L’azione congiunta storica di Federal Reserve e Banca del Giappone per il supporto allo yen del venerdì 31 luglio si arricchisce di dettagli che la rendono particolarmente rilevante dal punto di vista economico e geopolitico. Gli USA hanno comunicato alla Banca Centrale Europea solo dopo l’azione di aver venduto asset in euro per sostenere la moneta giapponese. Questa notizia è stata discussa sabato in una chiamata tra il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, e la presidente Christine Lagarde. A quanto pare, a Francoforte la notizia non è stata accolta positivamente. Dalla Seconda Guerra Mondiale, era uso che le banche centrali dell’occidente si coordinassero prima di attuare azioni di tale entità.
Operazioni su yen tramite vendita di euro
La scorsa settimana, il costo totale dell’intervento a favore dello yen è stato di circa 13.800 miliardi di yen (87 miliardi di dollari) per il Giappone da solo. Altri pochi miliardi di dollari sono stati spesi dalla FED. Ora scopriamo che la parte americana ha venduto non solo asset in dollari, ma anche in euro. Questa decisione è stata presa per cercare di controllare i rendimenti dei titoli di Stato americani, che sono i più alti dal 2007.
Generalmente, come funziona un intervento a favore dello yen come quello di fine luglio? La banca centrale vende gli asset che ha in bilancio e che sono denominati in un’altra valuta per rafforzare il tasso di cambio. Nello specifico, per aumentare il valore dello yen, è necessario vendere titoli di stato americani (a breve termine). Gli Stati Uniti hanno interesse a che la moneta giapponese si rafforzi, ma senza che ciò avvenga a discapito dei propri bond. Il Giappone è il maggiore creditore degli USA e se iniziasse a vendere massivamente i Treasury, ciò potrebbe far salire ancora di più i rendimenti.
Fermata la caduta del cambio (per ora)
Una soluzione intermedia è stata trovata: l’intervento della FED a favore dello yen ha incluso la vendita di titoli in euro. In questo modo, gli USA hanno ottenuto lo stesso risultato senza penalizzare troppo i propri Treasury. Ovviamente, questo ha irritato la BCE per due motivi principali. Il primo è che non era stata informata in anticipo dell’operazione, violando un codice di condotta comune tra le principali banche centrali mondiali. In secondo luogo, questo intervento ha influenzato i bond dell’area euro e il cambio dell’euro stesso in un momento in cui Francoforte cerca di combattere l’inflazione e avrebbe bisogno di una moneta più forte per ridurre i costi delle importazioni.
Per ora, l’intervento ha arrestato la caduta dello yen, il cui cambio contro il dollaro aveva toccato i minimi degli ultimi 40 anni a 164:1. Dopo l’operazione, il tasso è sceso a poco più di 156, per poi risalire leggermente a circa 158,50. È difficile prevedere se questo sarà sufficiente per stabilizzare definitivamente il cambio. Per ora, sta dando tempo alla Banca del Giappone, che probabilmente dovrà aumentare i tassi di interesse dall’1% a cui erano stati portati a giugno.
Messaggio negativo per l’euro
Il messaggio per l’Europa è negativo. Il suo principale alleato non ha ritenuto necessario informarla di un intervento, seppur limitato, a sostegno dello yen. Anche se l’intervento non ha avuto un impatto significativo sui rendimenti in euro – e se lo avesse avuto, l’effetto sarebbe stato molto temporaneo – rimane il rischio percepito di una superpotenza che indica di non coordinarsi con nessuno in caso di necessità di operazioni finanziarie straordinarie con potenziali grandi impatti sui mercati.
L’euro è stato utilizzato come strumento di scambio da Washington. Questo deve essere un ulteriore campanello d’allarme per Bruxelles, dove le istituzioni comunitarie devono prendere atto di essere considerate più oggetto di scambi che protagonisti sulla scena internazionale. L’episodio, per quanto non enorme – stiamo parlando di un importo probabilmente nell’ordine di qualche miliardo di euro – non deve essere esagerato. Dopotutto, nel mercato forex, le transazioni quotidiane tra euro e dollari ammontano in media a più di $2.000 miliardi. Tuttavia, il segnale che viene inviato è ciò che conta: l’euro può essere utilizzato all’occorrenza da una potenza esterna per i propri interessi e senza preavviso.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
Articoli simili
- Giappone rimpatria capitali dagli USA: lo yen raggiunge massimi di 18 mesi!
- Fine dell’era del denaro gratis, Giappone alza i tassi all’1%!
- Oltre 15.000 euro per questa moneta da 2 euro: la straordinaria storia di questa moneta rara che potrebbe essere nel vostro portafoglio
- Tassi Giappone Fermi nonostante Inflazione Oltre 3%: Il Rischio Takaichi
- Tassi a Giugno in Giappone: l’Incertezza Cresce Dopo i Dati sull’Inflazione

Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



