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Scopri il gettone telefonico: la moneta dimenticata dai giovani!

Il gettone telefonico, la moneta parallela che i giovani di oggi ignorano
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Pubblicato da Enzo Conti
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La moneta alternativa del gettone telefonico: un racconto di epoche passate durante il periodo della lira.

Le generazioni più giovani non hanno mai sperimentato una realtà quasi unica e affascinante: l’utilizzo del gettone telefonico. Spiegare a un adolescente o a un giovane di oggi il metodo di telefonare di qualche decennio fa non è semplice. Le cabine telefoniche sono ormai un ricordo del passato, e gli smartphone hanno in molti casi sostituito anche i telefoni fissi domestici. Per effettuare una chiamata oggi, basta digitare il numero su un display touchscreen e il costo è coperto da un abbonamento mensile, pagato attraverso una ricarica o con addebito diretto su un conto corrente.

Le origini del gettone telefonico

Il gettone telefonico venne introdotto per la prima volta nel 1927 dalla STIPEL, Società Telefonica Interregionale Piemonte e Lombardia, in occasione della Fiera Campionaria di Milano.

Inizialmente, questi gettoni potevano essere utilizzati esclusivamente nelle cabine telefoniche disponibili all’evento. Il loro vero successo, tuttavia, si concretizzò solo nel 1945, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. La TETI, Società Telefonica Tirrenica, mise in circolazione i gettoni con le caratteristiche tre scanalature, utilizzabili nei telefoni pubblici.

Il valore del gettone telefonico variò nel tempo, adeguandosi al costo della tariffa base:

  • 1959: 30 lire
  • 1964: 45 lire
  • 1972: 50 lire
  • 1980: 100 lire
  • 1984: 200 lire

Tra il 1959 e il 1983, furono prodotti 600 milioni di gettoni. Quello che i più giovani oggi non possono immaginare è che il gettone telefonico era utilizzato come una vera e propria moneta per piccoli acquisti. Era accettato nei bar e nei supermercati, spesso dato come resto invece delle 200 lire (l’ultimo valore che assunse dal 1984). La sua accettazione era universale e nessuno si lamentava quando veniva utilizzato in questo modo.

Una moneta parallela per le piccole spese

Il gettone telefonico era effettivamente diventato una moneta parallela, sebbene il suo mercato fosse relativamente piccolo.

Anche se le prime carte telefoniche apparvero negli anni Settanta, la loro diffusione si verificò solamente a metà degli anni Novanta, coincidendo con la fondazione di Telecom Italia dopo la privatizzazione del 1996. Questo segnò l’inizio della fine per il gettone telefonico, un declino che divenne irreversibile con la popolarizzazione dei cellulari e la transizione dalla lira all’euro nel 2002, anno in cui il gettone telefonico cessò di esistere.

La sua è una storia singolare, che anticipa in un contesto molto diverso quello che oggi rappresentano le criptovalute. La differenza principale risiedeva nel fatto che il gettone telefonico era un oggetto fisico con un valore stabile, emesso da un ente riconoscibile e privato dopo il 1996. Gli italiani avevano così accesso a un’alternativa alle lire, limitatamente ai piccoli pagamenti. Con l’introduzione dell’euro, la possibilità di emettere monete alternative fu preclusa all’interno dell’Eurozona.

Un’Italia ormai lontana

Questa è la cronaca di un’Italia ormai lontana, ma non troppo per essere dimenticata. Un’Italia analogica, dove il benessere si misurava anche attraverso il numero di elettrodomestici e telefoni fissi per abitante. Dove le cabine telefoniche, spesso dotate di elenchi telefonici, garantivano la possibilità di chiamare in caso di necessità, nonostante fossero talvolta utilizzate impropriamente da senzatetto o persone di dubbia reputazione, e non di rado venivano trascurate.

Il gettone telefonico rappresenta una modalità di interazione con il mondo che è difficile spiegare a chi non ha vissuto quegli anni.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

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