L’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) annunciata questa mattina da Intesa Sanpaolo per il Monte dei Paschi di Siena (MPS) rappresenta una vera e propria perla di ingegneria finanziaria orchestrata da Carlo Messina. Questa operazione è stata orchestrata assieme a Unipol, che acquisirà 635 succursali di MPS per fondersi con quelle di BPER, controllata da Unipol. Non che Intesa manchi di risorse per finanziare un’acquisizione del valore di 30,6 miliardi di euro, come dimostra il bilancio chiuso al 31 marzo con un attivo di oltre 968 miliardi di euro.
La collaborazione tra Intesa e Unipol su MPS
La partnership con Unipol su MPS è strategica per Intesa per neutralizzare fin dall’inizio eventuali critiche dall’Antitrust.
Durante quest’anno e mezzo di risiko bancario, Messina ha più volte sottolineato l’impossibilità di partecipare a ulteriori acquisizioni a causa delle dimensioni già elevate di Intesa nel mercato nazionale. Unipol coprirà i costi per l’acquisizione di MPS, permettendo a Intesa di concentrarsi su Generali. Qui si nasconde un altro colpo di genio finanziario.
Generali è controllata da Mediobanca, che detiene una quota del 13,3% e che da poco è stata acquisita da MPS. Con l’acquisizione di MPS, Intesa si trova indirettamente a controllare il Leone di Trieste. Emergono però delle complicazioni. Le normative europee richiedono che una banca, acquistando una compagnia assicurativa, deduca l’intera quota dal proprio capitale di riserva (CET1). Questo potrebbe mettere a rischio il capitale di Messina e limitare la distribuzione di futuri dividendi agli azionisti.
La mossa su Generali: il vantaggio del Danish Compromise
Esiste un’eccezione a questa regola: il “Danish Compromise”.
Introdotto nel 2012, questo principio contabile consente a chi acquista un asset assicurativo di non dedurre l’intero valore dal capitale, ma di valutarlo in base al rischio, ottenendo così uno sconto rispetto alla normativa standard. Per beneficiarne, è necessario essere riconosciuti come “conglomerato finanziario”.
Proprio per questo, nelle ultime ore, Intesa ha acquisito il 3,01% di Generali tramite contratti derivati e altre controparti, mostrandosi agli occhi dei regolatori europei non solo come banca, ma come un entità finanziaria completa. Questa mossa, tuttavia, deve essere trattata con cautela, come dimostra il caso Banco BPM/Anima dell’anno scorso, in cui Francoforte negò questa opportunità.
Strategia finanziaria: quale sarà la mossa di Unicredit?
Queste sono questioni tecniche e complesse, ma rivelano un obiettivo chiaro: Intesa sta cercando di ottimizzare l’operazione sotto il profilo finanziario, proteggendo capitale e profitti distribuibili. L’accordo con Unipol è essenziale per sostenere l’intera OPAS evitando problemi con l’Antitrust.
Nel frattempo, l’acquisizione di una quota in Generali riduce il costo patrimoniale della scalata. Questo avviene nel momento più opportuno, in risposta all’offerta di parità di Banco BPM su Siena, mentre Unicredit procede con successo nella scalata di Commerzbank nonostante i mesi di stallo dovuti all’opposizione del establishment tedesco.
Ora Andrea Orcel possiede una quota significativa in Generali (oltre il 9%), ma potrebbe rimanere un azionista di minoranza. Deciderà di aumentare la sua partecipazione o si ritirerà? E in quest’ultimo caso, rimarrà come azionista o cederà la sua quota a terzi, forse a entità non gradite da Intesa o alla stessa Intesa? La situazione è ancora lontana dall’essere conclusa, e ciò che sembrava il termine di una serie di mosse e contromosse con l’acquisizione di Mediobanca da parte di MPS, era solo la fine del primo tempo. Ora siamo all’inizio del secondo.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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