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Tesoro Nascosto nelle Cassette di Sicurezza: Potenziale Boom per l’Economia!

Cassette di sicurezza: il tesoro nascosto che potrebbe rientrare nell’economia
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Pubblicato da Enzo Conti
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Le cassette di sicurezza contengono un patrimonio occulto che potrebbe essere reintrodotto nell’economia italiana, a vantaggio di tutti i cittadini.

Si tratta di un argomento che emerge periodicamente, ma che, come spesso accade in Italia, non viene mai affrontato direttamente né risolto. Le cassette di sicurezza nel nostro paese sono attualmente stimate attorno al milione, un calo rispetto ai 1,5 milioni di qualche anno fa. Queste si trovano sia nelle banche che presso gli istituti privati che offrono il servizio di custodia. Il costo medio di una cassetta di sicurezza varia tra i 15 e i 30 euro al mese, ma può arrivare fino a 150 euro per i modelli più grandi.

Cassette di sicurezza: un tesoro nascosto di centinaia di miliardi

È fondamentale distinguere tra i soldi depositati in un conto bancario e quelli custoditi nelle cassette di sicurezza. I primi possono essere persi in caso di fallimento dell’istituto bancario, nonostante siano garantiti fino a 100.000 euro dal Fondo interbancario di tutela dei depositi.

I secondi, invece, rimangono sempre di proprietà del titolare e possono essere persi solo in caso di furto o danni, come quelli causati da un’esplosione. La banca si limita a custodire il contenuto senza mai appropriarsene, neanche temporaneamente.

Le stime suggeriscono che il valore complessivo custodito nelle cassette di sicurezza italiane si aggiri tra i 150 e i 200 miliardi di euro. Questi dati sono stati menzionati in passato dall’ex procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco. Non si tratta solo di denaro contante, ma anche di gioielli, lingotti d’oro, monete, orologi di lusso, opere d’arte, testamenti, ecc. Questi beni non devono per forza essere il risultato di attività illecite o evasione fiscale.

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Motivazioni di sicurezza possono spingere una famiglia a depositare i propri valori in queste strutture, evitando così rischi a casa propria.

Scudo penale e fiscale per la legalizzazione

Tuttavia, è vero anche che spesso le cassette di sicurezza contengono beni e denaro derivanti da attività illecite o, quanto meno, da evasione fiscale. Questi beni rimangono immobilizzati per anni, impossibili da reintrodurre nell’economia “pulita”. Questo comporta un danno doppio per il Paese: nessuna tassazione su questi beni e nessuna penalità per i reati eventualmente associati, mentre il mercato è privato di capitali che potrebbero essere impiegati produttivamente. L’inazione legislativa rivela un’incapacità di agire.

Esiste un modo per liberare parte di questi beni dalle cassette di sicurezza a vantaggio di tutti? Da anni si discute di “scudare” questi beni grazie ad un accordo tra lo stato e i proprietari: lo stato applicherebbe un’imposta ridotta sui beni dichiarati in cambio di una non procedibilità penale e fiscale. Supponendo che almeno metà dei 200 miliardi stimati derivi da attività illecite e che lo stato imponga un’aliquota del 10% per la loro emersione, lo stato potrebbe incassare fino a 10 miliardi in una tantum.

Fondi che, continuando a mostrarsi intransigente, non vedrà mai.

Maggiore circolazione di capitali

Una decina di miliardi potrebbe finanziare la riduzione del debito pubblico o il finanziamento di settori come la sanità, l’educazione, gli investimenti in infrastrutture e quel riarmo tanto desiderato e sempre rimandato per mancanza di risorse. Ma il vero beneficio non sarebbe solo questo. Aprire le cassette di sicurezza potrebbe permettere all’Italia di beneficiare di decine, se non centinaia, di miliardi di capitali aggiuntivi da investire. Fondi che verrebbero monitorati dalle autorità e che potrebbero essere investiti in borsa, nel mercato dei titoli di stato, nelle attività imprenditoriali o nel settore immobiliare.

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Perché nessuno ha il coraggio di parlare apertamente delle cassette di sicurezza? La politica italiana è intrappolata da decenni in una retorica vuota e un ipocrita perbenismo. Nessun leader politico sembra disposto a sostenere una proposta che potrebbe essere interpretata come un favore verso ambienti criminali ed evasori. L’idea che i reati potrebbero essere già avvenuti e che la legalizzazione di questi beni potrebbe rappresentare una forma di “riparazione” per i cittadini onesti viene ignorata. La forma prevale sulla sostanza. Immaginate cosa significherebbe riportare in circolazione una ricchezza pari almeno al 4-5% del PIL senza spendere nulla, anzi guadagnando fondi a costo zero.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

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