È molto probabile che la Banca Centrale Europea (BCE) proceda a un ulteriore taglio dei tassi di interesse, il settimo negli ultimi 10 mesi, mantenendo la riduzione allo 0,25%. L’euro ha raggiunto livelli record rispetto ad altre valute, calcolato sulla base di una media ponderata delle relazioni commerciali. In particolare, ha toccato il massimo dal tempo dell’invasione russa dell’Ucraina, ovvero negli ultimi 38 mesi. Questo rappresenta una notizia positiva per il mercato dei titoli di stato e dei bond in generale, ancora di più per i titoli italiani dopo l’upgrade a BBB+ con prospettiva stabile da parte di Fitch. Di conseguenza, l’acquisto di BTp si prospetta come un investimento vantaggioso a lungo termine, come vedremo.
Acquistare BTp con la riduzione dei tassi della BCE
Con il rafforzamento del cambio, la BCE può osservare con maggiore ottimismo la riduzione dell’inflazione nei mesi a venire. Ciò permetterà all’istituto di continuare la politica di taglio dei tassi senza timori di errori. Questo sostegno si tradurrà in un impulso per l’economia dell’Eurozona attraverso la domanda interna (consumi, investimenti), fornendo al contempo ai governi un margine maggiore per l’emissione di debito.
Caduta del dollaro dopo un lungo periodo di forza
Nelle ultime settimane si è assistito a un deflusso di capitali dagli Stati Uniti verso l’Europa. Il dollaro si sta deprezzando, perdendo circa il 10% in confronto alle principali valute mondiali dai massimi di gennaio. Questo trend interagisce con i nostri titoli di stato e potrebbe incoraggiare gli investitori istituzionali a riprendere l’acquisto di BTp dopo una lunga pausa iniziata con la grave crisi del debito del 2011. All’epoca, lo spread raggiunse livelli record nell’era dell’euro e rimase elevato per anni successivi.
Anche se lo spread è oggi sotto i 120 punti base, resta il più alto di tutta l’unione monetaria.
Un’opportunità sprecata con la crisi dei debiti sovrani
Il trend negativo dei nostri titoli di stato fu influenzato dalla crisi dell’euro, che di conseguenza spostò l’attenzione del mercato globale verso il dollaro, il quale aveva toccato i minimi storici subito dopo la crisi finanziaria globale. Dopotutto, la crisi era stata generata internamente e il mondo finanziario cercava alternative al sistema americano in crisi. La Federal Reserve fu costretta a ridurre i tassi a zero e a iniettare liquidità attraverso l’acquisto di bond per sostenere i mercati.
L’euro ebbe l’opportunità storica di affermarsi come valuta di riferimento globale, ma sprecò questa chance a causa delle discordie interne tra i governi su questioni di debito, e i salvataggi di Irlanda, Grecia e Portogallo furono tardivi e politicamente dolorosi. Invece di guadagnare fiducia, l’euro divenne un asset da evitare. A un certo punto, la paura che potesse scomparire spinse tutti a disfarsene.
Gli spread salirono alle stelle e si temette per il fallimento di Italia e Spagna.
La BCE rassicurata dalla prudenza fiscale italiana
Fortunatamente, questi tempi sono superati. Ora, l’euro sta riacquistando fiducia e il dollaro si indebolisce, anche se resta forte storicamente. La BCE sa che non può e non deve sprecare questa nuova opportunità di proteggere l’Eurozona dalla frammentazione monetaria, attrattiva per flussi di capitale stabili. La storia ha dimostrato che la stabilità dei prezzi è legata a quella finanziaria. Francoforte sa che non può permettersi un ritorno all’aumento degli spread, ripetendo gli errori di 15 anni fa.
Anche nel 1971, con l’abbandono dell’Accordo di Bretton Woods da parte dell’amministrazione Nixon, ci fu un periodo di tensione finanziaria che l’Europa pagò a caro prezzo. Paesi come l’Italia soffrirono particolarmente, incrociando la crisi petrolifera. La svalutazione e l’inflazione a due cifre divennero la norma per molti anni successivi, rovinando il miracolo economico del dopoguerra. L’Europa reagì solo alla fine del decennio con la creazione di un Sistema Monetario Europeo (SME), precursore dell’euro. Ma allora c’era il comunismo, la Germania era ancora divisa e il dollaro riprese vigore dopo un’iniziale debolezza per mancanza di alternative credibili.
Se la prospettiva di ulteriori tagli dei tassi spinge il mercato a comprare BTp, il meglio si otterrebbe con una politica che indichi chiaramente il sostegno ai bond semi-periferici per armonizzare i rendimenti rispetto a quelli tedeschi. L’epoca del “non siamo qui per chiudere gli spread” è finita. I governi stessi stanno facendo la loro parte. Mentre la Germania si indebita per il riarmo e il potenziamento delle infrastrutture, l’Italia mantiene una politica di prudenza fiscale. Già quest’anno il rapporto deficit/PIL dovrebbe scendere sotto il 3%, un anno prima delle previsioni precedenti di Roma. Nel 2024 è stato del 3,4%, meglio del 3,8% previsto.
Acquistare BTp con la caccia all’euro
Le promozioni delle agenzie di rating non sono casuali. Sembra che siano consapevoli che il vento sia cambiato.
È il turno dell’Europa dopo gli anni dell’America, cresciuta a colpi di debiti e stimoli monetari. C’è una maggiore consapevolezza tra le istituzioni comunitarie su ciò che non si deve più sbagliare. Qualcuno ha parlato di “fine dello spread”. Forse è un’esagerazione. Sembra piuttosto che sia arrivata la fine della crisi di fiducia sui debiti nell’area. Ecco perché acquistare BTp rappresenterebbe un investimento a lungo termine azzeccato. Le tensioni sono alle spalle. I fondi vanno alla caccia di asset in euro e così le banche centrali. Se prima si concentravano sui Bund, ora hanno meno remore sui titoli italiani, che offrono di più. Ha davvero senso rinunciare a un premio per un rischio di credito sempre più teorico che concreto?
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



