Accoglienza » News » Banche in crisi? Guadagnano ma non prestano: il dilemma dei tassi alti!

Banche in crisi? Guadagnano ma non prestano: il dilemma dei tassi alti!

Le banche guadagnano, ma non prestano: il corto circuito dei tassi alti
News
Foto dell'autore
Pubblicato da Enzo Conti
Aggiornato il :
Le banche italiane hanno registrato notevoli profitti grazie agli elevati tassi d’interesse degli ultimi anni, tuttavia il credito concesso all’economia nazionale ha mostrato un calo.

Il rapporto mensile dell’Associazione Bancaria Italiana, riferito a marzo, evidenzia un incremento del credito al settore privato, salito a 1.442 miliardi di euro rispetto ai 1.430,6 miliardi di febbraio. Anche su base annua, si osserva un aumento, ma focalizzarsi solo sui dati a breve termine potrebbe oscurare la visione d’insieme. Nonostante gli elevati tassi d’interesse di questi anni, le banche italiane non hanno adeguatamente supportato l’economia domestica. I numeri sono chiari: cinque anni fa, prima che la Banca Centrale Europea innalzasse i tassi, i prestiti al settore privato erano pari a 1.454,9 miliardi di euro.

Taglio del credito nonostante l’aumento dei tassi

In effetti, si è verificato un calo in termini assoluti del -0,9% e, in termini reali, questo supera il 20%.

Parallelamente, i depositi dei clienti residenti sono cresciuti da 1.750,6 a 1.864,1 miliardi di euro. In questo contesto, la quota di credito fornito dalle banche italiane è precipitata dall’83% al 77,4%. La situazione è ancora più grave se confrontata al Pil: dal quasi 80% a meno del 64%. Questo non è dovuto a una mancanza di risorse. Grazie ai tassi più alti, le banche hanno accumulato utili per 150 miliardi nel periodo 2022-2025. In borsa, il valore delle loro azioni è aumentato in media del 220% dalla fine del 2021.

Analizzando il differenziale tra gli interessi medi sui prestiti al settore privato e il costo della raccolta, si nota che negli ultimi 5 anni questo è aumentato dal 0,84% all’1,41%. Non è cresciuto quanto ci si aspettava, ma è comunque aumentato, sostenendo i margini d’interesse. Il resto è stato contribuito dai servizi, diventati ormai una componente fondamentale per le banche italiane, come per quelle del resto d’Europa.

LEGGI  CU 2025: Guida Completa su Come Ricevere la Cassa Integrazione

E qui sta il punto: le banche non generano più la maggior parte dei loro profitti semplicemente prestando denaro, ma offrendo servizi ai clienti legati ai pagamenti e agli investimenti.

I servizi come nuovo business

Da uno quarto a un terzo dei ricavi proviene ormai da questa voce del bilancio, che nei paesi del Nord Europa supera già il 40%. Per le banche, si tratta di una transizione verso un modello di business più sicuro: il credito implica un rischio di controparte che spesso nemmeno i tassi più elevati possono bilanciare. Invece, i servizi rappresentano entrate immediate e certe, indipendentemente dall’esito di un investimento. Inoltre, attraggono il cliente in una relazione continua e redditizia.

Tuttavia, al settore privato non arrivano i fondi necessari per investire, acquistare immobili o sostenere consumi duraturi. Questo rappresenta un ostacolo per l’economia italiana, la cui crescita rimane stagnante anche post-pandemia e nonostante i 200 miliardi di investimenti pubblici disponibili attraverso il Pnrr dall’Unione Europea dal 2021 a oggi. Il credito non raggiunge le aree che ne hanno più bisogno, mentre i risparmi in banca finiscono per finanziare altri impieghi senza sfruttare appieno i tassi d’interesse più elevati del mercato.

Il risiko bancario tra vantaggi e rischi

Questa è la principale preoccupazione che porta il governo a monitorare attentamente il risiko bancario attuale.

Da un lato, questo permette un consolidamento del mercato che può migliorare i margini. Tuttavia, l’ultimo scenario desiderabile per il nostro sistema produttivo è che le banche si spostino all’estero e riducano ulteriormente il credito disponibile per la nostra economia. In tal caso, che i tassi siano alti o bassi non farebbe più molta differenza. Il cliente non riceverebbe adeguata assistenza in filiale, a prescindere dalle condizioni di mercato.

LEGGI  Blackout come in Spagna: l'Italia è la prossima?

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Articoli simili

Valuta questo articolo

Lascia un commento