nel periodo 2022-2025, confrontando questa voce con i dati pre-Covid del 2019, gli investimenti pubblici sono aumentati di un valore cumulativo di oltre 125 miliardi di euro.
In media, quasi l’1,5% del PIL in più all’anno. Purtroppo, questi non hanno generato alcuna crescita aggiuntiva: la media è dell’1,85%, che scende allo 0,73% se escludiamo il rimbalzo del 2022. Nel triennio 2017-2019, la crescita media era stata addirittura leggermente superiore, allo 0,93%.
Spesa non produttiva
Cosa non ha funzionato? Le basi. L’Italia non ha focalizzato gli investimenti su pochi settori chiave che potrebbero fungere da catalizzatori per l’economia. Al contrario, ha disperso come al solito le risorse in una miriade di voci poco monitorabili e di scarsa resa per i territori stessi. Abbiamo finanziato di tutto, da musei poco noti e senza visitatori a stadi, invece di rafforzare le infrastrutture e affrontare problemi storici come il risanamento idrogeologico e la ristrutturazione della rete idrica.
Inoltre, l’approccio è stato eccessivamente statalista: spendere il più possibile nella speranza che il PIL cresca. Questa è un’equazione che non esiste nella realtà. E i debiti? I prestiti devono essere restituiti, anche se a tassi leggermente più bassi di quelli che avremmo ottenuto accedendo direttamente ai mercati dei capitali. E i sussidi? Non devono essere restituiti direttamente, ma i soldi non crescono sugli alberi. L’UE li finanzia emettendo obbligazioni, che dovranno essere rimborsate alla scadenza. Chi paga? Gli stati membri, in base al loro peso economico.
PNRR con beneficio netto quasi nullo
In totale, i sussidi comunitari con il Next Generation EU ammontano a 338 miliardi di euro. All’Italia toccherà contribuire per circa il 12% al loro pagamento attraverso il bilancio comunitario, anche nei prossimi decenni. A conti fatti, ci sarà una quota di almeno 45 miliardi a nostro carico. Poiché abbiamo ricevuto 70 miliardi, il beneficio netto del PNRR in termini strettamente contabili può essere stimato in circa 25 miliardi distribuiti su 6 anni, una media di 4-5 miliardi all’anno. Circa quanto l’Italia versa ogni anno in più all’UE rispetto a quanto riceve. Abbastanza per confutare il mito dei fondi gratuiti da Bruxelles.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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