Nel mese di giugno, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha ottenuto 8,84 miliardi di euro dall’emissione del BTp Italia Sì (ISIN: IT0005713547), un titolo di stato aggiornato con l’inflazione italiana. L’offerta è stata riservata esclusivamente agli investitori al dettaglio (le famiglie), che hanno partecipato in 281.140 persone, con un investimento medio di quasi 31.500 euro. La domanda persistente tra i risparmiatori è: “è conveniente?”. Prima di dare una risposta, vediamo le principali caratteristiche di questa obbligazione:
- cedola minima garantita: 1,60%
- scadenza: 23 giugno 2031
- prezzo attuale sul mercato: 100,53
- bonus fedeltà: 0,60%
- indice FOI iniziale: 102,23333
È conveniente investire nel BTp Italia Sì? Analisi dei dati
L’investitore percepisce un rendimento del 0,80% ogni sei mesi (1,60% annuo), a prescindere dalle variazioni dell’inflazione italiana.
Questo tasso si aggiunge all’interesse minimo e forma la cedola totale. Come si determina l’inflazione? Essa si calcola attraverso la variazione dell’indice dei prezzi al consumo FOI (Famiglie di Operai e Impiegati) dell’ISTAT, esclusi i tabacchi. Se al termine del semestre l’indice è superiore al valore iniziale, la percentuale di aumento si aggiunge allo 0,80% garantito. In caso contrario, l’investitore riceverà solamente la cedola minima garantita dello 0,80%.
Punto di pareggio sull’inflazione a 1,80%
Ieri, il BTp Italia Sì era quotato sul Mercato obbligazionario Telematico della Borsa Italiana a 100,53, offrendo un rendimento reale dell’1,49%. Allo stesso tempo, un BTp con scadenza luglio 2031 e cedola fissa offriva il 3,30%. Per decidere quale sia più conveniente, dobbiamo considerare le prospettive future. Per l’investitore sarebbe indifferente scegliere tra i due se l’inflazione italiana media nei prossimi 5 anni si attestasse intorno all’1,80%.
A questo livello, l’obbligazione indicizzata renderebbe esattamente quanto quella a tasso fisso.
L’inflazione italiana a giugno è calata al 3% e difficilmente nei prossimi mesi tornerà ai livelli pre-crisi iraniana, principalmente a causa dell’aumento dei costi energetici. In media, è stata del 2,2% nel primo semestre del 2026. Quanto sarà la cedola pagabile a dicembre? Come spiegato in precedenza, sarà calcolata in base al valore dell’indice FOI al 23 ottobre 2026. Sappiamo che a giugno era 102,8, cioè 0,55% in più rispetto al valore di inizio semestre (23 aprile) per il BTp Italia Sì. Se rimanesse stabile per i prossimi tre mesi, l’investitore otterrebbe una cedola lorda tra 1,3-1,4% (circa 1,20% netta).
L’indice FOI di ottobre sarà superiore o inferiore a quello di aprile?
Questo scenario presuppone che l’inflazione a ottobre rimanga quasi invariata su base annua rispetto a giugno, ovvero che non diminuisca significativamente. È un’ipotesi plausibile, ma non certa. Potremmo vedere un rallentamento verso il 2%, a meno di ulteriori turbolenze. In questo caso, l’indice FOI a fine semestre sarebbe inferiore o uguale al suo valore iniziale, e l’investitore riceverebbe solo la cedola minima dello 0,80%.
La convenienza del BTp Italia Sì, quindi, dipende dall’andamento dell’inflazione italiana nel medio termine.
Se dovessimo decidere in fretta, diremmo che è più probabile che l’inflazione superi l’1,80% previsto dalle quotazioni dell’obbligazione indicizzata, considerando le tensioni geopolitiche e commerciali attuali e una politica economica europea potenzialmente più espansiva a sostegno della crescita. Al contrario, se tali tensioni si attenuassero, il rischio inflazionistico diminuirebbe, rendendo meno attraenti i bond indicizzati.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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