Nel 2025, i consumi in Italia hanno registrato un aumento dell’1% in termini di volume, raggiungendo un valore di 1.260 miliardi di euro. Questa cifra include le spese delle organizzazioni no-profit e dei turisti stranieri. Ciò che spesso non si realizza è che, per decenni, la spesa complessiva ha visto un netto spostamento verso i servizi, che ora rappresentano circa 710 miliardi di euro rispetto ai 550 miliardi dei beni, pari al 56,3% e al 43,7% del totale, rispettivamente.
La spesa degli italiani
Cosa significa questo in pratica? La maggior parte della spesa degli italiani non è per prodotti tangibili come cibo, elettrodomestici, bevande o vestiti.
La spesa si orienta verso beni “invisibili” quali l’affitto di immobili, le quote condominiali, le bollette di luce, gas e acqua, gli abbonamenti a servizi televisivi a pagamento, palestre, biglietti per il cinema o concerti, ecc.
Questo non è un fenomeno esclusivo dell’Italia. Al contrario, è una caratteristica comune a tutte le economie avanzate del mondo. Quando i cittadini di un paese spendono più in servizi che in beni, ciò è considerato uno degli indicatori più affidabili di un alto standard di benessere. Perché? Indica che l’economia nazionale si è evoluta al punto da distaccarsi dalle produzioni e dai consumi tradizionali, orientandosi verso nuovi tipi di spesa più “sofisticati”.
Infatti, quando un’economia si evolve, si parla di “terziarizzazione”, e il peso dell’industria nel Pil tende a diminuire. Questo è spesso descritto dai media finanziari come una prova della sconfitta dell’Occidente di fronte alla globalizzazione, ma non è necessariamente così, o almeno non è questo l’indicatore che lo dimostra.
Stabilità alimentare, aumento delle spese fisse
L’anno di svolta è stato il 2001, quando per la prima volta i consumi italiani in servizi hanno superato quelli in beni. Per esempio, nel 1995 i servizi rappresentavano ancora il 46% contro il 54% dei beni, che assorbivano il 54% del Pil. Questa percentuale è rimasta più o meno stabile, così come è rimasta stabile la spesa in generi alimentari e bevande non alcoliche, ancora al 17% del totale. Tuttavia, in volume, oggi le famiglie spendono il 5,1% in meno per l’alimentazione rispetto a 30 anni fa, non perché siano più povere, ma perché sono cambiate le priorità di spesa.
Tuttavia, i dettagli spesso nascondono realtà significative. Le cosiddette “spese fisse” (affitto, bollette, carburante, ecc.) hanno guadagnato importanza, rappresentando il 42,2% del budget rispetto al 32% del 1995. E questo fenomeno potrebbe essere più strutturale di quanto si pensi. È vero che i redditi reali degli italiani sono diminuiti negli ultimi decenni, ma già negli anni Sessanta l’economista americano William Baumol sviluppò una teoria a questo proposito, conosciuta come “malattia di Baumol”.
L’inflazione come fenomeno strutturale
Esaminiamo di cosa si tratta. La produttività nel settore dei beni industriali tende a crescere grazie all’innovazione tecnologica, il che riduce i costi di produzione e i prezzi nel tempo. Per i servizi, la situazione è diversa. Non esiste un modo semplice per un artista di aumentare la produttività nei concerti.
Di conseguenza, anno dopo anno, il prezzo dei biglietti aumenta per compensare maggiormente il lavoro e coprire tutti gli altri costi. Una società terziarizzata, quindi, tende a essere caratterizzata da un’inflazione sottostante che erode i redditi dei consumatori.
Indipendentemente dalla specifica crisi italiana, le società moderne sono influenzate anche per questo motivo da una crescente insoddisfazione. I loro consumi si spostano sempre più su voci di spesa che tendono ad aumentare, mentre in passato erano concentrati su beni generalmente deflazionistici. Questo fa sentire le persone più povere, mentre quello che cambia è sostanzialmente il paniere dei consumi, sia in Italia che all’estero.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



