Pur essendo l’attenzione mondiale spesso catturata dalle eccentricità del presidente americano Donald Trump, negli Stati Uniti un problema serio sta aggravando la sua presenza con implicazioni ampie sul sistema finanziario mondiale: il debito pubblico. Il solo debito federale raggiunge i 39.300 miliardi di dollari, avvicinandosi pericolosamente al limite psicologico dei 40.000 miliardi, o 40 “trilioni” secondo il sistema di conteggio anglosassone. Pochi sono a conoscenza che a questa cifra si devono aggiungere altri 6.100 miliardi di dollari di passività statali e locali, portando il totale del debito americano a 45.500 miliardi. Questo rappresenta circa il 143% del PIL, superando il 137% dell’Italia.
Interessi in aumento sul debito statunitense
Ma, dopotutto, parliamo degli Stati Uniti.
Un’affermazione che ancora detiene una certa veridicità, soprattutto osservando i rating. Moody’s assegna ai titoli di stato USA la valutazione massima di Aa1, mentre i BTp italiani sono valutati Baa2. Molto si potrebbe discutere su queste valutazioni, che riflettono realtà diverse e sono influenzate dal potere di Washington. Ciò nonostante, il debito federale statunitense è raddoppiato in un decennio. In rapporto al PIL, l’aumento è stato meno drastico a causa di un’inflazione in crescita negli ultimi anni. Tuttavia, il debito supera oggi il 123% rispetto a meno del 105% del 2016.
Il vero problema del debito che continua ad aumentare è che gli Stati Uniti non mostrano segni di voler rallentare. Anzi, sembrano intenzionati a favorire gli investimenti pubblici per spingere la crescita economica. Il deficit si attesta stabilmente tra il 6-7% del PIL ogni anno, anche in tempi relativamente positivi. Immaginate cosa potrebbe succedere con una recessione, che prima o poi arriverà. Intanto, la spesa per gli interessi è quasi triplicata dal 2019, raggiungendo i 970 miliardi netti nel 2025, superando addirittura la spesa del Pentagono, un segnale di allarme per la sostenibilità dell'”impero” militare.
Rifugio sicuro per i capitali globali
L’ampio debito statunitense riflette anche un’unica situazione del mercato dei capitali globali. Siamo portati a pensare che il denaro si sposti liberamente tra le nazioni basandosi solo su dinamiche economiche. La realtà è ben diversa. Gli Stati Uniti continuano ad essere una grande piscina di risparmio globale, dove la maggior parte della liquidità mondiale è diretta non solo in cerca di rendimenti, ma anche di sicurezza, da tensioni geopolitiche e finanziarie.
Ed è qui che la discussione diventa intrigante: gli USA sono un “porto sicuro” per i capitali come unica superpotenza mondiale. Sono una superpotenza perché investono massicciamente in armamenti. In sostanza, il loro debito, che finanzia anche la supremazia militare, diventa essenziale per offrire protezione ai capitali in cerca di sicurezza. Questo sistema funziona fino a quando i costi di questa politica non superano i benefici, cosa che sta iniziando a verificarsi ultimamente con l’aumento degli interessi, dell’inflazione e del debito stesso.
Il privilegio esorbitante non è più sufficiente
Il problema principale non è l’incapacità di finanziare deficit sempre crescenti, cosa impossibile per qualsiasi altra economia. Gli Stati Uniti sono un’eccezione grazie al loro “privilegio esorbitante”. Tuttavia, il loro debito sta raggiungendo dimensioni così enormi che il resto del mondo fatica ad assorbirlo. Non è tanto una questione di fiducia in calo verso Washington; il problema è che servono troppi dollari per coprire questi disavanzi, che ora rappresentano quasi il 2% del PIL mondiale, considerando anche che un altro 10% deve essere costantemente esposto verso il Tesoro USA per rifinanziare le scadenze.
Non esistono alternative ai Treasury in termini di affidabilità e liquidità. Chi desidera possedere asset sicuri e facilmente liquidabili, deve acquistarli. Sono necessari anche per mantenere adeguate le riserve valutarie per l’acquisto di materie prime. Il rischio sovrano viene ignorato. Parlando francamente: se gli USA fallissero sul loro debito, cosa resterebbe in piedi nei mercati internazionali? Questo non significa che il governo americano possa procrastinare all’infinito. Rendere scontenti gli alleati con politiche commerciali protezioniste e minacciando la loro sicurezza militare aumenta la consapevolezza della necessità di trovare alternative nell’impiego dei capitali.
Previsto un forte aumento del debito USA nei prossimi decenni
L’Europa non ha un mercato paragonabile a quello americano per dimensioni e liquidità, essendo troppo frammentata internamente dai confini nazionali. L’euro digitale, che mira a competere con giganti dei pagamenti americani come MasterCard, Visa e PayPal, potrebbe mostrare alcuni risultati tangibili solo dopo diversi anni. Tuttavia, maltrattare i creditori dell’America non sembra una strategia lungimirante. Oggi, essi non sono in grado di reagire concretamente, tanto è vero che i governi vacillano anche di fronte agli insulti di Trump. In futuro, le cose potrebbero cambiare. Sarà una questione di decenni, non di anni. E se nel frattempo il debito USA dovesse esplodere al 180% come previsto dal Congressional Budget Office entro 30 anni, ciò potrebbe rappresentare seri problemi per la superpotenza.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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