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Tassi Tedeschi Crollano Sotto 2,80%: Minimi Mensili, Ecco Perché!

Rendimento decennale tedesco sotto il 2,80% e ai minimi da un mese sui dati macro
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Pubblicato da Enzo Conti
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Il tasso di interesse dei Bund tedeschi a dieci anni oggi è sceso sotto il 2,80%, raggiungendo i livelli più bassi degli ultimi mesi a seguito della diffusione di dati macroeconomici.

Oggi, il tasso di interesse dei Bund decennali è diminuito, scendendo al di sotto del 2,80% e toccando il valore più basso dell’ultimo mese. Ricordiamo che appena lo scorso venerdì il tasso si era avvicinato al 2,90%. Il differenziale di rendimento rispetto ai titoli italiani, sebbene leggermente ampliato, si mantiene al di sotto dei 70 punti base, ovvero lo 0,70%. Queste variazioni sono state osservate in seguito alla pubblicazione di alcuni dati macroeconomici fondamentali per interpretare l’attuale sentiment di mercato in un periodo di notevole incertezza geopolitica.

Calo del rendimento dei Bund su base dei dati macroeconomici tedeschi

Partiamo dalle vendite al dettaglio in Germania, previste in aumento dello 0,2% su base mensile, che invece hanno registrato una diminuzione dello 0,6%. Si tratta del primo calo da agosto.

In dettaglio, le vendite di alimentari hanno subito un calo dell’1,9%, mentre altri settori hanno visto un incremento dello 0,3%. Su base annuale, l’indice ha mostrato un aumento dell’1,1%, meno marcato rispetto al +1,6% di ottobre. Per il 2025, si prevede una crescita del 2,4%, leggermente superiore all’inflazione media del 2,2%. Di conseguenza, il consumo delle famiglie tedesche rimane stagnante in termini reali.

Delusione anche per i dati sulla disoccupazione in dicembre, aumentata al 6,2%, con un incremento di 23.000 unità su base mensile e di 101.000 su base annua. In media, per il 2025, la disoccupazione è stata stimata al 6,3% (+0,3%), il livello più alto dal 2013. Nonostante Andreas Nahles, capo della Bundesagentur für Arbeit, affermi che il mercato del lavoro tedesco abbia toccato il fondo, i numeri rimangono preoccupanti. Inoltre, a dicembre, l’inflazione tedesca è stata riveduta al ribasso, passando dal 2,3% all’1,8% su base annua, restando invariata su base mensile.

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Posticipato il possibile aumento dei tassi da parte della BCE

Questi indicatori mostrano che la situazione economica del principale motore europeo rimane debole.

Diventa quindi più complicato per la Banca Centrale Europea (BCE) considerare un aumento dei tassi di interesse nei prossimi mesi. L’inflazione nell’area euro è diminuita dal 2,1% al 2%, colpendo esattamente l’obiettivo. L’inflazione “core”, esclusi energia e beni alimentari freschi, ha anche mostrato una decelerazione, passando dal 2,4% al 2,3%. Non sorprende quindi che anche il rendimento del Bund a due anni sia sceso sotto il 2,10%, riflettendo le aspettative a medio termine sul tasso sui depositi della BCE, fermo al 2% da giugno.

Geopolitica favorevole alla disinflazione nel breve periodo

L’anno nuovo si apre quindi con la prospettiva di un rallentamento nella crescita dei prezzi al consumo, come osservato a dicembre in Germania, Francia e Spagna e, in misura minore, in Italia con un rialzo previsto all’1,2%. Anche la geopolitica gioca un ruolo: gli eventi in Venezuela lasciano presagire un effetto moderatore sui prezzi del petrolio. Attualmente, il gas europeo è scambiato a 28,75 euro per megawattora alla Borsa di Amsterdam, contro i 45 euro di un anno fa. Un possibile accordo di pace tra Russia e Ucraina potrebbe attenuare ulteriori tensioni sul mercato e diminuire la domanda.

Con il rendimento del Bund ai minimi da inizio dicembre, anche i titoli decennali italiani segnano il minimo degli ultimi un mese e mezzo con il 3,44-45% rispetto al 3,50-51% della Francia.

La stabilità dello spread indica che il mercato valuta positivamente l’impatto della politica monetaria della BCE sui conti pubblici italiani a medio termine. Non si registra al momento una corsa verso i bond “core” come quelli tedeschi. In caso contrario, anche i BTP italiani stanno diventando meno percepiti come appartenenti alla “semi-periferia” dell’unione monetaria.

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giuseppe.timpone@investireoggi.it 

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